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martedì 23 maggio 2017

^Sigh^Look! Corto - Sulle rotte del disincanto prattiano



Sto leggendo il saggio di Boris Battaglia su Corto Maltese, a 50 anni dal suo esordio editoriale.
Oltre a offrire spunti trasversali all'opera di Hugo Pratt, Boris porta avanti un suo discorso sul fumetto che non mi è mai sembrato così chiaro come in questo caso. Per esempio quando afferma, a conclusione del primo ragionamento, che

Possiamo azzardarci a dire, contraddicendo Korzybski, che il fumetto è l’unico sistema narrativo in cui la mappa è il territorio. 
Oppure quando prosegue dicendo che
anche quando una storia a fumetti è raccontata concatenando i suoi eventi in progressione lineare, non c’è nessun vincolo ineluttabile tra quegli eventi. Come abbiamo visto, i segni e i fatti che la raccontano sono irreversibili, ma non c’è nulla di inevitabile nelle storie, né di temporalmente determinato. 


Il resto è da leggersi nel piccolo ma denso libro Corto, Sulle rotte del disincanto prattiano, pubblicato da Armillaria. Ma se non siete ancora convinti, potete leggere un estratto in anteprima del primo capitolo qui sotto.




lunedì 20 maggio 2013

^Sigh^Look! - Beta




Prima un’ammissione.
Faccio parte di quella generazione che è cresciuta guardando gli scontri tra robot alla televisione. Ricordo ancora con un misto di eccitazione e paura la parte iniziale di una pellicola, da guardare magicamente su proiettore (prima delle vhs, prima del dvd), in cui la navicella spaziale di Actarus atterra all’interno di una folta foresta. Prima delle immagini, il mio ricordo è legato ai suoni, così diversi quelli del proiettore, rispetto alla piccola televisione cui ero abituato.
Avevo le mie teorie. Per esempio non sopportavo l’incoerenza della distruzione senza conseguenze: per me, se Goldrake perdeva un pugno in battaglia, nella scena successiva doveva rimanere senza un braccio. Non sempre accadeva, non in tutti i cartoni animati sui robot. Poi, la coerenza interna e le difficoltà. Se eri un giovane pilota, non tutto poteva filare liscio. Il cattivo intelligente era quello che ostacolava la composizione dei componenti. Amavo Jeeg. Era l’unica cosa di cui ero certo.
Gundam per me rappresentò la fine. Non c’erano gli scontri diretti cui ero abituato, non un singolo grande robot per cui tifare. Ecco, quel tipo di complessità e di evoluzione non faceva per me.

Non sapevo nulla dei cartoni animati giapponesi. Non che si chiamavano anime, non che la maggior parte di essi proveniva dai manga. E in adolescenza, tarda adolescenza per me, non passai nostalgicamente al fumetto dei miei eroi del passato. Solo oggi che ho due figli piccoli c’è stato un breve quanto inconsistente ritorno ai robot. I miei figli preferiscono Peppa Pig e I Pinguini di Madagascar. Certo, rivedendo oggi Goldrake, va detto, mi colpiscono la durezza mostruosa degli invasori, e la violenza psicologica della narrazione. Di questo mi sono nutrito da bambino. Una mostruosa e conturbante contrapposizione di forze del bene e del male, senza soluzione di continuità. E di religione cattolica. C’è da averne per una decina di vite di analisi, per riuscire a superare quei traumi.



Un ottimo pretesto di analisi è Beta, di Luca Genovese e Luca Vanzella. La coppia lavora insieme da sempre (ed è tanto, ed è poco). Ho sempre seguito il loro lavoro, ma mai avrei immaginato che fossero giunti a una tale capacità di sintesi e avessero maturato un’abilità narrativa così sofisticata e felice.
Beta è una storia sui robottoni nagaiani, ma non solo. Dei rituali mecha c’è tutto. Se leggi il primo capitolo la cosa è talmente evidente da risultare quasi deludente. Fosse finita lì, la storia - e l’ambizione - di Vanzella e Genovese, avremmo letto solo e semplicemente un riuscito omaggio. Ma per fortuna arriva il secondo capitolo, che con l’accordo di Michele Foschini di Bao Publishing e degli autori, presentiamo nella sua interezza in questa anteprima. È in questo secondo capitolo, che segue un tradizionale quanto disastroso scontro a fuoco tra robot “buoni e cattivi” (primo capitolo), che si pongono le basi per una storia complessa, multiforme e dai molteplici piani di lettura. Romanticismo, fantapolitica, fantascienza, ironia, parodia, avventura, introspezione, … tutto questo è Beta. Una straordinaria sintesi di generi e idee con una sensibilità tutta europea, e che arriva a trascendere la sua origine e le sue radici per dare forma semplicemente a una grande storia.
Beta è composto di due volumi, in formato tankabon. Ha richiesto più di due anni di lavoro, e rappresenta per me,  oggi un punto di non ritorno importante per il fumetto di avventura italiano, dove popolare e autoriale si fondono “per sempre”, mi verrebbe da dire. Alla faccia delle categorie e dei luoghi comuni.
A giorni, su LoSpazioBianco.it, verrà pubblicata una mia intervista agli autori e all’editore. Lo segnalerò. Intanto l’anteprima, da leggere senza pregiudizi.
Il fumetto è vivo! 




info: beta vol.1 e vol. 2 sul sito di bao publishing
        blog di luca vanzella
        blog di luca genovese

mercoledì 10 aprile 2013

^Sigh^Look! Banda Putiferio, Fui feto



Se cinema e fumetto sono gli eterni innamorati (con continui inseguimenti e scambi di ruolo), fumetto e musica vivono un rapporto ben più complicato e lontano, con improvvisi avvicinamenti, che raramente offrono momenti convincenti. Il fumetto vive il silenzio su carta, e rappresentarvi la musica (e il mondo sonoro) è affare non facile, una vera sfida per gli autori. Al contempo, la musica vive spesso di assenza di immagini, di chiusura di occhi (esperienza che la youtube invasion non riuscirà mai a sopraffare, o almeno spero).
Raramente, fumetto e musica nascono come progetti comuni. E quando questo avviene, si ha spesso l'impressione che, comunque sia, uno sia prevalente sull'altro, quasi uno fosse il fratello minore dell'altro. I due casi di cui vi parlo (oggi e tra qualche giorno) non fanno eccezioni.

Nel giro di un paio di anni, sono usciti due progetti simili per idee e (in parte) per autori coinvolti. Il primo è il disco/libro a fumetti della Banda Putiferio Il paradiso delle trottole (ed. Tunué, qui un'intervista di presentazione del lavoro su LoSpazioBianco.it). Ne aveva parlato Harry qui. In quell'articolo, Harry citava la storia Fui feto, interpretazione a fumetti di Akab su un monologo di Antonio Rezza. Fui feto resta ancora oggi, a mio avviso, uno degli episodi più significativi del disco/libro, e forse inaspettatamente. Certamente è il più agghiacciante e stimolante. Una vera sovversione di ogni istinto di vita. Dove emerge, nella lettura di Akab, un'interpretazione, un'idea che va oltre la riproposta didascalica.
Il disco della Banda Putiferio, dopo un anno di ascolti ripetuti, mi sorprende in positivo per due ragioni: la forza della narrazione arriva nel tempo, e questo è un grande pregio in un panorama musicale sempre più usa e getta; alcuni dei brani contenuti sono diventati la passione dei miei due figli Gabo e Cecio (di 7 e 3 anni).
Purtroppo, devo dirlo, il lavoro della Banda Putiferio risente enormemente dei piccoli mezzi di produzione, sul piano degli arrangiamenti (non sempre ben calibrati) e soprattutto sul piano della "confezione acustica" del prodotto finito, con un mixaggio incerto e, spesso, mal disegnato.
Per la forza del fato (Fui fato!) Akab è anche il ponte che collega questo lavoro a un altro di uguale impostazione (disco più libro a fumetti), quel Canzoniere Illustrato di Daniele Sepe che è stato tra i primi lavori di cui avrei dovuto parlare su ^S^Christmas e che arriva solo ora (o meglio, tra qualche giorno).
Iniziamo oggi con la Banda Putiferio, e Fui Feto di Akab.





Con la presentazione del Canzoniere Illustrato di Daniele Sepe su youtube, ci diamo invece appuntamento a tra pochi giorni per la seconda parte di questa breve riflessione su musica e fumetto.


lunedì 4 marzo 2013

^Sigh^Look! - Grendel, Ecco il diavolo




Matt Wagner è un autore che fatico a capire.
Sempre sul filo tra approccio mainstream e autoriale. Ha scritto (e disegnato) per importanti case editrici statunitensi, ha creato propri personaggi (ricordo tra gli altri, Mage) e ha sviluppato un personaggio come Grendel che ha superato nel tempo le premesse stesse su cui è nato. Tutto questo, senza mai perdere di identità.

Matt Wagner è anche diventato estremamente razionale e distaccato rispetto al medium fumetto. La sua abilità tecnica, conquistata in anni di impegno (ammettiamolo, non è un puro talento grafico), è diventata sempre più liturgica ed estetica. Ha rielaborato molti cliché narrativi tipici dei comics di supereroi, per costruire un suo stile fatto di scelte anticonvenzionali, e quindi, spesso un po’ scomode. Ma sempre eleganti e di ampio respiro. E consapevoli. E a volte fin troppo necessarie, per i tempi in cui sono apparse.
Matt Wagner è un autore che sento freddo. Ed è un paradosso enorme, se mettiamo questa sensazione in collegamento con i temi che da sempre ha affrontato sul suo Grendel: amore, violenza, morte, vendetta, moralità (o la sua assenza). La sua freddezza mi suscita fastidio. E riflettendo, e tornandoci su lettura dopo lettura, capisco che questo risultato è proprio quello che ha voluto creare. E la sua figura di autore ne esce vincente e solida.
Nel paradosso tra freddezza tecnica e cinica, e calore dei temi trattati, ci avviciniamo a comprendere il suo successo e la sua grandezza nel fumetto popolare statunitense. Pensiamo a Grendel. Esso nasce come aberrazione antieroica dei supereroi tradizionali, e diventa simbolo ultra-storico della violenza nel mondo. Un concetto piccolo che esplode. Esasperato dalla cura di Wagner ma anche di tanti altri autori ricchi di talento che ha saputo coinvolgere nello sviluppo di questa simbologia (ricordo per bravura e nostalgia, il duo Darko Macan e Edvin Biukovic), Grendel ha mutato forma molte volte, spiazzando il lettore e diventando, in ultima analisi, un perfetto gioco meta-comunicativo adattabile alle più disparate possibilità narrative.
Da parte mia, quindi, c’è un grande interesse per l’autore e il suo personaggio, che rimane in qualche modo sfuggente e idiosincratico.
   


Panini Comics riprende il personaggio in un progetto che prevede la pubblicazione di tutte le vicende sin qui realizzate. Per avere un quadro più ampio e completo dell’iniziativa, devi solo collegarti a LoSpazioBianco.it, per leggere un’analisi del personaggio e l’intervista ad Antonio Solinas (editor del progetto insieme all’amico Nicola Peruzzi) a cura di David Padovani.
Di seguito, invece, grazie alla disponibilità dell’editore, puoi leggere in esclusiva un bello stralcio di Grendel, Ecco il Diavolo, episodio inedito della saga del personaggio, in uscita in questi giorni in libreria. Si tratta della parte centrale della storia e credo rappresenti perfettamente non solo il cuore della vicenda narrata, ma anche tutti gli aspetti tecnico-narrativi cui ho accennato sopra (dai ritmi, alle scelte visive, alla stratificazione delle voci, ecc.).
Mentre ti avvicini a queste pagine, sentirai una serie di punti di domanda imporsi nella tua mente. Non dipendono solo dal fatto di entrare in una vicenda già avviata (come detto, proponiamo una sequenza centrale di Ecco il Diavolo), ma anche e soprattutto da come Matt Wagner ha negli anni dato forma al suo personaggio, multiplo, ambivalente, misterioso e inspiegabile. Credo che in queste incertezze si nasconda la sua ferocia e la sua forza evocativa. Non spaventarti e seguine le tracce.
Il fumetto è vivo!



info: articolo di David Padovani su LoSpazioBianco.it
       intervista a Antonio Solinas su LoSpazioBianco.it
       presentazione del progetto sul sito di Panini Comics
       un mio vecchio articolo su Grendel per LoSpazioBianco.it

giovedì 28 febbraio 2013

^Sigh^Look! Grendel (anteprima)



Quando sono troppo impegnato, è bene dare segnali di vita.
Ecco quindi l'anticipazione che, a breve, pubblicherò una nuova uscita di ^Sigh^Look! con al centro Grendel, il personaggio di Matt Wagner che proprio oggi torna a vedere la luce nelle librerie italiane con Panini Comics (e la cura editoriale degli amici Antonio Solinas e Nicola Peruzzi).
In questi giorni, tra l'altro, LoSpazioBianco pubblicherà un approfondimento sul personaggio a cura di David Padovani.
Su ^S^Comics! potrai leggere in esclusiva un estratto significativo del volume Ecco il Diavolo. Tutto è pronto, manca solo il mio articolo di presentazione.
Tempo.

lunedì 4 febbraio 2013

^Sigh^Look! - Zigo Stella




Incontro Maurizio Rosenzweig in un bar a Milano, in zona Sant'Agostino.
Non ci vediamo da qualche tempo. Mi dice, mi spiace che ti sei perso l’uscita di Zigo Stella.
Mi giustifico goffamente, dicendo alcune goffe verità. La vita si muove a cerchi concentrici.
C’è un debito che ci lega. Una cosa che avrebbe dovuto fare per me e che non ha mai fatto. Lo rassicuro. Sento che lo convinco. Siamo più o meno pari.
E parliamo di quello che davvero ci interessa. La vita. A volte, i fumetti.
Maurizio è forte e delicato. Astratto e concreto. Queste contraddizioni sono quel che osservo della sua vita, nei nostri incontri, e quello che emerge dai suoi lavori. Non so molto di più di questo, se non la luce audace e timorosa dei suoi occhi.
Amo le contraddizioni. La vita è una moltitudine di noiose solitudini senza di esse.
Zigo Stella è il lavoro monumentale che Maurizio ha pubblicato più di due anni fa per Edizioni BD.
È una storia sofisticata e ricca, sia dal punto di vista visivo che concettuale. Un’esplorazione delle possibilità espressive della meta-narrazione, e un condensato di buona parte di quello che l’autore sa del fumetto e delle sue passioni. Potremmo dire sesso, fumetto e rock'n'roll, senza cadute di stile, con ironia, sensibilità (ci trovi dentro, tra le pagine, una dolcissima riflessione sull’amore), pura inventiva. Creatività al servizio di una mente sveglia e in continua ricerca.



Maurizio osserva, analizza, esplora, rielabora, inventa. Un approccio chiaramente teorico si risolve in azione, nella pratica del disegno, nella concretezza del tratto. Astrazione e mestiere. Un esempio, il più eclatante: la narrazione di Zigo Stella avviene secondo tutti i possibili movimenti principali che un libro consente: da sinistra a destra (lettura occidentale), dall’alto al basso, da destra a sinistra (lettura orientale, come in un manga), e dal basso all’alto (non è vero, è ancora dall'alto al basso, con il libro in verticale, ma in verso speculare rispetto a prima), per tornare all’origine. Un secondo esempio: ogni segno, parola e logo presente nel libro è stato realizzato a mano da Maurizio. Che sceglie spesso di mantenere le tavole sporche, lasciando i segni a matita sotto la china, ricordandoci costantemente il lavoro che l’autore ha fatto per arrivare al risultato finale. Come si può capire, sono tutte scelte meta-narrative: mentre raccontano, ci ricordano che siamo di fronte a un lavoro espressivo, e ci portano a riflette sulla sua forma, sui suoi obiettivi, sul suo linguaggio. Questa cura, insieme a molte altre invenzioni che si inseriscono come flash, arricchisce una storia semplice ma non lineare.
C’è perfino troppo, forse, in queste pagine. E c’è molta bellezza, energia ed estro. Caratteristiche che non sempre aiutano il lettore a seguire la storia, che rischia a volte di perdersi nell'osservazione dei particolari, o di muoversi con la mente in mille direzioni, a ripescare riferimenti da letture passate (ne cito solo due, Blatta dell’amico Alberto Ponticelli; i rattodonti del Bone di Jeff Smith). Al punto che a volte ti soffermi a chiederti qual è il motivo di quella scelta, per la funzione che ricopre nella storia. E al di là degli specifici collegamenti che di volta in volta emergono, quello che sempre sostiene il viaggio (perché di viaggio si tratta) è l’energia vitale della creatività e la pura libertà espressiva. Maurizio gioca con la sua matita e la sua china, con i suoi strumenti del mestiere. Devi solo fidarti, stare al gioco e divertirti.


In questa ricca anteprima, Maurizio e io abbiamo concordato sulla difficoltà di trovare una sequenza che fosse davvero rappresentativa di Zigo Stella. Troppi i cambi di stile, le invenzioni, le derive narrative. Troppo mimetizzato il protagonista, per emergere in una sezione specifica. Abbiamo quindi scelto di presentare una lunga sequenza centrale, che offre numerosi spunti, e una più breve sequenza finale, che porta alla conclusione del racconto, e che mette in piena luce la vocazione pienamente meta-fumettistica di Zigo Stella. 
Generoso. Ecco, Maurizio è un autore generoso, in tutto quello che fa.
Il fumetto è vivo!

^Sigh^Look! - Presentazione

(c) chris ware

Prende il via oggi una (non)rubrica su ^Sigh^Comics! Si chiama ^Sigh^Look! e non è altro che la naturale evoluzione di ^Sigh^Christmas!
Una brevissima storia per gli smemorati.
^Sigh^Christmas! è nata come iniziativa speciale, natalizia, per offrire ai lettori di questo piccolo blog delle anteprime importanti (secondo il mio parziale punto di vista) e in ogni caso stimolanti del fumetto contemporaneo. In ogni uscita di quest'anno, alcune sezioni in anteprima assoluta di un fumetto che amo per le ragioni più disparate e che cerco di raccontare nelle presentazioni.
Eravamo in dirittura d'arrivo, con l'anticipato progetto di Daniele Sepe, che sarebbe dovuto essere l'ultimo di quest'anno. Poi l'anteprima di Sepe è slittata, per ragioni organizzative, come si dice, e nel frattempo ho parlato a lungo con Maurizio Rosenzweig, e ho avuto modo di leggere il suo Zigo Stella. Ed ecco che la conclusione di ^Sigh^Christmas! non è più arrivata, e le cose sono un po' cambiate.
Siccome trovo abbastanza ridicolo continuare a pubblicare delle anteprime sotto il nome di ^Sigh^Christmas! in febbraio, e poiché potrebbe succedere nel corso di un lungo anno di avere qualche nuova anteprima da pubblicare, nasce una nuova (non)rubrica che si chiama ^Sigh^Look!, ovvero uno sguardo su qualcosa di inedito e stimolante. ^Sigh^Look! inizia subito con Zigo Stella, il lavoro di Maurizio Rosenzweig. E proseguirà a breve con il lavoro di Daniele Sepe.
Ma questa presentazione vuole essere anche un appello. Se qualche autore là fuori ha qualcosa di interessante da proporre, e lo vuole fare nello spirito di questo blog, mi contatti. E vediamo se e come farlo. Mettiamola così, questo non vuole essere un servizio per gli autori o gli editori per promuovere il loro lavoro. Se (solo) questa è la vostra idea, non può funzionare qui. Anche perché le visite di questo piccolo blog non sono certo così alte da essere efficaci in tal senso. Questo spazio vuole essere aperto per promuovere punti di vista nuovi e interessanti sul fumetto, per far conoscere lavori inediti con stralci significativi, che lascino qualcosa di solido al lettore.
Se per l'autore o l'editore che legge tutto questo ha un senso, siete i benvenuti!
Che poi magari vi contatto io, e vi propongo io qualcosa.
Vediamo se ha vita!