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mercoledì 20 marzo 2013

^Sigh^Life! - Digitalizzazione e alimentazione




La digitalizzazione editoriale prosegue a grandi passi. Progressivamente, sempre più libri (di narrativa, a fumetti, …) avranno formato digitale e saranno facilmente scaricabili da internet, a pagamento e, sempre più, con modalità meno lecite.
A differenza della musica, la modalità digitale richiede ai lettori di far proprie diverse abitudini esperienziali nuove. È ovvio, la musica, in qualunque formato sia, la si ascolta più o meno sempre nello stesso modo. La lettura è un’esperienza diversa. Il grande successo dei tablet, oltre a un ovvio implicito legato alla moda del momento, sta di fatto modificando queste abitudini.
La diffusione di musica digitale pirata, oltre a mettere in forte crisi il mercato delle case discografiche che, a mio avviso, hanno guadagnato fin troppo nei precedenti decenni sulle loro produzioni, drogando all'inverosimile il mercato, sta imponendo ai musicisti un cambiamento di prospettiva importantissimo. I soldi per la loro creatività non deriva più dai diritti delle copie di dischi vendute, ma dalla musica dal vivo e da altre forme collaterali di guadagno. Se ci pensi, un cambiamento di prospettiva radicale che può davvero favorire un ritorno a un’esperienza sonora totale, diretta e concreta. Che ha in sé anche un’altra sfida: incidere sulle abitudini culturali del pubblico, in particolare di quello giovane, che vive spesso la musica come un prodotto astratto usa e getta, per lo più legato a un valore commerciale e promozionale (la musica come un elemento di merchandising per promuovere stile, idee commerciali, altri prodotti consumo). Insomma, in ambito musicale, dove la rivoluzione digitale è già matura, la sfida è aperta e, per molti versi, già chiara.
Ma se torniamo nell'ambito dell’editoria, il fantasma della diffusione pirata delle opere ha implicazioni ben diverse. Un autore che non guadagna più dalla pubblicazione dei suoi lavori, da cosa potrà trarre il proprio congruo guadagno per la propria opera? Attraverso innovative performance letterarie? O cosa? Il dubbio mi rimbalza da tempo nella testa. E spiega anche in buona parte la reticenza di molti editori e autori ad aprirsi al mercato digitale. Perché se è vero che la digitalizzazione di prodotti pubblicati su supporto cartaceo è già avviata e tutto sommato relativamente semplice, il fatto di mettere a disposizione del mercato un prodotto già digitalizzato velocizza in modo esponenziale tutto il processo.
Esiste un’altra faccia della medaglia. La diffusione digitale di prodotti pirati e quindi gratuiti può favorire la scoperta di moltissime opere di autori poco noti o sconosciuti, proprio in ragione del “rischio” pressoché nullo che vi è legato. Nella musica è già successo. Sta già succedendo. La diffusione gratuita, inoltre, può avere una notevole ricaduta culturale: se manteniamo il sillogismo (certamente da verificare) che gratuità vuol dire maggiore diffusione, è possibile che gli autori nel tempo possano acquisire una visibilità e un peso culturale molto maggiore di oggi (Harry ne aveva in qualche modo accennato qui con una provocazione). Ma in questo ambito, ci ritroviamo di fronte a un grande ostacolo. La diffusione esponenziale di materiale editoriale digitalizzato e gratuito (che elimina il problema della ricerca, dello spazio e del costo) non implica che esso venga realmente letto dal possessore. La lettura rimane un’esperienza rinchiusa in una nicchia. I molteplici eReader saranno una reale occasione per sbloccare questa situazione? Mi rimangono seri dubbi.
Cosa ne pensi?