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giovedì 30 marzo 2017

^Sigh^Life - Bricola 2017



Un piccolo festival per autori indipendenti nel cuore di Milano, al Wow Spazio Fumetto, sabato 1 aprile 2017.
Puoi leggere tutte le informazioni qui.
Dalle ore 15, condurrò un incontro su editoria, nuovi autori e fumetto indipendente:

Stand by me: editori e autoproduttori
L’editoria a fumetti ha spesso trovato nuova linfa e talenti all’interno del mondo delle autoproduzioni. Ma cosa cerca davvero un editore in un fumettista autoprodotto? Come si fa a passare dal “Do It Yourself” alla libreria? Quali i lati positivi e quali i negativi?
Intervengono Caterina Marietti (fondatrice di Bao Publishing), Martoz (autore per MalEdizioni, Canicola Edizioni e tra i realizzatori della rivista autoprodotta Crisma) e Lucio Staiano (fondatore della casa editrice Shockdom).

Sei hai voglia di partecipare e vedere cosa si muove...

martedì 27 settembre 2016

^Sigh^Life! - L'intervista perduta di Sergio Gerasi



Era Lucca Comics and Games 2014.
Nei miei giri tra gli stand avevo incontrato Sergio Gerasi. Presentava per Bao Publishing il suo nuovo lavoro "autoriale" In inverno le mani sapevano di mandarino. Gli chiesi la disponibilità per un'intervista in anteprima. Lessi il libro la sera di giovedì. Venerdì facemmo l'intervista.
Sergio è una persona con la quale è bello chiacchierare. Ha un suo punto di vista sulle cose, è aperto, si mette in gioco, ha una sensibilità rara, ed è molto simpatico.
In inverno le mani sapevano di mandarino è un libro imperfetto ma ricco, frutto di un lavoro di ricerca, che tratta temi a me molto cari, riguardanti la memoria, l'invecchiamento, la perdita di sé, la fiducia... Lavoro da molti anni con persone affette da deterioramento cognitivo. Quel mondo, quel pezzo di umano che sfugge alla vista di molti ma che terrorizza nel silenzio, ha una vitalità e potenza, anche ideativa, che pochi sospettano. Il libro di Sergio mi ha riportato in modo curioso e intelligente quelle sensazioni. Ma soprattutto in quelle pagine Sergio, muovendosi in una sua Milano onirica e, per questo, immaginaria, inconscia, offre molto di sé al lettore, si mostra in un processo di rielaborazione personale. 
Certo, il libro svela anche, ancora, la necessità dell'autore di proteggersi dietro a meccanismi narrativi non sempre chiari. Se dovessi dare un consiglio, e ricordo di averne parlato con lui durante l'intervista, era di trovare una voce più diretta. Ma nessuno può dire meglio dell'autore per quale storia è pronto, a cosa è possibile accedere perché si trasformi in narrazione.
Per inciso, il mio rapporto diretto con Sergio risaliva a qualche anno addietro, durante la prima edizione della 24 Hours Italy Comics, della quale lui fu uno dei protagonisti. In quell'esperienza Sergio si cimentò per la prima volta con il suo "personaggio", che torna in ogni storia "autoriale" che ha fatto finora. Anche di questo parlammo nell'intervista. Fu proprio quella prima occasione che offrì a Sergio l'occasione di cimentarsi con un proprio personaggio, e soprattutto di accendere la scintilla della sua voce "autoriale", che andasse oltre la sua professione di disegnatore di fumetti seriali.
Non so, a distanza di due anni, che riscontro di vendite abbia avuto In inverno le mani sapevano di mandarino. Non ho avuto modo di incontrare nuovamente Sergio in questi due anni. Lo vedo impegnato su Dylan Dog. E spero avremo modo di chiacchierare presto.
Nel frattempo, tuttavia, quell'intervista non ha mai visto la luce, è ancora chiusa in un cassetto, per colpa dei miei molti impegni personali e professionali, che spesso mi tengono lontano dal mondo del fumetto. E il tempo è ormai passato. Quindi questo mio articolo, oltre che un modo per ricordare il suo lavoro, che merita di essere letto, è anche un modo per chiedere scusa per un impegno mancato.
Chissà se Sergio si è dimenticato di questa mia mancanza. La perdita di memoria può essere una tragedia, ma anche una sana benedizione, a volte.

info: In inverno le mani sapevano di mandarino





martedì 19 maggio 2015

Lo Scultore

^Sigh^Score! 5/4

Questa è una storia sulla depressione.
Una storia sul conflitto interiore, che nasce
quando non si è all'altezza delle aspettative
degli altri, della famiglia in primis, e quindi
di se stessi.
Meno faustiano e più vicino a Melancholia
di Lars von Trier, Lo Scultore è una storia
sull'impotenza derivante dal falso sé.
A Jung sarebbe piaciuta molto.
Io mi sono arreso alle sue dinamiche e alla sua
forza. E mi ha rivoltato almeno per un giorno.

info: http://www.baopublishing.it/shop/dettaglio/834-Lo_scultore

mercoledì 6 maggio 2015

Come prima

^Sigh^Score! 5/6

Non sarebbe commuovente se non fosse diretto.
Se non attraversasse la memoria di tutti.
Un'osservazione chiara: "l'impresa eccezionale
è essere normali".
In viaggio sempre, come prima, per quel che
deve ancora venire.
E sapere che nel mestiere di disegni, parole e colori,
può nascondersi qualche emozione dolorosa.
Forse vera, ancora.

giovedì 5 marzo 2015

^Sigh^Life! - La stanza delle meraviglie


Solo ieri, grazie all'ottima libreria per ragazzi La Cicala di Merate (LC), dove ho la fortuna di realizzare alcuni laboratori creativi, scopro l'esistenza del secondo libro di Brian Selznick La stanza delle meraviglie. Non so dire se sarà all'altezza di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, anche ottimo film di Scorsese. Sfogliando, noto che le scelte stilistiche sono le stesse, e non so dire se sia un bene o un male. Possibile ripetere la fortunata costruzione di Hugo Cabret, con quello splendido equilibrio di tecniche e linguaggi diversi? Lo saprò a breve, non appena io, Gabo e Cecio avremo tempo di nasconderci dentro quelle pagine.



Intanto non riesco a terminare una lettura che aspettavo e mi sta freddando, ovvero quel Golem di LRNZ di cui ho letto bene e ... non mi arriva. Mi fredda. Ma proseguo.

Intanto leggo di corsa Una brutta storia di Spugna, per la presentazione che faremo alle Officine Libra di Monza questo sabato, dalle 19. Mi diverto e cerco le chiavi.



Intanto sono sommerso di tavole di Asterix, che mai come ora occupano parte della mia quotidianità.

Intanto Watchmen ripercorre le pareti orizzontali della mia casa, a caccia di letture. Che fortuna non avere ancora mai letto queste pagine!

Intanto Cerebus invade gli spazi liberi della mia coscienza spirituale, insieme alle perversioni medianiche di Radio Maria.

Intanto lascio che ad emozionarmi davvero sia Ubik di Philip K. Dick e un piccolo requiem di Franz Schubert che non avevo ancora ascoltato davvero.

E la primavera, che è già qui al nord di un'Italia sempre più spezzata a metà, mi provoca giramenti di testa e leggerezza e gioia e stupide romanticherie esistenziali.


giovedì 13 febbraio 2014

Sailor Twain o La Sirena dell'Hudson

^Sigh^Score! 4/6

Avevo pensato di essere immortale.
Innamorato di te
Che mi perdi.
Potrebbe essere tutto qui:
l'illusione d'amore, il tormento,
l'impossibilità.
Malinconico, disperato, ironico.
Qualche volta troppo scontato.
Mai veramente spietato.

info: sailor twain

mercoledì 21 agosto 2013

Echo

^Sigh^Score! 4/6

Un ottimo concept che si piega
alla fine
in una parabola necessaria e facile.
Molte parti sono emozionanti,
troppe parti sfuggono.
Un lavoro più grande del suo autore.
Il segno aiuta, per la cura teatrale.
Non aiuta, per l'equilibrio della tavola.
Poteva essere molto meglio.
Anche perché alcuni passaggi restano.
Ottima edizione.

info: echo

giovedì 25 luglio 2013

^Sigh^Life! - SuperGods



Leggo i primi capitoli di SuperGods, di Grant Morrison. Sento l'entusiasmo, la facilità di scrittura, l'assenza di ricerca, l'istintività, e il tentativo di racchiudere anche questa storia nel suo piano di realtà, fatto di hype, di metafisica, di esistenzialismo iconico.
Molta enfasi, ma ben inserita nella sua cornice. In fondo, il percorso di questo libro serve anche a dare valore al lavoro dello stesso Morrison. E sono curioso di leggere di come parlerà del suo stesso lavoro e di quegli anni lì, gli anni '80, in cui lui e l'ondata britannica ha invaso il fumetto popolare statunitense. 
Intanto le sue pagine mi riportano alla mente lo straordinario viaggio di Warlock nella visione psichedelica di Jim Starlin. Devo riprenderlo in mano, dove l'avrò messo?


venerdì 31 maggio 2013

^Sigh^LSB! - Intervista a Luca Vanzella e Luca Genovese



Dopo la presentazione della ricca anteprima di Beta nella rubrica ^Sigh^Look!, su LoSpazioBianco.it presentiamo una lunga intervista agli autori.
La trovi qui.

Di seguito uno stralcio.

LV: La voglia di giocare con i cliché e i topos dei robot Nagaiani è stata una delle pulsioni della storia ma dovevamo trovare un modo nostro per affrontarli; un modo che non fosse davvero revisionistico… non volevamo rompere il giocattolo, solo spingerlo in direzioni diverse ma tenendo i pezzi più o meno intatti… Un’opera come Evangelion, per esempio, è un commento sul genere robotico in cui gli impliciti esplodono in modo anche shoccante. Questo però non era proprio nelle nostre corde.
La nostra chiave è stata il realismo o meglio un’illusione di realismo. Far confrontare gli stereotipi mecha con la politica, la storia, le conseguenze… Vedere le scintille che nascono dall’attrito tra l’impossibilità dei robot e il mondo come lo conosciamo (anche se con quella distanza data dalla storia che dicevamo prima). E questo poteva funzionare solo se i robot e i piloti fossero stati assimilabili ai loro modelli. Uno può vedere la parabola di Dennis come il suo percorso per diventare eroe (idealista ma pieno di angst e quindi Nagaiano) nonostante (e contro) il cinismo e la disillusione che lo circondano. 



lunedì 20 maggio 2013

^Sigh^Look! - Beta




Prima un’ammissione.
Faccio parte di quella generazione che è cresciuta guardando gli scontri tra robot alla televisione. Ricordo ancora con un misto di eccitazione e paura la parte iniziale di una pellicola, da guardare magicamente su proiettore (prima delle vhs, prima del dvd), in cui la navicella spaziale di Actarus atterra all’interno di una folta foresta. Prima delle immagini, il mio ricordo è legato ai suoni, così diversi quelli del proiettore, rispetto alla piccola televisione cui ero abituato.
Avevo le mie teorie. Per esempio non sopportavo l’incoerenza della distruzione senza conseguenze: per me, se Goldrake perdeva un pugno in battaglia, nella scena successiva doveva rimanere senza un braccio. Non sempre accadeva, non in tutti i cartoni animati sui robot. Poi, la coerenza interna e le difficoltà. Se eri un giovane pilota, non tutto poteva filare liscio. Il cattivo intelligente era quello che ostacolava la composizione dei componenti. Amavo Jeeg. Era l’unica cosa di cui ero certo.
Gundam per me rappresentò la fine. Non c’erano gli scontri diretti cui ero abituato, non un singolo grande robot per cui tifare. Ecco, quel tipo di complessità e di evoluzione non faceva per me.

Non sapevo nulla dei cartoni animati giapponesi. Non che si chiamavano anime, non che la maggior parte di essi proveniva dai manga. E in adolescenza, tarda adolescenza per me, non passai nostalgicamente al fumetto dei miei eroi del passato. Solo oggi che ho due figli piccoli c’è stato un breve quanto inconsistente ritorno ai robot. I miei figli preferiscono Peppa Pig e I Pinguini di Madagascar. Certo, rivedendo oggi Goldrake, va detto, mi colpiscono la durezza mostruosa degli invasori, e la violenza psicologica della narrazione. Di questo mi sono nutrito da bambino. Una mostruosa e conturbante contrapposizione di forze del bene e del male, senza soluzione di continuità. E di religione cattolica. C’è da averne per una decina di vite di analisi, per riuscire a superare quei traumi.



Un ottimo pretesto di analisi è Beta, di Luca Genovese e Luca Vanzella. La coppia lavora insieme da sempre (ed è tanto, ed è poco). Ho sempre seguito il loro lavoro, ma mai avrei immaginato che fossero giunti a una tale capacità di sintesi e avessero maturato un’abilità narrativa così sofisticata e felice.
Beta è una storia sui robottoni nagaiani, ma non solo. Dei rituali mecha c’è tutto. Se leggi il primo capitolo la cosa è talmente evidente da risultare quasi deludente. Fosse finita lì, la storia - e l’ambizione - di Vanzella e Genovese, avremmo letto solo e semplicemente un riuscito omaggio. Ma per fortuna arriva il secondo capitolo, che con l’accordo di Michele Foschini di Bao Publishing e degli autori, presentiamo nella sua interezza in questa anteprima. È in questo secondo capitolo, che segue un tradizionale quanto disastroso scontro a fuoco tra robot “buoni e cattivi” (primo capitolo), che si pongono le basi per una storia complessa, multiforme e dai molteplici piani di lettura. Romanticismo, fantapolitica, fantascienza, ironia, parodia, avventura, introspezione, … tutto questo è Beta. Una straordinaria sintesi di generi e idee con una sensibilità tutta europea, e che arriva a trascendere la sua origine e le sue radici per dare forma semplicemente a una grande storia.
Beta è composto di due volumi, in formato tankabon. Ha richiesto più di due anni di lavoro, e rappresenta per me,  oggi un punto di non ritorno importante per il fumetto di avventura italiano, dove popolare e autoriale si fondono “per sempre”, mi verrebbe da dire. Alla faccia delle categorie e dei luoghi comuni.
A giorni, su LoSpazioBianco.it, verrà pubblicata una mia intervista agli autori e all’editore. Lo segnalerò. Intanto l’anteprima, da leggere senza pregiudizi.
Il fumetto è vivo! 




info: beta vol.1 e vol. 2 sul sito di bao publishing
        blog di luca vanzella
        blog di luca genovese

mercoledì 8 maggio 2013

giovedì 4 aprile 2013

Beta

^Sigh^Score! 5/6

Datemi un robot
e conquisterò il mondo.
Go!
Eroismi, fantapolitica, i Guardiani,
la sbornia del potere in Guerra Fredda.
Il gioco nel segno, nel movimento,
l'energia infantile che torna
rinnovata nella creatività adulta.
Una parodia perfetta.

info: beta nn. 1 e 2

lunedì 11 marzo 2013

^Sigh^Quote! 26

understatement:




Poche storie hanno segnato l'immaginario collettivo del fumetto italiano dell'ultimo decennio come Mater Morbi, l'episodio di Dylan Dog scritto da Roberto Recchioni e disegnato da Massimo Carnevale.

Bao Publishing, nel presentare il lavoro di Recchioni e Carnevale

mercoledì 19 dicembre 2012

^Sigh^Christmas! - Rasl




Jeff Smith è l’autore di Bone, la più celebre saga fantasy a fumetti degli USA, ancora fin troppo poco conosciuta in Italia. In America è un best-seller da centinaia di migliaia di copie in tutte le sue diverse edizioni. Nel nostro paese fatica a collocarsi e trovare lo spazio che si merita, nelle due edizioni più felici: l’originario bianco e nero in un unico volume di più di 1300 pagine (Bao Publishing); a colori in singoli volumetti che raccolgono i diversi capitoli (Panini Comics).



La mia storia personale dice questo. In un periodo nel quale stavo perdendo interesse per il fumetto, la scoperta del lavoro di Smith mi diede una scossa, restituendomi entusiasmo e curiosità rinnovati. Ricordo la mia eccitazione nel leggere le primissime storie pubblicate in piccoli albetti da Macchia Nera, storie che negli anni ho riletto molte volte, per il puro gusto di ritrovarmi "a casa". Bone inizia come una serie umoristica, ricca di delicata ironia e felice invenzione visiva. Lontano da qualunque stereotipo del genere, l’esordio della saga dei fratelli Bone è una perfetta esemplificazione delle potenzialità del fumetto. Ci sarebbe moltissimo da dire sul primo lavoro di Smith (durato ben dodici anni di lavoro), ma ti rimando a un lungo articolo che scrissi qualche anno fa per LoSpazioBianco. I riferimenti editoriali sono obsoleti, ma il contenuto credo sia ancora di qualche interesse.



Terminato Bone, Smith ha preso una lunga pausa (per lavorare alla nuova edizione a colori, e successivamente per un fumetto interessante ma poco significativo sul personaggio di Shazam della DC Comics) prima di iniziare il suo nuovo lavoro, ovvero questo Rasl di cui, con la collaborazione di Bao Publishing e l’autorizzazione dell’autore, presentiamo in anteprima l’intero primo capitolo.
Prima di proseguire questa introduzione, sfoglia semplicemente quelle pagine, e il colpo d’occhio ti dirà subito che siamo in un territorio narrativo completamente diverso da Bone e che Smith ha giocato le sue carte sul serio, rimettendosi completamente in discussione. Rasl è una saga fantascientifica in quattro volumi dai toni oscuri, drammatici. L’abilità visiva di Smith è straordinaria, con chiari riferimenti a Jack Kirby e al suo immaginario fantastico (i Nuovi Dei), e con una nuova sintesi rispetto a quanto visto in Bone: dinamismo e invenzione in un bianco e nero chiaro e netto. Rasl è un viaggio nella scienza, attraverso le invenzioni di Nikola Tesla, è un naufragio tra le dimensioni, dove il paradosso conduce a incontri ed eventi inaspettati. La cosa che più colpisce di questo straordinario lavoro, è il senso di smarrimento che suscita sin dalle prime pagine, la mancanza di punti di riferimento chiari, in particolare per chiunque si approcci a Rals avendo in mente il precedente Bone.
Sono felice di poter presentare in anteprima questo lavoro, di poter offrire a chi segue il mio piccolo blog la forza immaginifica di Jeff Smith al massimo della sua espressività. Chi non ama il fumetto per qualunque ragione specifica, potrebbe semplicemente dare una possibilità a quest’opera, rapportandola non tanto ad altri fumetti che ha già visto, sfogliato, incontrato, quanto piuttosto a una semplice, meravigliosa opera della creatività umana. Il resto verrà da sé.
L’anteprima di Rasl, per accordi con l’editore e l’autore, sarà visibile online solo fino al 31 gennaio 2013. Cogli l’attimo e innamorati.
Il fumetto è vivo.


per informazioni: Rasl
                         Bone, la vita editoriale in Italia; un mio articolo di approfondimento