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venerdì 2 giugno 2017

Graphic Horror Novel, Dylan Dog 369

^Sigh^Score! 4/6

Avere tutte le carte in mano e non riuscire a
chiudere la partita.
Ratigher "usa" al meglio l'enorme talento di Paolo Bacilieri e la povertà artistica (sempre più povera, purtroppo) della coppia Montanari & Grassani senza riuscire a evitare le trappole
dell'autocompiacimento e delle strizzate d'occhio.
La morale della storia, che è ovvia e vera sin dall'antichità, è che l'arte come forma di pura manifestazione egoistica e narcisistica
porta solo dolore a chi la realizza.
Nel merito, l'equilibrio del contrasto artistico estremo messo in scena dai disegnatori, che Ratigher prova a giustificare con la metanarrazione, si arena nella povertà delle frecce narrative offerte all'arco del protagonista.
Dylan Dog non esiste. Il suo vuoto è un'informe assenza narrativa che fa girare a vuoto tutto il gioco messo in atto dagli autori.
Peccato. Perché era una questione di sensibilità e di ego.
Più della prima e meno del secondo avrebbero portato a
un successo pieno. Nel rispetto del personaggio.

info: Dylan Dog 369




domenica 20 dicembre 2015

Dylan Dog 351 - In fondo al male

^Sigh^Score! 4/6

Quando una cosa viene semplice
come la si complica?
Prendere il ritmo, prendere piede.
Forse il male deve ancora venire.
Il movimento intorno a quel volto
che mai si compone nel suo mezzo
ricorda l'offesa di essere dove non vuoi.
Il tuo posto. Anche questo. Fallo tuo!


info: dylan dog 351

lunedì 22 dicembre 2014

^Sigh^Life! - The, biscotti e le Ragazzine



Un mio articolo su Dylan Dog ha fatto succedere alcune cose.
Qualcuno si è scocciato, ritenendo ridicola la mia analisi.
Qualcuno si è congratulato, ritenendo chiara e decisa la mia analisi.
Qualcuno si è sorpreso, ritenendo inutile la mia analisi.
Qualcuno non ha fatto nulla.

A me Dylan Dog è piaciuto, come a molti. Ma mi è piaciuto a posteriori. Non lo leggevo negli anni della sua uscita originale. Ho recuperato i primi cinquanta numeri circa qualche anno dopo. E non ho mai provato quella sensazione di sorpresa mista esaltazione tipica di altri miei coetanei del tempo. Avevo un interesse acceso ma moderato.
Poi mi è scivolato tra le dita e nella mente.
Credo sia importante sottolineare però che quando Gualdoni ha preso in mano la responsabilità editoriale della testata, le cose sono precipitate terribilmente. Non discuto né ragiono sulla motivazione di tale scelta da parte della Bonelli, o sul modus operandi di Gualdoni, perché lascio che ognuno si prenda le giuste responsabilità. Ma è necessario dire e ridire che quanto è stato fatto a livello di progettazione editoriale delle storie, di idee narrative sul personaggio, si è rivelato goffo, negativo, avvilente per i lettori. Credo anche per gli autori che ci hanno lavorato. Oggi quando si parla di quel (lungo) periodo, vedo molte persone fare un sorrisino ironico e un'alzata di spalle. Questo è un errore. Dylan Dog resta, volente e nolente, un patrimonio dell'intrattenimento a fumetti italiano. E la gestione Gualdoni va detta e raccontata per il disastro che è stata.

La gestione Recchioni è all'inizio. Sicuramente è presto per averne un punto di vista coerente e ampio, ma ho sentito il bisogno, sì il bisogno di esprimere un giudizio netto e forte sulle prime storie, perché le ho trovate deludenti sotto tutti i punti di vista.
Sono convinto che si possa fare molto meglio, mantenendo coerenza con il personaggio e avendo ben chiaro il "mandato" editoriale della testata. Seriale non vuol dire gioco al ribasso. Non necessariamente. E questo anche per rispondere a chi sostiene che di Dylan Dog non valga neppure la pena parlare.
Mi piace il seriale. Mi è sempre piaciuto. So che certe cose non sono più di mio interesse, e ho la coerenza di abbandonarne la lettura (ultimo in ordine di tempo, Lukas). Ma mi interessano quelle storie, il rapporto che esse rinnovano tra intrattenimento e cultura, tra mestiere ed espressività. E se qualcuno cerca di restituire senso a una testata storica come Dylan Dog, per i primi mesi avrà tutta la mia attenzione. Non è neppure un problema di cassa di risonanza, di opportunismo o di "popolarità".
Ho molta cura, tra l'altro, di pormi alcune domande mettendomi dal punto di vista del lettore "seriale" (che non è un killer) o "inconsapevole". Quel punto di vista credo di saperlo cogliere e comprendere. E non possiamo fare l'errore di analizzare il riscontro del nuovo progetto editoriale partendo solo dal presupposto delle vendite, che contano, e molto, ma in un'analisi critica sono uno degli elementi da considerare, non certo l'unico.

Quindi, ho posto una questione in merito all'attualità dell'horror nel seriale italiano. Il terrore del quotidiano che viviamo è fatto di talmente tante cose, dense e sottili, che credo sarebbe più che possibile elaborarlo per ottime storie dylaniane. Ma richiede una sensibilità che ancora non vedo. Quella stessa che invece incontro quando leggo le storie più crude e violente di Julia, come nell'ottima Myrna: Bloody Pulp (un titolo che è anche una dichiarazione di intenti). Il paragone può sembrare inopportuno. Ma se di horror dobbiamo parlare per Dylan Dog, siamo senz'altro più vicini a quanto stanno facendo in alcune storie Berardi, Mantero e Calza, che all'approccio storico e gotico del Dampyr di Boselli.
Ogni serie, però, dovrebbe avere la sua identità. Dylan Dog l'ha totalmente persa, negli anni, a causa di alcune precise derive narrative e alle scelte editoriali senza criterio di alcuni editor.

Non commetterei mai l'errore di valutare la riuscita di una testata di Dylan Dog confrontandola con l'orrore emotivo di un lavoro di Ratigher. Le Ragazzine le leggo ancora insieme a dei buoni biscotti e a una tazza di the, in attesa che il nuovo mensile Bonelli mi offra qualche sensato disturbo emotivo. Se ciò non avverrà nei prossimi mesi, farò scelte coerenti con le mie emozioni e riflessioni.

giovedì 6 novembre 2014

Le ragazzine stanno perdendo il controllo

^Sigh^Score! 6/6

Siamo stati adolescenti
e siamo sopravvissuti.
Siamo fortunati.
Ma non scordiamo mai cosa abbiamo passato.
E quanto è importante essere vivi adesso.
Prima di perderci in una nuvola di luce azzurra.
Cosa abbiamo davvero dimenticato?
La crudeltà, l'isolamento, la speranza...

info: il blog di Ratigher

giovedì 1 novembre 2012

Tuta Teschio



^Sigh^Score! 5/6

Anatomia della competizione
sportiva
e della fine del mondo.
Un passo sempre avanti nel tempo.
Chirurgico, essenziale,
sorprendente.
Siamo stati traditi!

lunedì 29 ottobre 2012

^Sigh^Quote! 04

L'affetto che proviamo per voi lettori ve lo dimostriamo tentando di illudervi che la storia che apre il volume [...] narri gesta eroiche, cinetiche, forgiate nel sacrificio del coraggio; in una parola, sportive. E invece? E invece siamo convinti che lo sport sia altro:
1. Un club esclusivo, il cui merito è escludere.
2. Una chiesa in cui pregare se stessi. Vincere, imporsi, sottomettere è l'unico comandamento.
3. Una guerra (prima provinciale, poi regionale, nazionale e) mondiale sotto mentite spoglie. 

Se questo è lo Sport noi disertiamo. Ci prendiamo l'agonismo, quello sì, e lo impieghiamo per instillare il dubbio. Non è chiaro se da noi o da altri, ma è certo che:
Siete stati traditi!

Ratigher, dalla prefazione di Le incredibili avventure di: Tuta Teschio e altre storie a caso, The Milan Review.