Qualche mese fa ho presentato con l'autore alcuni libri di Pasquale Squaz Todisco presso Nuvole in Cantina a Milano. Di Squaz vi ricordo la lunga intervista che abbiamo realizzato tempo fa, che ripercorre tutta la sua carriera.
Di seguito alcune foto della serata.
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sabato 1 luglio 2017
venerdì 22 aprile 2016
Il tesoro dei Marvel
Ritorna lo spettacolo dei tempi andati.In un movimento più omogeneo e meno sincopato
dei precedenti lavori
Brian Selznick conferma la sua invenzione,
il suo formato, e produce fascinazione ed emozioni
per tutte le età.
Il teatro come il cinema? La mimesi dell'arte.
Dove una cosa sta dentro all'altra che è dentro
a un'altra.
info: Brian Selznick
sabato 31 ottobre 2015
^Sigh^Life! - Alcune cose belle da Lucca Comics and Games 2015
Lucca Comics and Games conclude oggi il suo terzo giorno, ma la mia visita è terminata ieri.
Come ormai da alcuni anni, scappo negli ultimi due giorni di fiera, per evitare la bolgia infernale del sabato e della domenica.
La cosa migliore che posso fare, a caldo, è elencare qui di seguito i primi libri che mi sono rimasti tra le mani dopo la fiera e che mi sembrano interessanti o imprescindibili (non per forza novità appena uscite, che i libri hanno più vita di quattro giorni di fiera):
Punto di Fuga di Lucia Biagi (un libro che merita più visibilità)Anubi di Taddei e Angelini (aspettavo da tempo il duo a una prova lunga)
Churubusco di Andrea Ferraris (con cui ho scambiato una piacevole chiacchierata)
Blast n.4 di Manu Larcenet (che conclude finalmente il capolavoro dell'artista francese, qui la scheda del n. 3)
Jehan Pistolet di Uderzo e Goscinny (dalla coppia di Asterix, prima di Asterix)
Beowulf di Rubin e Garcia (una prova artistica potente)
Incendi estivi di Sagramola (una prova su storia lunga che aspettavo da tempo)
...
Ecco, poi ci sono ancora tante altre cose che ho al momento ancora nel baule dell'auto, ma di cui spero di riuscire a parlare a breve.
Due grandi soddisfazioni: aver recuperato l'integrale di Budda e di La Fenice di Osamu Tezuka, che per ragioni personali non avevo più a disposizione; l'integrale di Kriminal di Bunker e Magnus nell'ultima, splendida edizione Mondadori, grazie alla generosità di Ettore Gabrielli, capo de LoSpazioBianco.it
giovedì 14 agosto 2014
^Sigh^Life! - Lettura sequenziale e tarocchi (3)
Prima parte qui
Seconda parte qui
I Tarocchi nella vita
Negli anni, Jodorowsky è diventato i Tarocchi. Li ha assorbiti nel
quotidiano della propria vita, interpretandoli come fossero personaggi di teatro, o come
protagonisti di una storia cui lui ha dato forma.
Nel libro La via dei tarocchi racconta quello che ha fatto. Oltre
a ridisegnarli tutti, ha di volta in volta osservato, tenuto nella tasca o
sotto il cuscino, interpretato negli atteggiamenti ognuno degli Arcani
Maggiori, cercando di diventare egli stesso simbolo. È un processo che ha a che
fare con la ricerca esistenziale e psicomagica dell’autore, ma che per certi
versi non si discosta troppo dal lavoro di identificazione che ogni autore (di
fumetti, di letteratura, ecc.) fa quando è immerso nella realizzazione di una
nuova opera: si lascia vivere dai suoi personaggi, per comprenderne il senso
più completo all’interno della dinamica narrativa che lo riguarda.
Contemporaneamente ha iniziato a interrogarli, ovvero a
leggerli, sia singolarmente, che in schemi e sequenze. Prima da solo, poi con
altre persone.
Lettura sequenziale
La lettura dei tarocchi può avvenire in diverse forme. Jodorowsky,
nel suo percorso, ha usato più o meno tutte le strade e modalità. La lettura
immediata e intuitiva di un’unica carta, per esempio un arcano maggiore…
La costruzione di un ambizioso mandala che raccoglie tutti i 78
tarocchi secondo principi numerologici (a base dieci)…
Le diverse possibili sequenze durante le consultazioni, quando le
carte vengono pescate e ordinate secondo schemi prestabiliti, il più semplice
dei quali è la disposizione e lettura da sinistra a destra.
Nel processo di ogni forma di lettura sequenziale (e uso il
termine lettura consapevole del suo significato estremamente limitato) la
bidimensione viene superata, per entrare in una terza dimensione che è sia
visiva che concettuale: visiva perché in qualche modo, anche nella semplicità
dei disegni dei tarocchi, le forme simulano la profondità dello spazio;
concettuale perché il senso di quanto si sta leggendo e guardando nasce sulla
base delle proiezioni, dell’immaginazione del lettore. Il consultante, cioè,
osserva le figure e ne interpreta emozioni, intenzioni, simboli. Costruisce una
prima storia, che è sia oggettiva che soggettiva, attorno ad ogni singolo
personaggio.
In una sequenza, a un secondo livello, poi, il consultante immagina lo sviluppo temporale di una nuova storia, dove le immagini e i simboli dei singoli tarocchi interagiscono tra loro, mutando il senso complessivo di ogni carta. La lettura sequenziale è quindi condizionata in modo circolare da ciò che si vede e da ciò che si proietta.
In una sequenza, a un secondo livello, poi, il consultante immagina lo sviluppo temporale di una nuova storia, dove le immagini e i simboli dei singoli tarocchi interagiscono tra loro, mutando il senso complessivo di ogni carta. La lettura sequenziale è quindi condizionata in modo circolare da ciò che si vede e da ciò che si proietta.
(continua)
mercoledì 13 agosto 2014
^Sigh^Life! - Letture sequenziali e Jodorowsky (2)
Oracoli?!
E qui, credo sia importante aprire una parentesi, prima di perdere
la (minima) credibilità e fiducia dei lettori di questo blog.
Gli strumenti oracolari quali i tarocchi e l'I Ching,
per come li studio e utilizzo io, sono dei potentissimi messi proiettivi, e
favoriscono nelle persone percorsi di conoscenza di sé inediti, rapidi e
intuitivi. Rompono molti cortocircuiti razionali, spostano l'attenzione della
nostra mente-scimmia su visioni imprevedibili, favorendo lo sviluppo di
consapevolezze e conoscenze inedite.
Il processo proiettivo funziona in due direzioni: la persona che interroga l'oracolo proietta sui simboli le sue idee, le sue convinzioni, le sue emozioni; il simbolo proietta sulla persona i sui significati tradizionali, le sue interconnessioni visive e logiche.
Da quel che ne so, nessuno dei più esperti e seri studiosi di strumenti oracolari li utilizza per predire il futuro, quanto per percorsi di auto-conoscenza e di consapevolezza. Così li utilizzo io. Così ha fatto per quasi mezzo secolo Jodorowsy con i Tarocchi di Marsiglia.
Il processo proiettivo funziona in due direzioni: la persona che interroga l'oracolo proietta sui simboli le sue idee, le sue convinzioni, le sue emozioni; il simbolo proietta sulla persona i sui significati tradizionali, le sue interconnessioni visive e logiche.
Da quel che ne so, nessuno dei più esperti e seri studiosi di strumenti oracolari li utilizza per predire il futuro, quanto per percorsi di auto-conoscenza e di consapevolezza. Così li utilizzo io. Così ha fatto per quasi mezzo secolo Jodorowsy con i Tarocchi di Marsiglia.
Piuttosto, alla base dell'utilizzo degli oracoli a scopo esistenziale, trovo molto interessante il concetto di sincronicità
introdotto da Carl Gustav Jung. In due parole, tale concetto cerca di dare un senso al
rapporto acausale tra due o più fenomeni complessi. Nel caso degli oracoli, un
simbolo tradizionale entrerebbe in relazione con la vita di una persona, offrendo
alla persona gli spunti, le sfide, le intuizioni di cui avrebbe bisogno lo
sviluppo psicologico di quella persona in quel preciso momento. A monte di
questo concetto, c'è il significativo studio di Jung sugli archetipi e il
cosiddetto inconscio collettivo. Ma è giusto fermarsi qui.
I Tarocchi di Marsiglia
Chiunque abbia la curiosità di conoscere i Tarocchi di Marsiglia, deve leggere il libro La via dei tarocchi. Ma è un libro che consiglio anche a chi abbia voglia di conoscere più a fondo la filosofia, la mentalità e la vita di Jodorowsky. Per inciso, non mi ritengo un fan di Jodo, ma non è possibile dire di conoscere il fumetto se non si sono lette alcune delle sue opere: Incal, Meta-baroni, Tecnopadri, ...
I Tarocchi di Marsiglia
Chiunque abbia la curiosità di conoscere i Tarocchi di Marsiglia, deve leggere il libro La via dei tarocchi. Ma è un libro che consiglio anche a chi abbia voglia di conoscere più a fondo la filosofia, la mentalità e la vita di Jodorowsky. Per inciso, non mi ritengo un fan di Jodo, ma non è possibile dire di conoscere il fumetto se non si sono lette alcune delle sue opere: Incal, Meta-baroni, Tecnopadri, ...
Perché parlarne qui? Perché Jodorwsky approccia la lettura
sequenziale dei tarocchi in un modo che assomiglia molto al processo richiesto
ai lettori di fumetti. Anzi, ritengo che tale approccio dell’autore e
ricercatore sudamericano nasca anche dalla sua esperienza nell’ambito del
fumetto.
Intanto, Jodo nel corso della sua esplorazione ha osservato, ridisegnato, restaurato ognuno dei 78 tarocchi marsigliesi. Li ha quindi assorbiti non solo su un piano, che potremmo dire psicologico, ma anche visivo/grafico. Fino a diventarne in qualche modo autore. Il suo lavoro di restauro, infatti, con la collaborazione di Camoin (editore di lunga tradizione dei tarocchi marsigliesi), si inserisce nella tradizione, cercando di recuperare forme e colori originali via via dispersi nel corso delle diverse ristampe e nuove interpretazioni, ma ha dato vita a tarocchi del tutto nuovi, propriamente suoi.
L’autore Jodorowsky ha realizzato questo processo non solo dal punto di vista grafico/visivo, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la loro lettura e interpretazione.
Intanto, Jodo nel corso della sua esplorazione ha osservato, ridisegnato, restaurato ognuno dei 78 tarocchi marsigliesi. Li ha quindi assorbiti non solo su un piano, che potremmo dire psicologico, ma anche visivo/grafico. Fino a diventarne in qualche modo autore. Il suo lavoro di restauro, infatti, con la collaborazione di Camoin (editore di lunga tradizione dei tarocchi marsigliesi), si inserisce nella tradizione, cercando di recuperare forme e colori originali via via dispersi nel corso delle diverse ristampe e nuove interpretazioni, ma ha dato vita a tarocchi del tutto nuovi, propriamente suoi.
L’autore Jodorowsky ha realizzato questo processo non solo dal punto di vista grafico/visivo, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la loro lettura e interpretazione.
(continua)
Esempi del lavoro di restauro dei Tarocchi di Marsiglia realizzato da Jodorowsky:
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| Fonti del restauro e risultato finale (a destra) |
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| Fonte del restauro |
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| Tarocco restaurato |
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| Fonte del restauro |
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| Tarocco restuarato |
giovedì 24 luglio 2014
^Sigh^Life! - Letture sequenziali e Jodorowsky (1)
Strumenti oracolari
Per ragioni professionali e personali, negli ultimi anni mi sono ritrovato ad approfondire alcuni strumenti di diverse tradizioni utilizzati per fare oracoli.
Ho iniziato con i Tarozzhi Zen di Osho. Sono diretti, intuitivi, semplici e al tempo stesso profondi. Nel mio lavoro di musicoterapeuta, li ho trovati molto utili nello stimolare suggestioni immediate alle persone.
Per ragioni professionali e personali, negli ultimi anni mi sono ritrovato ad approfondire alcuni strumenti di diverse tradizioni utilizzati per fare oracoli.
Ho iniziato con i Tarozzhi Zen di Osho. Sono diretti, intuitivi, semplici e al tempo stesso profondi. Nel mio lavoro di musicoterapeuta, li ho trovati molto utili nello stimolare suggestioni immediate alle persone.
Più complesso, stratificato, affascinante e, si potrebbe dire, totale l'approccio all'I Ching, o Libro dei Mutamenti, uno degli strumenti oracolari antichi più diffuso in occidente, che affonda le sue radici nella millenaria filosofia tradizionale cinese e che è alla base dei successivi sviluppi della filosofia Taoista. L'I Ching è prima di tutto un libro di saggezza, e agli inizi del Novecento del secolo scorso si è diffuso rapidamente in Europa grazie all'ottimo lavoro di traduzione (dal cinese al tedesco) di Richard Wilhelm, con un'introduzione che è entrata nella storia da parte dello psicanalista Carl Gustav Jung. Lo studio di questo libro, della sua filosofia e delle sue potenzialità oracolari è infinita.
Negli ultimi mesi, poi, ho iniziato a esplorare con grande interesse i Tarocchi di Marsiglia, grazie al lavoro magistrale, tradizionale e rivoluzionario insieme, sviluppato nel corso di alcuni decenni di studio da parte di Alejandro Jodorowsky. Qui sotto puoi vedere gli Arcani Maggiori dei tarocchi marsigliesi, secondo il lavoro di restauro realizzato da Jodorowsky e Camoin. Ma su questo mi concentrerò nei prossimi articoli, perché è di lettura sequenziale che ho intenzione di parlare.
(continua)
giovedì 13 marzo 2014
^Sigh^Life! - Il Signore dei Fumetti
Un'amica si sta avvicinando al fumetto.
L'esordio, quando ne parlammo la prima volta, fu: il fumetto mi fa schifo.
Sorrisi, le risposi: sarebbe come dire che la letteratura o il cinema ti fanno schifo.
La mia amica è intelligente. Ha capito e riso.
Ho iniziato a passarle un po' di cose. Incredibile riconoscere quali pre-giudizi o vuoto di idee ci siano intorno alla parola "Fumetto". Interessante pensare a come sono avvenute le scelte dei primi titoli che le ho passato.
Intanto, quello che era nella mia libreria, e non riposto nelle decine e decine di scatoloni. Letture abbastanza recenti, quindi. Poi, una selezione determinata dalla presenza di freschezza e talento. Ecco, Manu Larcenet (Ritorno alla Terra), Daniel Clowes (Wilson), Giro Taniguchi (Furari), Manuele Fior (L'intervista), Romano Scarpa, Bill Watterson (Calvin & Hobbes), Roberto La Forgia (Il Signore dei Colori).
Come un esercizio comune di conoscenza, abbiamo provato a giocare all'analisi: il tratto, la costruzione della tavola, i dialoghi, i colori...
Alcuni momenti davvero divertenti: l'analisi tra l'interno (la casa) e l'esterno (la natura) nei libri di Larcenet e il riflesso psicologico; lo sviluppo dinamico dell'incidente in apertura de L'intervista (scelta delle inquadrature, dei momenti importanti, dei dialoghi, ...); l'osservazione meticolosa della costruzione della tavola ne Il Signore dei Colori (il ritmo, il simbolo, il tratto, ...).
Dialoghi naif sul fumetto che mi hanno ricordato perché amo così tanto questa forma di comunicazione, e che mi hanno portato a rivedere tanti elementi che la mia mente dà ormai per scontati.
Nel frattempo alla mia amica è venuta la scimmia.
Ogni volta sento di avvicinarmi un poco di più a rispondere alla domanda, ma il punto resta: qual è la vera magia del fumetto?
giovedì 25 luglio 2013
^Sigh^Quote! 41
"PERCHÈ LA CONOSCENZA È TORTURA E DEV’ESSERCI CONSAPEVOLEZZA PRIMA DEL CAMBIAMENTO”* […]Per un adolescente introverso, fantasioso e represso che aveva timidamente rifiutato la Bibbia, questo credo cosmico era valido quanto qualsiasi altra cosa. La Lega della Giustizia sembrava infantile se paragonata alla succosa Pop Art della psico-fantascienza di Starlin... un piacere sempre più colpevole, considerando che l'universo DC era diventato stantio e conservatore, congelato in un insieme di gesti ripetuti interpretati da emblemi esausti, stemmi vuoti.
Le antiche lezioni dei trip lisergici, la tonante e inevitabile voce del maledettamente ovvio assurta allo stato di divinità, mi giunsero attraverso queste storie così come attraverso la musica dei Beatles e dei Doors.
Mar-Vell era diventato "cosmicamente consapevole" e questo significava che spesso i suoi albi sfumavano nella splendida rappresentazione grafica di una coscienza stellata e sconfinata. Il suo volto si tuffava in ombre illuminate da stelle e nebulose in movimento, mentre i suoi occhi blu emergevano dallo spazio infinito per scrutarci.
Era anche come ci si sentiva a vivere nella mia testa. Quelle battaglie erano quelle che affrontavo nel mio animo da adolescente. Era il viaggio sciamanico in forma di albo a fumetti Marvel. [...]
La parola cosmico arrivò a identificare queste selvagge scorribande in fantasie spesso illuminate da droghe e presto altre sarebbero giunte a far loro compagnia. Queste nuove e strane storie di supereroi erano create da giovani scrittori e disegnatori, stralunati capelloni che piovevano nell'industria dei fumetti, attratti dall'iconoclastico universo di possibilità della Marvel.
Grant Morrison, da SuperGods, ed. Bao Publishing
* testo tratto da Captain Marvel 29
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^Sigh^Life! - SuperGods
Molta enfasi, ma ben inserita nella sua cornice. In fondo, il percorso di questo libro serve anche a dare valore al lavoro dello stesso Morrison. E sono curioso di leggere di come parlerà del suo stesso lavoro e di quegli anni lì, gli anni '80, in cui lui e l'ondata britannica ha invaso il fumetto popolare statunitense.
Intanto le sue pagine mi riportano alla mente lo straordinario viaggio di Warlock nella visione psichedelica di Jim Starlin. Devo riprenderlo in mano, dove l'avrò messo?
lunedì 15 aprile 2013
^Sigh^Life! - Cinema cinema cinema
A proposito di cinema e fumetto, e del loro stretto amplesso amoroso, attendo con trepidazione il momento in cui, per introdurre una nuova Storia Bonelli, il buon Gianmaria Contro ci racconti anche dei numerosi riferimenti fumettistici, insieme a quelli cinematografici. Che il fumetto sembra sempre il figlio minore. E a pensarci, vien quasi da crederci!
A titolo di esempio, qui sotto l'introduzione all'ultimo numero de Le Storie, La Pattuglia di Casertano e Accatino.
giovedì 11 aprile 2013
^Sigh^Life! - Musicofilia
La musica e il suono ricoprono una parte importante della mia vita. Forse la più importante e confortevole.
Il fumetto occupa invece da sempre una parte scomoda, battagliera, corsara e invadente. In effetti, se con la prima, sotto molteplici forme, ci vivo, con il secondo ci lascio le penne, in un confronto impossibile sul piano razionale, fisico, logico ed economico. Ritengo ancora il fumetto una (non)cosa sfuggente, per ragioni che non so spiegare, ma che hanno tutte a che fare con il suo modo meticcio e stratificato di essere. Nel suono, come salmone, sono risalito a ritroso alla sorgente, o quel che più vi si avvicina. Non saprei dire qual è la sorgente del fumetto.
La linea?Il fumetto occupa invece da sempre una parte scomoda, battagliera, corsara e invadente. In effetti, se con la prima, sotto molteplici forme, ci vivo, con il secondo ci lascio le penne, in un confronto impossibile sul piano razionale, fisico, logico ed economico. Ritengo ancora il fumetto una (non)cosa sfuggente, per ragioni che non so spiegare, ma che hanno tutte a che fare con il suo modo meticcio e stratificato di essere. Nel suono, come salmone, sono risalito a ritroso alla sorgente, o quel che più vi si avvicina. Non saprei dire qual è la sorgente del fumetto.
Il simbolo?
La forma?
Osservo spesso le persone in chiave ritmica. Gli essere umani sono vere e proprie orchestre musicali viventi composte di battito del cuore, ritmo respiratorio, intonazione della voce, ritmo dell’eloquio, gestualità, velocità del passo, tono muscolare, …
Allo stesso modo, mi capita di osservare il fumetto, leggendo il flusso dinamico della composizione, le tavole, le vignette che le costituiscono, le vicende incluse ed escluse (implicite), la densità della narrazione, lo sviluppo temporale dell’intreccio, i movimenti simulati sulla carta dei personaggi, il suono silenzioso delle parole scritte, delle onomatopee. Recentemente, per convergenza di interessi e opportunità, ho seguito questo semplice ascolto nella lettura di Julia. Vedi come il fumetto porta naturalmente alla sinestesia? Ho ascoltato la lettura di Julia attraverso il ritmo. È un’esperienza ritmico-compositiva eccezionale, che si rinnova mese dopo mese. La composizione, pur nella durezza delle vicende narrate, è armonica, cadenzata, equilibrata ma mossa. Se prendi l’ultimo, bellissimo numero, puoi cogliere alcuni di questi elementi nell'uso ricorsivo dei flashback, negli stacchi da un luogo (il presente di Myrna) a un altro (il presente di Julia), nell'uso e nello sviluppo della pulsazione di base della serie (la vignetta, un sesto della tavola), nella scelta delle inquadrature.
Per inciso, pensiamo un attimo a questo. L’accostamento di cinema e fumetto spesso ci porta a sottovalutare una differenza essenziale: quel che viene fermato nel cinema è un reale che esiste (certo certo, l’evoluzione della computer graphics nei film sta cambiando radicalmente questo concetto, in particolare per l’animazione, ma qui sto pensando al cinema tradizionale); nel fumetto, quel che viene fermato è un reale inesistente, che deve essere inventato dal nulla, da una pagina bianca, attraverso linee e macchie e colori, attraverso il disegno che nel momento stesso in cui riprende il reale, lo interpreta e diviene simbolo. In questa costruzione, su pagina, il tempo lineare e il simbolo circolare creano percorsi musicali sinestetici, giocando con la musica che abbiamo in testa.
A tal proposito, mi viene in mente un libro che tratta in diversi modi il tema della musica in testa, Musicofilia di Oliver Sacks (ed. Adelphi). Il celebre
approccio esemplare di Sacks riporta diversi casi nei quali la musica esiste
nella nostra mente ma non nel piano comunemente detto reale. Purtroppo, a Sacks
sembra mancare una comprensione più profonda della musica e di quel che
rappresenta per l’essere umano, e svolge un compito freddo e privo di intuizioni importanti. Ma il punto è che la difficile relazione tra fumetto e musica è più stretta di quanto possa sembrare, e si sviluppa proprio nei silenzi delle scelte degli autori che i fumetti li costruiscono, negli spazi bianchi tra le vignette e nel rapporto intimo tra quel che c’è e quel che il lettore simbolicamente ricostruisce.
Quando questo rapporto si fa esplicito e diretto, come nel caso del Paradiso delle trottole di cui ho detto, oppure nel lavoro di Daniele Sepe di cui parlerò a breve, può succedere che avvengano strani cortocircuiti. In positivo quando l’astrazione musicale si arricchisce del meticciato fumettistico (è il caso dello sguardo di Akab in Fui feto e in Era de Maggio nel lavoro con Daniele Sepe); oppure viene banalizzata e semplificata, quando l’interpretazione fumettistica è didascalica e priva di un’idea precisa.
Queste complesse relazioni e astrazioni, che la mia mente ricerca e apprezza, sono anche una delle importanti chiavi di lettura con le quali valuto e critico i fumetti che leggo. Una composizione a fumetti disarmonica, con un ritmo incerto, con una consapevolezza della dimensione temporale e simbolica (orchestrale e armonica) involuta difficilmente potranno colpirmi favorevolmente. Il contrario, diventa una sinfonia sinestetica di piacere (ascolta le pagine di Taniguchi, e godi!).
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lunedì 17 dicembre 2012
^Sigh^Quote! 16

Un disegnatore di fumetti vede le cose, nei propri pensieri e le disegna. Quelle cose a volte non hanno nome. Non possono averne. Sono un mistero. E quando va bene, sulla carta, diventano un mistero senza nome.
Gipi, da un articolo su Repubblica del 16-12-12
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sabato 15 dicembre 2012
^Sigh^Quote! 13
In questo senso dobbiamo
essere tutti lettori militanti perché il buon gusto e la capacità di
distinguere un fumetto che può attirare nuovi lettori da un capolavoro
che siamo in grado di appezzare in 500, non ci rende autosufficienti.
Poi non vi lamentate se
le serie e le case editrici chiudono.
Soprattutto se in questo
settore ci lavorate.
Breve manifesto dell'approccio militante, di Andrea Mazzotta, da una conversazione privata con il sottoscritto
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