Gli autori di Powers che chiacchierano tra loro, in un'intervista riportata in appendice al volume di Powers, Anarchia. Eccone alcuni estratti.
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lunedì 5 giugno 2017
Powers, Anarchia

Tutto quella cosa di diventare grandi ha a che fare con la paura e la paranoia.
Ogni strategia che proietta fuori di noi il grande tema della paura è perdente.
Ed è socialmente irresponsabile.
Possono essere i migranti, i terroristi, i cospirazionisti, il grande sistema, ecc.
I supereroi.
Anarchia ci racconta con il solito stile a la Bendis alcuni meccanismi, a cominciare dal ruolo dei media. Siamo qui a parlarne ora, di questo volume ormai di alcuni anni fa, perché mi sembra attualissimo.
Se abbiamo una responsabilità nella vita, è quella di affrontare dall'interno le nostre paure.
O saremo sempre terribilmente manipolabili.
info: Powers Anarchia
giovedì 11 maggio 2017
Rovine
Un'enorme gioia, ritrovare dopo anni il tratto colto e popolare
di Peter Kuper.
Rovine è una storia talmente solida e viva da raggelare.Da un punto di vista appare persino troppo prevedibile.
Eppure, attraverso il perfetto controllo di ogni aspetto artistico
Kuper arriva davvero, pagina dopo pagina, al cuore del lettore.
I temi della nostra attualità ci sono tutti, incrociando
il sentire intimo di chi è in continuo bilico tra isolamento narcisistico e sensibilità ecosofica.
Necessario, come la verità sputata in faccia da un amico sincero.
info: Rovine
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domenica 2 aprile 2017
^Sigh^Life! - The Boys di Garth Ennis e Darick Robertson
Darick Robertson è stato il disegnatore e coautore di due delle serie di fumetti statunitensi che ho amato di più: Transmetropolitan scritta da Warren Ellis e The Boys scritta da Garth Ennis.
Il suo stile non è di quelli che lasciano a bocca aperta, non è spettacolare nel modo in cui è spesso inteso nei comics, ma è solido, espressivo, diretto, elegante e scomposto allo stesso tempo. Culturalmente ricco, in molti sensi derivativo ma, alla fine, perfettamente riconoscibile e personale. Senza il suo talento, credo che né Transmetropolitan né The Boys sarebbero state le stesse.
The Boys è un viaggio all'interno dell'immaginario dei supereroi visto attraverso uno specchio capovolto. Lo sceneggiatore britannico Ennis non inventa nulla di nuovo, sul piano del concept della serie, ma le sue sceneggiature e la conduzione complessiva della trama sono straordinarie, ovvero fuori dal comune. L'idea di fondo è che i supereroi sono dei falsi eroi, costruiti a tavolino dalle multinazionali e i fumetti che ne parlano sono la migliore propaganda per creare intorno a loro leggende che non esistono. In definitiva, ai supereroi non interessa altro che il successo, i soldi, le donne, lo sballo e il potere. Ma non sono altro che perdenti corrotti e senza spina dorsale. O no?
I Ragazzi del titolo, invece, sono un gruppo di persone che lavora per la Cia (accidentalmente o necessariamente, direi) e che hanno il compito di contenere le azioni dei supereroi ed evitare che la loro potenza stravolga gli equilibri di potere. Ma anche qui, le cose non stanno esattamente così.
Ci sono alcune cose di Ennis (autore tra l'altro del bellissimo The Preacher, non scordiamolo) che adoro terribilmente. Quando esagera con il sesso, lo fa in modo talmente divertito da non risultare mai fastidioso. Quando apre delle pieghe sentimentali per raccontarci i personaggi a cui tiene davvero, lo fa in modo credibile, sottile e intelligente. Ci si emoziona davvero con i suoi racconti di guerra, di amore e di morte.
Ma quel che più convince, di The Boys, è che Ennis e Robertson hanno ri-narrato la storia politica dell'ultimo secolo, incluso l'attacco alle Torri Gemelle di New York, esaltando in modo verosimile l'approccio della contro-cultura, che trova tra i suoi alfieri per esempio l'imprescindibile Noam Chomsky. Quella contro-cultura che oggi troppo spesso viene ridotta e semplificata in "complottismo", in modo da farne scherno e ridicolizzarla per toglierne validità. Ebbene, leggere la ricostruzione storica di Ennis alla luce della creazione dei supereroi ci permette di vedere in controluce la vera, segreta storia della più grande potenza mondiale, i suoi inganni e le sue tendenze. Anche qui, possiamo dire, nulla di davvero nuovo. Ma è la modalità con la quale questi racconti vengono trattati che convince totalmente. Perché in un centinaio di pagine, nel quarto volume della serie, Ennis e Robertson ripercorrono non solo l'ultimo secolo di storia, ma anche l'ultimo secolo di fumetto supereroistico americano.
Due chicche narrative, per concludere.
Uno: hai presente quelle maledizioni estive che sono i mega crossover tra tutti i personaggi di una casa editrice? Ebbene, se nei fumetti (che in The Boys, ti ricordo, sono il mezzo di propaganda principale per costruire le leggende intorno ai supereroi) tutti i supertizi spariscono dalla Terra per occuparsi di qualche terribile globale minaccia, nella realtà tutti loro si ritrovano in un resort isolato a fare sesso e drogarsi senza alcun limite. Nome di questo evento annuale? Herogasm!
Due: c'è un momento clou durante la tragedia dell'11 Settembre 2001, in cui il supergruppo più importante, The Seven, cerca di far atterrare uno degli aerei dirottati. Il corrispettivo di Superman vola accanto all'aereo, sta per entrare, un bimbo lo guarda sorridendo dal finestrino dell'aereo, sa che non è più in pericolo, è salvo, il suo eroe è arrivato. "Superman" apre lo sportello e il bambino vola via nel cielo risucchiato dalla forza dell'aria. "Superman" è talmente impreparato e sotto shock da non riuscire a muovere un muscolo. Ciao ciao bambino...
E questo è tutto, più o meno. The Boys è una lettura inevitabile e appiccicosa. Non puoi farne a meno.
info: in italiano, The Boys è pubblicato da Panini Comics
in lingua originale, è stato raccolto in volumi per Dynamite Press
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venerdì 4 novembre 2016
^Sigh^Life! - Joe Sacco e quella storia del latte
Bumf di Joe Sacco non è perfetto. Parte da una grande idea: il presidente Obama viene sostituito da Nixon e nessuno se ne accorge. Sviluppa un impianto surreale che insiste troppo, a mio avviso, sulla metafora religiosa. Ma alcuni momenti dell'opera sono perfette. Come questo che riporto qui sotto.
Siamo tutti sotto controllo. E quindi cosa è pericoloso? Tutto quello che non si può controllare...
Enjoy!
Siamo tutti sotto controllo. E quindi cosa è pericoloso? Tutto quello che non si può controllare...
Enjoy!
sabato 31 ottobre 2015
^Sigh^LIfe! - Richard McGuire a Lucca Comics e il suo Qui
Riporto una parte dell'articolo, dove rifletto su un aspetto importante del libro che è stato confermato dall'autore stesso durante l'incontro.
La prima versione di Here uscì negli Stati Uniti una trentina di anni fa sulla rivista Raw diretta da Art Spiegelman. Era una versione molto più corta. Da un punto di vista tecnico e metanarrativo, quel racconto era sufficiente, diceva già tutto quello che si poteva sul meccanismo intrinseco del raccontare a fumetti. La parte più intellettuale della nostra mente era quindi soddisfatta e appagata. Soprattutto quella di critici e studiosi della nona arte.
La nuova versione, decisamente ampliata, che compone il volume attualmente in libreria, offre invece uno sguardo più ampio sulla nostra realtà, si sposta da un piano tecnico a un piano esistenziale con maggiore enfasi, tocca le nostre emozioni e la percezione stessa della realtà. [...]
Viviamo il paradosso di una realtà impermanente dove tutto muta a ogni respiro, dove un numero impressionante di cellule si rinnova nel nostro corpo, e dove tuttavia ci percepiamo come esservi viventi illusoriamente identici a dieci, venti, trenta anni fa, ci immaginiamo tra dieci, venti, trent’anni simili a oggi, e siamo persino capaci di dire a noi stessi e agli altri che “siamo fatti così, non possiamo cambiare”
Per leggere tutto l'articolo, vai qui.
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martedì 19 maggio 2015
Lo Scultore
Questa è una storia sulla depressione.Una storia sul conflitto interiore, che nasce
quando non si è all'altezza delle aspettative
degli altri, della famiglia in primis, e quindi
di se stessi.
Meno faustiano e più vicino a Melancholia
di Lars von Trier, Lo Scultore è una storia
sull'impotenza derivante dal falso sé.
A Jung sarebbe piaciuta molto.
Io mi sono arreso alle sue dinamiche e alla sua
forza. E mi ha rivoltato almeno per un giorno.
info: http://www.baopublishing.it/shop/dettaglio/834-Lo_scultore
mercoledì 6 maggio 2015
Fritz il gatto e altri animali
L'errore: Fritz il Gatto in giro per casa.
Le condizioni: un figlio curioso e una casa piccola.La preoccupazione: Gabo, nove anni, legge Fritz e le sue orge nella vasca da bagno.
L'ascolto: il figlio non sembra sconvolto, ma confuso.
La consapevolezza: i giochi simbolici e i codici usati da Crumb.
Nessun pericolo, semmai una curiosa e vaga insoddisfazione.
Se non hai mai letto Crumb, puoi iniziare da qui.
Prima di tutto il resto!
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giovedì 13 febbraio 2014
Sailor Twain o La Sirena dell'Hudson

Avevo pensato di essere immortale.
Innamorato di te
Che mi perdi.
Potrebbe essere tutto qui:
l'illusione d'amore, il tormento,
l'impossibilità.
Malinconico, disperato, ironico.
Qualche volta troppo scontato.
Mai veramente spietato.
info: sailor twain
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martedì 29 ottobre 2013
^Sigh^LSB! - Per sempre Claremont
Torno a parlare di X-Men e di Claremont a proposito della sua gestione della serie X-Men Forever. Dove riprende concetti e idee lasciati vent'anni prima.
Su LoSpazioBianco.it in questo articolo.
Uno stralcio:
X-Men Forever è una serie paradosso: fuori dalla continuity ufficiale della Marvel Comics (concetto che, come ha più volte dimostrato Grant Morrison, non ha più nessuna attualità) ha l’ambizione di tornare a sviluppare temi vecchi di vent’anni. Una serie che “non esiste” vuole rinnovare concetti e percorsi narrativi ormai dimenticati. Siamo nella piena, totale involuzione del concetto di serialità, che appare per molti versi come l’ultimo, straziante canto del cigno di un’epoca.
Lo sceneggiatore si impegna e sembra giocare con rinnovato entusiasmo, ma il meccanismo è ormai rotto. La sensibilità ha perso qualunque contatto con il reale e non riesce a toccare in alcun modo l’emozione del lettore. Le idee appaiono non solo invecchiate, ma tutto sommato decisamente ridimensionate dal tempo, e dalle tante, reali innovazioni che sono avvenute negli anni (anche nella famiglia dei mutanti, basti pensare alla gestione Morrison).
venerdì 6 settembre 2013
^Sigh^Life - Gli X-Men e le due facce di Claremont
Il 31 agosto ho festeggiato il capodanno stando sveglio fino alle 5 del mattino, a pensare a cosa mi lascio alle spalle e a cosa dovrò avviare dal giorno successivo.
Mentre le vacanze finiscono, l'estate si fa coda e ci regala gli ultimi giorni di caldo, cerco di mantenere gli impegni fumettistici presi.
Settimana prossima, su LoSpazioBianco.it prende il via un nuovo, corposo speciale, tutto dedicato agli X-Men. Non c'è un modo migliore per iniziare l'anno. Gli X-Men sono (stati) uno dei fumetti popolari statunitensi più importanti e famosi della Marvel Comics. E lo so che non sono più divertenti da molti anni, e lo so che riletti oggi anche molte cose vecchie non sono propriamente la mia tazza di tè. Ma credo sia importante rileggerne la storia, rivedere alcuni dei momenti più importanti della loro parabola editoriale.
Il pezzo forte dello speciale, probabilmente, è un'intervista a Chris Claremont in esclusiva per LoSpazioBianco.it. La leggerai e respirerai tutta l'amarezza e il rimpianto del papà adottivo degli X-Men. Il tempo passa e lascia tutti indietro.
Io mi sono occupato proprio di Claremont e di due momenti contrapposti della sua carriera. Nel primo articolo mi diverto a parlare di sessualità, potere ed adolescenza a proposito della celebre saga di Fenice Nera (realizzata con John Byrne), senza dubbio uno dei momenti più felici dell'intera produzione degli X-Men. Nel secondo articolo, rifletto sulla coda artistica dell'autore, a proposito della recente X-Men Forever, dove Claremont racconta quello che sarebbe successo al suo supergruppo se non avesse abbandonato la serie negli anni '90. E qui, e qui si parla di rimpianti, di nostalgia e della morte dei presupposti alla base del fumetto seriale di supereroi.
Due periodi storici diversi, due momenti opposti nella vicenda artistica e umana di un autore di fumetti. Un ottima lente per osservare la vita in relazione alla creatività.
Segnalerò gli articoli a tempo debito. Intanto anticipo un breve stralcio dal pezzo su Fenice Nera.
Byrne
e Claremont avevano un’idea chiara in testa e un preciso target di lettori:
sparare a mille gli ormoni degli adolescenti, mettendo in scena il concetto
stesso di perversione (del bene, della morale, dell’umanità, ecc.) attraverso
la bellezza iconica e rassicurante dei supereroi. La dolce, sensibile Jean Grey, che nella storia sarebbe
diventata la “divinità oceanica” e corrotta di Fenice Nera, era vittima e
complice di un processo di deturpamento del cuore e del desiderio che avrebbe
fatto saltare sulla sedia qualunque ragazzino represso come il sottoscritto.
Il
Club Infernale, nemico dichiarato
dall’inizio di questa saga, intriso d’immaginario fetish, era il richiamo perverso del desiderio per Jean e per i
lettori.
Gli autori giocavano a
carte scoperte, riprendendo in modo esplicito semplici concetti psicanalitici,
vaghi ma stimolanti riferimenti esoterici o filosofici (Yin e Yang della tradizione taoista, per citarne uno): gli opposti
come fondamento della vita; la lotta come malattia; il potere e la sua
corruzione come motore fondamentale delle scelte.
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mercoledì 21 agosto 2013
Echo
Un ottimo concept che si piegaalla fine
in una parabola necessaria e facile.
Molte parti sono emozionanti,
troppe parti sfuggono.
Un lavoro più grande del suo autore.
Il segno aiuta, per la cura teatrale.
Non aiuta, per l'equilibrio della tavola.
Poteva essere molto meglio.
Anche perché alcuni passaggi restano.
Ottima edizione.
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giovedì 25 luglio 2013
^Sigh^Quote! 41
"PERCHÈ LA CONOSCENZA È TORTURA E DEV’ESSERCI CONSAPEVOLEZZA PRIMA DEL CAMBIAMENTO”* […]Per un adolescente introverso, fantasioso e represso che aveva timidamente rifiutato la Bibbia, questo credo cosmico era valido quanto qualsiasi altra cosa. La Lega della Giustizia sembrava infantile se paragonata alla succosa Pop Art della psico-fantascienza di Starlin... un piacere sempre più colpevole, considerando che l'universo DC era diventato stantio e conservatore, congelato in un insieme di gesti ripetuti interpretati da emblemi esausti, stemmi vuoti.
Le antiche lezioni dei trip lisergici, la tonante e inevitabile voce del maledettamente ovvio assurta allo stato di divinità, mi giunsero attraverso queste storie così come attraverso la musica dei Beatles e dei Doors.
Mar-Vell era diventato "cosmicamente consapevole" e questo significava che spesso i suoi albi sfumavano nella splendida rappresentazione grafica di una coscienza stellata e sconfinata. Il suo volto si tuffava in ombre illuminate da stelle e nebulose in movimento, mentre i suoi occhi blu emergevano dallo spazio infinito per scrutarci.
Era anche come ci si sentiva a vivere nella mia testa. Quelle battaglie erano quelle che affrontavo nel mio animo da adolescente. Era il viaggio sciamanico in forma di albo a fumetti Marvel. [...]
La parola cosmico arrivò a identificare queste selvagge scorribande in fantasie spesso illuminate da droghe e presto altre sarebbero giunte a far loro compagnia. Queste nuove e strane storie di supereroi erano create da giovani scrittori e disegnatori, stralunati capelloni che piovevano nell'industria dei fumetti, attratti dall'iconoclastico universo di possibilità della Marvel.
Grant Morrison, da SuperGods, ed. Bao Publishing
* testo tratto da Captain Marvel 29
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mercoledì 24 luglio 2013
Fairest 1
una delle cose più belle degli ultimi mesi,
guardami in faccia e spiegami perché
una storia vuota di idee, con dialoghi da telefilm,
che gioca scioccamente con l’immaginario
delle favole
avrebbe dovuto in qualche modo interessarmi?!
Willingham ha sempre il solito difetto:
scrive come se riassumesse la trama a un editor.
Quando iniziare a raccontare una storia ai lettori?
info: fairest 1
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mercoledì 8 maggio 2013
^Sigh^Life! - Iconic eye
Ancora in casa DC Comics, dalle anteprime del mese di maggio.
L'ironia tutta grafica di Animal Man (la prima cover di Jae Lee).
La forza del segno e del colore per la seconda (Suicide Squad di Jason Pearson).
In generale le cover di casa DC sono più scure e più di impatto rispetto alla concorrente Marvel.
L'ironia tutta grafica di Animal Man (la prima cover di Jae Lee).
La forza del segno e del colore per la seconda (Suicide Squad di Jason Pearson).
In generale le cover di casa DC sono più scure e più di impatto rispetto alla concorrente Marvel.
^Sigh^Life! - Iconic women
In casa DC Comics, dalle anteprime ancora del mese di maggio.
Si punta come di tradizione su alcune supereroine particolarmente formose. L'interpretazione più efficace, e meno esposta, è quella di J.H. Williams III per Batwoman (l'ultima), come prevedibile. I contenuti delle anteprime invece lasciano del tutto indifferenti. Che noia.
Si punta come di tradizione su alcune supereroine particolarmente formose. L'interpretazione più efficace, e meno esposta, è quella di J.H. Williams III per Batwoman (l'ultima), come prevedibile. I contenuti delle anteprime invece lasciano del tutto indifferenti. Che noia.
^Sigh^Life! - Iconic dog
Sempre dalle anteprime delle uscite Marvel Comics del mese di maggio.
Una storia raccontata dal punto di vista di un cane (in Hawkeye n.11).
Non una vera novità, ma un guizzo. La cover, molto semplice, funziona.
Una storia raccontata dal punto di vista di un cane (in Hawkeye n.11).
Non una vera novità, ma un guizzo. La cover, molto semplice, funziona.
lunedì 15 aprile 2013
X-Men Forever 1-4
L'unica cosa che non muta mai
è il mutamento stesso.
L'uomo e il suo ego si illudono di
poter controllare e stabilizzare la vita.Cosa che non è possibile, se non a prezzo
della salute e della libertà, e per brevi,
brevissimi periodi. Poi c'è la nostalgia.
L'uomo dietro queste storie è cambiato.
Il mondo con lui. Il passo è perso per sempre.
Per sempre ... per sempre ... per sempre ...
Rimane il gioco
del ricordo
e del sarebbe potuto
essere.
info: x-men forever
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mercoledì 27 marzo 2013
^Sigh^Quote! 30
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