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giovedì 30 marzo 2017

^Sigh^Life! - Intervista a Marco Galli



Mi occupo di aspetti artistici in ambito riabilitativo e terapeutico da quindici anni. Ci sono aspetti dell'essere umano che ho compreso solo in relazione alla malattia, alle difficoltà e ai limiti.
Quando ho saputo del percorso personale di Marco Galli, ho chiesto la sua disponibilità a intervistarlo. Si parla, certo, di malattia e sofferenza, ma soprattutto di quel che ci fa muovere il culo dalla sedia e metterci in cammino per essere persone migliori. L'arte, qualunque forma artistica, è il miglior compagno di viaggio che mi viene in mente.
Ecco uno stralcio:

Come è cambiato il tuo rapporto con la scrittura, che è poi sempre subordinato al nostro rapporto con la vita più in generale?Questo è interessante, perché è cambiato molto. Un po’ per maturità e un po’ per contingenza. Prima il mio approccio al libro era molto diretto: partivo con disegni e testi, spesso senza nemmeno storyboard, fino a libro finito. Poi riscrivevo, sui testi abbozzati, anche fino a cinque volte, prima di arrivare al lavoro finale. Spesso il senso della storia cambiava parecchio dalla prima stesura all’ultima, sembra impossibile, uno dice: i disegni sono quelli, la successione delle vignette tracciata, i balloons hanno quella misura e quel numero… E invece, la forza delle parole è magica anche nel fumetto, cambiate poche parole e cambia tutto il senso. Se potessi suggerire un esercizio ai giovani fumettisti, sarebbe quello di prendere un fumetto già esistente, leggerlo e riscriverlo cercando di dare un senso diverso alla storia. Si impara molto. La scrittura, quando c’è in un fumetto, è importante e da curare come tutto il resto; spesso si vedono grandi magie cromatiche e dei poveri balloons che navigano anemici dentro le pagine.

Puoi leggere tutta l'intervista qui, sul sito de LoSpazioBianco.it

giovedì 27 giugno 2013

^Sigh^Life! - Maurice Sendak interview

Con colpevole ritardo, dovuto alla difficoltà a reperire il volume, sto leggendo solo ora il bellissimo numero 302 del Comics Journal dedicato a Maurice Sendak (e non solo, il volume, enorme, se lo giri ti rivela una sorpresa, ovvero un approfondimento molto corposo su Tardi).
Inutile presentare qui Sendak, perché non potrei essere abbastanza esaustivo e neppure abbastanza lucido, visto quanto amo il suo lavoro.
Segnalo però le due anteprime presenti sul sito del Comics Journal: qui e qui.
Il racconto di come Gary Groth è arrivato all'intervista con Sendak ci dice già molto di questo grande artista. Ma mi piace riportare una breve considerazione sull'infanzia che Sendak fa quando Groth approfondisce i temi relativi al suo bellissimo libro Outside Over There:

But see, children see those things. And when you take away the truth from them, you take away everything from them. And one of the passions I have about children is, we don’t know what they see, we don’t know what they really hear. And occasionally they are polite enough to let us in.

(una mia veloce traduzione)
 Ma vedi, i bambini vedono quelle cose. E quando gli porti via la verità, gli porti via tutto. E una delle passioni che ho sui bambini è, non sappiamo cosa vedono, non sappiamo cosa sentono veramente. E qualche volta sono abbastanza gentili da farci entrare.


Maurice Sendak, intervistato da Gary Groth, The Comics Journal 302

giovedì 13 giugno 2013

La Casati, la musa egoista

^Sigh^Score! 5/6

Entri nella grande casa.
Gli arredi le stranezze
i rumori i colori
gli angoli bui i vizi
le perversioni.
La grande casa dell'ego
è un serpente a due teste.
Poi la morte.
Essere posseduti da una visione
o seguire una vocazione?
Un bellissimo commento corale a una vita.

info: La Casati, la musa egoista
info: il sito di Vanna Vinci

giovedì 21 febbraio 2013

Alcune verità che so su Bilbolbul

(c) jason


Verità vuole che oggi inizia Bilbolbul.

Verità vuole che Bilbolbul sia un festival nazionale sul fumetto in continuo mutamento.
Il mutamento è vita, dice il saggio. Il mutamento è muto, perché parla con le sue forze.

Verità vuole che a Bilbolbul ci sia una personale di uno dei miei artisti preferiti, quel Jason che fu protagonista di una delle peggiori interviste che mi sia capitato di leggere, e i cui lavori rispecchiano una solitudine esistenziale che mi appartiene.

Verità vuole che le mostre al festival di Bologna quest'anno sono 41, e che ti costringono a immergerti nella città emiliana, a perderti nelle sue strade piantina alla mano, e ritrovarti dopo, dopo la cacca dei piccioni, l'odore di urina dei portici, il movimento della gente, il freddo della neve (ci sarà neve anche lì?), l'aspettativa di un incontro.

Verità vuole che non avrai il tempo di coprire tutti quei luoghi, di fermarti nel tempo di quegli incontri, e che nella sparizione, del tempo e dei luoghi, avviene il gusto della scoperta. Forse la vertigine. Forse la separazione dal reale. Forse l'incontro con il quotidiano.

Verità vuole che a Bilbolbul si celebra il fumetto nella sua dimensione artistica, o l'arte nella sua dimensione fumetto, o entrambe nella loro dimensione viva. Ecco, in questa retorica dell'esistente, forse non dobbiamo dimenticare la funzione dell'esperienza. Bilbolbul è un festival formato città che dà spazio all'esperienza. Uscire da un libro per materializzarsi in altra forma, e offrire l'opportunità di un'esperienza.

Verità vuole che LoSpazioBianco.it si sta occupando di realizzare approfondimenti mirati sugli autori di Bilbolbul curandone in prima persona il blog (quest'anno, artefice primaria è Elena Orlandi, quella di Retina, che compie un anno e la puoi sostenere qui, quella a cui non ho mai mandato il pezzo su Mattotti che mi aveva chiesto).

Verità vuole che non andrò a Bilbolbul, quest'anno. Impegni familiari e di lavoro mi costringono a percorre strade che conosco e abitare luoghi abituali. Il mio immaginario non è felice, ma il tuo è in tempo per gioire e poi raccontarmi cosa mi sono perso, e soprattutto perché me lo sono perso.
Fatti vivo!

venerdì 26 ottobre 2012

L'autostrada del solo, Hobby Comics 2

^Sigh^Score! 5/6

Raccogli un'idea e trasformala
nella tua ossessione.
Mettici tutto te stesso.
Perditici, fino a non sapere più
il motivo originale.
Ti ritroverai morto prima del tempo.
Senza tempo.
Ogni vita, in fondo, è così.
La tua ossessione qual è?

info: hobby comics
         tuono pettinato

domenica 21 ottobre 2012

Building stories (1)

^Sigh^Score! 6/6

Quel sapore... che ricordo da sempre.
L'isolamento esistenziale.
L'impreparazione alla vita.
Di più, al tempo che passa e ti lascia
indietro.
L'arte non è questo e basta.
Ma dopo ogni grande partecipazione artistica
sono solo.

info: building stories

mercoledì 10 ottobre 2012

^Sigh^LSB! - Intervista a Giuseppe Palumbo


Su LoSpazioBianco, segnalo un'intervista a Giuseppe Palumbo realizzata da Antonio Tripodi.
Le domande sono buone, anche quando "sbagliate", e le risposte offrono numerosi spunti.
Provo a fare una sintesi, e una piccola provocazione: il fumetto come evasione nelle edicole; il fumetto come lavoro sulla realtà nel web e nelle performance. Una riflessione sui supporti, sulla diffusione e sull'approccio artistico al fumetto oggi sarebbe molto interessante.

lunedì 1 ottobre 2012

^Sigh^Life! 06



È più importante l’Artista o la sua Arte?
Se guardiamo da dentro il piccolo mondo e il posto che occupiamo in esso, non c’è dubbio: l’Artista prima di tutto. E nel luogo preferito dai fumettisti e dai loro lettori appassionati, questo è ancora più vero. In questa attualità fatta di leggerezza, superficialità e consumo, si può arrivare al paradosso per cui l’Artista si afferma ancor prima che lo faccia la sua Arte. Il primo arriva dove non arriva la seconda. Perché la creatività è al servizio del potere istituzionale, dell’affermazione della propria identità metacomunicativa. In tanti, troppi casi, l’Arte è un pretesto per l’affermazione dell’Artista.
Per raggiungere questo obiettivo, l’Artista si distrae e impegna il proprio tempo nelle battaglie sbagliate.

Ma l’Arte è una sfida, è ricerca, è duro impegno, è sorpresa, è mettersi costantemente in discussione, reinventando ogni giorno il proprio occhio che osserva, la propria mente che elabora, le proprie emozioni che rivelano. Alla fine, davvero, l’artista non dovrebbe contare più nulla. Dovrebbe rimanere solo la sua opera. Quel che l’Artista ha da dire al di fuori della sua Arte può essere importante socialmente, culturalmente, o per la sua comunità di appartenenza. Ma non modifica di nulla la qualità della sua opera. Ma molti fumettisti se ne dimenticano. Egotismo e bulimia multimediale spengono la creatività e l’emozione del loro impegno. Il potere istituzionale è così ammaliante, vorace. Peccato che sia effimero, illusorio e paralizzante. Paralizzante.
Abbiamo così tanti Artisti paralizzati dalla loro appartenenza istituzionale, nel mondo del fumetto, che neppure ci ricordiamo più perché seguiamo le loro opere. L’idea dell’intrattenimento a tutti i costi si mangia tutto, primo tra tutto il tempo. E allora,  leggere quello che un fumettista scrive nel suo blog rischia di diventare più divertente, creativo, intrattenente della sua opera. E il nostro tempo vola via.