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martedì 9 febbraio 2016
^Sigh^Life! - La Proprietà, ovvero come l'artista sparisce nella sua propria voce
Da tempo non leggevo un fumetto chiaro, equilibrato e potente come La Proprietà di Rutu Modan (Rizzoli).
Avevo amato molto il suo esordio italiano in Unknown/Sconosciuto, pubblicato da Coconino Press. E l'ultimo suo lavoro tradotto nel nostro paese conferma e rilancia.
Qui c'è uno sguardo lucido, una voce asciutta ma che sa parlare al cuore. Porta il suo punto di vista ai lettori senza compromessi, senza mezze verità o isolandosi in una qualche piega surrealista. No. Il suo segno è tutto ciò che ci serve vedere. I personaggi prendono vita dalla grande attenzione nella rappresentazione dei gesti e del ritmo delle posture e degli scambi relazionali.
Tutto è relazione, nel racconto di Rutu. Anche gli oggetti, per esempio la proprietà della casa cui fa riferimento il titolo, sono parte di un processo dialogico, tra protagonisti, tra presente e passato, tra aspettative ed eventi, tra generazioni. Una narrazione psicologica che coglie però l'aspetto per così dire leggero della memoria e della mente. E che si sviluppa attraverso le azioni di ogni personaggio nelle diverse dimensioni relazionali che ho elencato.
Rutu commuove, senza mai apparire indulgente o sentimentale. Perché lascia che siano gli eventi a mostrare, con naturalezza e nitidezza, cosa c'è in gioco, passo dopo passo. Non interpreta, non prende parte, non interferisce attivamente con la narrazione, se non per quello che compete all'autore. Un paradosso, certo. Ma è in questo suo scomparire dietro alla storia, che ci mostra la sua forza di artista, che afferma la sua voce più autentica.
info: La Proprietà, Rutu Modan
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venerdì 15 gennaio 2016
^Sigh^Life! - I Solchi del Destino
La memoria è una spugna, un filtro, un sogno, una storia, ...?
Paco Roca passeggia nei ricordi di un superstite della guerra e attraversa le ferite del nostro continente. Chi ricostruisce una testimonianza? Come avviene?
Nelle parole del vecchio quali voci sono reali, quali immaginarie, quali distorte, quali autentiche?
Il lavoro della ricostruzione è ardua. Limitatamente alla durata di una parabola di vita, insignificante. Rapportato ai processi storici, esemplare. Ma dove si ferma e si deposita la verità?
L'autore spagnolo è un talento raro nel panorama europeo dal momento che non si ferma davanti alle sue certezze e ai traguardi artistici raggiunti. Ma prosegue accogliendo le sfide.
Il materiale raccolto da un sopravvissuto... Immagina la reticenza, la superbia, la tristezza, la parsimonia, lo squilibrio delle fonti, l'unicità del punto di vista, la costruzione di una teoria o di una dimostrazione...
Un fumettista intervista, registra e accumula materiale grezzo che deve essere lavorato e trasformato. Dove fermarsi? Cercare un messaggio e una teoria sull'Umanità, sulla Guerra, sulla Vita... Perché?
E il narcisismo di realizzare un'opera che si suppone necessaria?
E l'esigenza di dare forma a una testimonianza autentica e chiara?
Rimane davvero lo spazio nella coscienza per il fiato di un ricordo?
Avverto un tremore. L'oblio. L'uomo e il suo sogno si perdonano tutto tranne l'oblio. Nell'insonnia si trasferisce la mente incessante. Il parlare tra sé infinito. Le infinite vite ci attraversano. Ma non l'oblio. Impossibile l'oblio. Ma non selettivo. Scompare quel che vuole, per presunzione, il nostro inconscio, individuale/collettivo, e traspare in controluce la sua ombra. Rimane quel che serve a mostrare di noi la nostra teoria di vita, la nostra ossessiva e compulsiva ripetizione.
Dovremmo meditare, nel silenzio, per lasciar andare l'impossibilità dell'oblio, l'ossessione della memoria, e recuperare quel che davvero è necessario.
Paco Roca racconta l'incontro. Come ogni testimonianza.
Mi coinvolge, Paco Roca. Da questo suo nome ridondante alla semplicità del suo tratto, così pulito, così "piccolo" e poco "artistico", così comunicativo. E poi il silenzio. Le sue tavole sono spugna, filtro, sogno, storia, ...
Provare a capire.Provare a riposare davvero.
info: I solchi del destino, Paco Roca, Tunué
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giovedì 12 dicembre 2013
Orfani 2, Non per odio ma per amore
La coerenza di stile è salva.Il movimento interno agli eventi
è un coro di voci da cui nascono assoli.
Nessun vuoto ma il pieno del puro
intrattenimento.
Stile - style - come nuova estetica
del fumetto seriale italiano.
Oppure semplicemente
quello che nasce quando si crea
sapendo perché.
info: orfani 2
martedì 26 novembre 2013
^Sigh^Life! - Una Storia e i Fiori del Massacro si incontrano
Avendo facoltà, come si dice, scegliamo liberamente di quali letture riempire il nostro tempo libero.
Le vicende della vita, negli ultimi mesi, mi hanno ripulito: pistola alla tempia, o il tempo o la vita. Nessun cazzo di Tex intorno ad aiutarmi. Alla vita ci tengo. Quindi via alle priorità e stop alla lettura.
Nel fine settimana appena concluso, mi sono però riappropriato di alcune ore e, soprattutto, del gusto di soffermarmi sulle pagine a fumetti.
Potrei riflettere sul tema della decongestione da lettura che ho vissuto in questi mesi, ma rimando perché, dopo un po’ di tempo, ho voglia di tornare a parlare di qualcosa che ho letto.
Gipi, Una storia, fresco di stampa, con il suo grande formato, mi ha riportato a qualche anno fa, quando aspettavo con una certa emozione l’uscita di un nuovo libro. Ché Gipi resta, ancora oggi, forse sempre di più, un grande, grandissimo talento del fumetto. Uno che ci si sporca, con le sue tavole, e che ha costruito con consapevolezza molti dei meccanismi che lo rendono speciale.
Recchioni e Accardi, I fiori del massacro, uscita numero 15 de Le Storie della Bonelli, prevista per metà dicembre, si dovrebbe collocare sulla sponda opposta rispetto a Una Storia nell'ideale e fantomatica dicotomia fumetto “popolare”/fumetto “autoriale”. Le divergenze produttive, concettuali, di target e artistiche sembrano motivare, ancora oggi, questa differenziazione. Per un lettore onnivoro come me, il tema diventa secondario quando le storie sono buone e sono aperte. O forse, più che secondario, un tema da tenere ben presente e da superare.
Una storia di Gipi è meno di quello che ci si aspetta prendendo a riferimento i suoi principali lavori precedenti: meno complessa, meno densa, meno pensata, meno stratificata. C’è un gesto artistico più immediato, una volontà più chiara, ma non sempre a fuoco. Il racconto è costruito intorno a due idee piuttosto semplici, che hanno a che fare con il senso della vita e l’eredità della morte. O il senso della morte e l’eredità della vita. Temi importanti. Che l’autore decide di trattare su due piani temporali diversi e giustapposti, legati però dal tema dell’eredità di sangue. I due protagonisti della storia sono infatti parenti e il titolo utilizzato da Gipi per il suo lavoro chiarisce da subito che in entrambi i casi si sta parlando della stessa identica storia. Vita/morte, eredità, libertà…
Sarà un caso, o un segno dei tempi, se I fiori del massacro affronta gli stessi identici temi: il senso della vita e l’eredità della morte. O il senso della morte e l’eredità della vita. Il concetto cardine, ereditato dall’opera immortale Lone Wolf and Cub è il Meifumado, l’inferno giapponese, cui la protagonista della storia si lega, in un percorso che richiama direttamente l’esperienza del Lupo Solitario. L’impalcatura della storia è avventurosa e decisamente “popolare”, ma nasconde una preparazione onnivora e ottimamente “reincarnata” su migliaia e migliaia di altre pagine scritte e disegnate, viste e ascoltate da parte di Recchioni e Accardi. La coppia si conferma più che nel precedente lavoro come perfettamente in sintonia. Stupisce in particolare Accardi, che riesce a mimetizzare il tratto orientale con un’interpretazione personale, tutta europea e bonelliana, senza risultare mai posticcio o derivativo. Una scommessa difficilissima per un prodotto seriale italiano che è senz’altro vinta. Recchioni ci mette le sue idee e la cura nella sceneggiatura. Non ci sono sorprese. Tutto fila fin troppo liscio. Come nel primo numero de Le Storie i canoni di riferimento non sono mai sovvertiti. Difficile dire, in generale, se questi siano limiti o pregi. Per il mio personale punto di vista è un difetto grande come una casa, perché il lettore consapevole vorrebbe rimanere felicemente sorpreso. Insomma, Osamu Tezuka ha mostrato come fare in centinaia di sue pagine, ma non è, oggi, purtroppo, autore particolarmente ripreso o “imitato”.
La vita, la morte, l’eredità nelle loro declinazioni legano due storie diversissime sotto tutti i punti di vista. È vero che si tratta di cardini sui quali spesso si sono sviluppati meccanismi narrativi efficaci, popolari e autoriali. In questo caso, oltre alla visione diacronica del mio personale rapporto tra lettura e vita, mi sembra si possano aggiungere altri due elementi che legano insieme Una Storia e I Fiori del Massacro: la consapevolezza degli autori rispetto ai propri mezzi e alla forma fumetto che stanno perseguendo; la volontà di rispettare in pieno le aspettative del proprio target di lettori di riferimento. E forse le due cose vanno insieme.
Le vicende della vita, negli ultimi mesi, mi hanno ripulito: pistola alla tempia, o il tempo o la vita. Nessun cazzo di Tex intorno ad aiutarmi. Alla vita ci tengo. Quindi via alle priorità e stop alla lettura.
Nel fine settimana appena concluso, mi sono però riappropriato di alcune ore e, soprattutto, del gusto di soffermarmi sulle pagine a fumetti.
Potrei riflettere sul tema della decongestione da lettura che ho vissuto in questi mesi, ma rimando perché, dopo un po’ di tempo, ho voglia di tornare a parlare di qualcosa che ho letto.
Gipi, Una storia, fresco di stampa, con il suo grande formato, mi ha riportato a qualche anno fa, quando aspettavo con una certa emozione l’uscita di un nuovo libro. Ché Gipi resta, ancora oggi, forse sempre di più, un grande, grandissimo talento del fumetto. Uno che ci si sporca, con le sue tavole, e che ha costruito con consapevolezza molti dei meccanismi che lo rendono speciale.
Recchioni e Accardi, I fiori del massacro, uscita numero 15 de Le Storie della Bonelli, prevista per metà dicembre, si dovrebbe collocare sulla sponda opposta rispetto a Una Storia nell'ideale e fantomatica dicotomia fumetto “popolare”/fumetto “autoriale”. Le divergenze produttive, concettuali, di target e artistiche sembrano motivare, ancora oggi, questa differenziazione. Per un lettore onnivoro come me, il tema diventa secondario quando le storie sono buone e sono aperte. O forse, più che secondario, un tema da tenere ben presente e da superare.
Una storia di Gipi è meno di quello che ci si aspetta prendendo a riferimento i suoi principali lavori precedenti: meno complessa, meno densa, meno pensata, meno stratificata. C’è un gesto artistico più immediato, una volontà più chiara, ma non sempre a fuoco. Il racconto è costruito intorno a due idee piuttosto semplici, che hanno a che fare con il senso della vita e l’eredità della morte. O il senso della morte e l’eredità della vita. Temi importanti. Che l’autore decide di trattare su due piani temporali diversi e giustapposti, legati però dal tema dell’eredità di sangue. I due protagonisti della storia sono infatti parenti e il titolo utilizzato da Gipi per il suo lavoro chiarisce da subito che in entrambi i casi si sta parlando della stessa identica storia. Vita/morte, eredità, libertà…
Sarà un caso, o un segno dei tempi, se I fiori del massacro affronta gli stessi identici temi: il senso della vita e l’eredità della morte. O il senso della morte e l’eredità della vita. Il concetto cardine, ereditato dall’opera immortale Lone Wolf and Cub è il Meifumado, l’inferno giapponese, cui la protagonista della storia si lega, in un percorso che richiama direttamente l’esperienza del Lupo Solitario. L’impalcatura della storia è avventurosa e decisamente “popolare”, ma nasconde una preparazione onnivora e ottimamente “reincarnata” su migliaia e migliaia di altre pagine scritte e disegnate, viste e ascoltate da parte di Recchioni e Accardi. La coppia si conferma più che nel precedente lavoro come perfettamente in sintonia. Stupisce in particolare Accardi, che riesce a mimetizzare il tratto orientale con un’interpretazione personale, tutta europea e bonelliana, senza risultare mai posticcio o derivativo. Una scommessa difficilissima per un prodotto seriale italiano che è senz’altro vinta. Recchioni ci mette le sue idee e la cura nella sceneggiatura. Non ci sono sorprese. Tutto fila fin troppo liscio. Come nel primo numero de Le Storie i canoni di riferimento non sono mai sovvertiti. Difficile dire, in generale, se questi siano limiti o pregi. Per il mio personale punto di vista è un difetto grande come una casa, perché il lettore consapevole vorrebbe rimanere felicemente sorpreso. Insomma, Osamu Tezuka ha mostrato come fare in centinaia di sue pagine, ma non è, oggi, purtroppo, autore particolarmente ripreso o “imitato”.
La vita, la morte, l’eredità nelle loro declinazioni legano due storie diversissime sotto tutti i punti di vista. È vero che si tratta di cardini sui quali spesso si sono sviluppati meccanismi narrativi efficaci, popolari e autoriali. In questo caso, oltre alla visione diacronica del mio personale rapporto tra lettura e vita, mi sembra si possano aggiungere altri due elementi che legano insieme Una Storia e I Fiori del Massacro: la consapevolezza degli autori rispetto ai propri mezzi e alla forma fumetto che stanno perseguendo; la volontà di rispettare in pieno le aspettative del proprio target di lettori di riferimento. E forse le due cose vanno insieme.
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lunedì 29 aprile 2013
Le Storie 7, La pattuglia
La guerra è una merda.La guerra è un orrore.
La guerra è perdita di coscienza di sé.
Il Vietnam è diventato il simbolo sublime
di tutte le guerre sbagliate.
Questa storia, no
non serve a comprenderlo.
Questo fumetto non serve a nulla.
Vuoto intrattenimento derivativo
ben confezionato.
Neppure un palpito di emozione.
info: Le storie 7, La pattuglia
giovedì 18 aprile 2013
Blanca

Rispetto e amo ogni animale.
Si, anche quello.
Soffro ad ammazzare una formica.
Accompagno i ragni fuori dalla finestra.
Ma non vorrei mai avere un cane.
Quella fedeltà e il loro odore.
E dopo Blanca, chissà,
forse ancora meno. Un problema mio, certo.
Anche se continuo a pensare che l'uomo è l'animale
più pericoloso della Terra.
Capace delle azioni più terrificanti
e più alte. Se un equilibrio c'è,
l'arte può aiutarci a trovarlo.
info: blanca, panini comics
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giovedì 4 aprile 2013
giovedì 10 gennaio 2013
^Sigh^Christmas! - Dossier TAV
La verità dei fatti, intanto, è un concetto a cui non
siamo più abituati, perché la cacofonia di (dis)informazione in cui siamo
immersi lascia trasparire solo isolati pezzi di territori mentali che difficilmente
si ricompongono in un puzzle. La ricerca della verità dei fatti è proprio come
la ricostruzione di un puzzle di cui non hai più alcun riferimento, nessuna
figura da copiare o sovrapporre. Di fronte a te ci sono innumerevoli pezzi, e
sta a te sceglierli, definirne un senso, ritrovare le relazioni con gli altri
pezzi e vedere se combaciano. Sbagliare è facile, il tempo personale da
investirci è molto, ma quando quel pezzo va a collocarsi nel posto giusto, o
forse meglio, in quello che a te appare il posto giusto, quando questo accade
la soddisfazione è grande. Anche quando l’immagine che appare non ci piace, è
spaventosa e brutale.
La verità dei fatti è quindi sfuggente, incerta, e richiede un sacco di determinazione e di tempo. E chi ha più tempo da investire in una ricerca di questo tipo, quando possiamo perdere letteralmente il nostro tempo inseguendo immagini, storie e idee più ammiccanti, confortanti, immediate… e, naturalmente, scomposte, usa e getta, che spengono il giudizio critico ma offrono una soddisfazione immediata?! Anche nel fumetto, questo processo accade continuamente. Pensa all’ultimo fumetto che hai letto che ti ha offerto un’occasione reale di comprensione e non una semplice opportunità di evasione? Credo che dovremmo sempre meno cercare di evadere e sempre più di focalizzarci sulle cose utili e che favoriscano la ricomposizione dei puzzle.
La verità dei fatti obbliga all’impegno civile. Ed ecco
Claudio Calia, e il suo citizen journalism. Ed ecco il suo ultimo lavoro per
Becco Giallo, Dossier TAV. Fatalmente, la verità dei fatti richiede anche di
schierarsi, forse, oggi, l’unico modo affinché un puzzle prenda forma e si
definisca nelle sue caratteristiche salienti. Siamo figli del relativismo,
certo; nel mondo post-moderno in cui viviamo l’ingenuità della verità unica è
forse superata. Ma non l’aderenza acritica e ideologica a fazioni e squadre che
impongono l’esercizio sterile e infantile del tifo. Ecco, il lavoro di Calia è
diverso. Non è sommerso da ideologia, ma pregno di una ferrea convinzione nel voler
restituire un po’ di visibilità a quella che un tempo (ancora?) si chiamava
contro-informazione. Alla faccia (in sfida) al relativismo imperante.
Soggettivismo contro relativismo, o ancora, chiarezza contro confusione imposta
dai quotidiani e più diffusi mezzi di comunicazione.
Calia è poi stranamente convinto che il fumetto sia lo
strumento più adatto, oggi, per questo impegno civile. Ci vede una chiarezza,
una sintesi, una fruibilità che altri media oggi sembrano avere perso.
Queste e altre sue verità dei fatti si trovano in Dossier
TAV, che non è il fumetto che ti aspetti. E che riesce nel complesso tentativo
di divulgare senza annoiare, anche laddove i fatti sono elencati in modo
sintetico ma puntuale e, perché no, piuttosto dettagliato per un fumetto (ma
chi lo pensa, non ha mai letto nulla di Ted Rall e non ha capito nulla del
fumetto). Calia mantiene quell’approccio interessante e diretto già visto in
altri suoi lavori (È primavera, Intervista a Toni Negri, per esempio) in cui
diventa personaggio (non protagonista) della narrazione. In Dossier TAV le
emozioni di un ricercatore della verità si (con)fondono quindi con gli eventi
narrati, in un intreccio vitale.
Lo stile di Calia è personale, non esteticamente bello, non
virtuoso, ma efficace. Se lo accetti per quello che è, potresti avere grandi
soddisfazioni. Se accetti che la realtà
dei fatti possa non essere narrata attraverso il realismo ma il simbolo e la sintesi visiva.
Di Dossier TAV sono riuscito a strappare la parte che, per
me, rappresenta il cuore del fumetto. Decontestualizzata dal resto credo
funzioni comunque molto bene, e soprattutto offre un’idea chiara ed emozionante
del punto di vista dell’autore e del suo editore su tutta la vicenda TAV, di
cui non ho detto nulla fin qui, perché non è questo il punto. Non oggi.
Un sentito ringraziamento a Becco Giallo, quindi, per
l’opportunità, e soprattutto a Claudio Calia, senza il quale, tra l'altro, tutta l’idea e lo
sviluppo di ^S^Christmas non avrebbe mai avuto la luce.
Il fumetto vive!
martedì 28 agosto 2012
Lilith 8, La grande battaglia
E poi le cose iniziano a muoversi.
L’impalcatura: attraversare le epoche tra guerre e violenze tutte tristemente umane.
Ma questo Giappone è pieno di gusto e ironia.
E Lilith si spezza, con ritmo e passo perfetto.
Dove si è mai visto un fumetto così?
Con i tempi di un romanzo seriale.
E la forma di un fumetto
popolare.
Non si torna indietro.
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domenica 26 agosto 2012
MetaMaus
Maus col senno di poi e la sua eredità.
L'unica opera lunga per un autore di
storie brevi.
L’ombra di un'opera su una vita.
La descrizione precisa di una nevrosi.
La seconda storia di un sopravvissuto.
Art è sopravvissuto a Maus?
Quanti altri fumetti possono meritare una simile gioia in forma di libro?
info: MetaMaus
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sabato 25 agosto 2012
Lilith 7, La signora dei giochi

Lo sfoglia mio figlio. Sei anni.
Mi preoccupo. Infilato in un mondo narrativo adulto.
Sporco, violenza, sangue, morte, ricatti.
Illusioni. False aspettative. Tutto adulto.
Quindi, una storia grandiosa.
Equilibrio di mezzi, di gesti, di segni.
Non fosse che si muove su uno sfondo immobile.
info: lilith 7
luca enoch
giovedì 16 agosto 2012
Unknown Soldier - Easy kill

La guerra è di tutti.
Combattuta dai nessuno premiati con medaglie alla memoria.
I fiori sulle tombe dei sudditi di questi presidenti.
Che ancora e ancora votiamo.
E poi... il Ruanda e i bambini.
info: unknown soldier in vertigo
Onward Towards Our Noble Deaths
Rispettare un'ideologia per coraggio o paura.
Essere all'altezza del nulla.
La morte come unica conseguenza.
La volgare inutilità della guerra.info: shigeru mizuki
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