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lunedì 2 novembre 2015

^Sigh^Life! - La mostra di Richard McGuire a Lucca Comics and Games

Tornando a parlare di Richard McGuire.
Perché il suo Here (Qui, ed. Rizzoli Lizard) è un'opera emozionante e importante.
Perché il suo lavoro nasce dopo più di un anno di riflessioni accurate su come realizzarlo, riprendendo una sua idea sperimentata bene 25 anni prima.
Perché non ricordo una riflessione più attuale ed efficace sulla dimensione del tempo.
Perché la sua espressività artistica invita all'esperienza totale dell'opera d'arte.

Nella mostra di Lucca Comics and Games emerge ancora più forte l'eclettismo della sua ricerca, sia nella concezione che nell'uso dei materiali.
Di seguito alcune foto della mostra. Purtroppo i miei mezzi a disposizione non mi hanno permesso di fare foto particolarmente riuscite. Ma sono sicuro che McGuire mi perdonerà le luci, le sfocature e i miei riflessi nei vetri delle opere.
Interpolazioni...

(nota lo schema finale con una sorta di mappa del tempo di Here)







sabato 31 ottobre 2015

^Sigh^LIfe! - Richard McGuire a Lucca Comics e il suo Qui



Ieri mattina ho avuto il piacere di partecipare al Press Café con l'artista Richard McGuire a Lucca Comics and Games. L'occasione, naturalmente, è legata al suo ultimo lavoro a fumetti, Here (Qui, ed. Rizzoli) di cui ho scritto un articolo per LoSpazioBianco.it.
Riporto una parte dell'articolo, dove rifletto su un aspetto importante del libro che è stato confermato dall'autore stesso durante l'incontro. 

La prima versione di Here uscì negli Stati Uniti una trentina di anni fa sulla rivista Raw diretta da Art Spiegelman. Era una versione molto più corta. Da un punto di vista tecnico e metanarrativo, quel racconto era sufficiente, diceva già tutto quello che si poteva sul meccanismo intrinseco del raccontare a fumetti. La parte più intellettuale della nostra mente era quindi soddisfatta e appagata. Soprattutto quella di critici e studiosi della nona arte.
La nuova versione, decisamente ampliata, che compone il volume attualmente in libreria, offre invece uno sguardo più ampio sulla nostra realtà, si sposta da un piano tecnico a un piano esistenziale con maggiore enfasi, tocca le nostre emozioni e la percezione stessa della realtà. [...]
Viviamo il paradosso di una realtà impermanente dove tutto muta a ogni respiro, dove un numero impressionante di cellule si rinnova nel nostro corpo, e dove tuttavia ci percepiamo come esservi viventi illusoriamente identici a dieci, venti, trenta anni fa, ci immaginiamo tra dieci, venti, trent’anni simili a oggi, e siamo persino capaci di dire a noi stessi e agli altri che “siamo fatti così, non possiamo cambiare”

Per leggere tutto l'articolo, vai qui.