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giovedì 13 febbraio 2014

^Sigh^Life! - Strilli consumeristici e Piccolo Atlante Storico Geografico dei Centri Sociali Italiani



Nell'assolata desolazione del mattino, dopo la pioggia, al tavolo della cucina, guardo da vicino la confezione del latte di soia appena tirato fuori dal frigo.
Al centro, una serie di scritte esclamative definiscono in modo chiaro, senza alcuna ambiguità, i destinatari del prodotto:
- 100 % vegetale (benvenuti vegani)
- senza glutine (benvenuti celiaci)
- senza colesterolo (benvenuti cardiopatici)
- senza lattosio (benvenuti intolleranti)

Vegani, celiaci, cardiopatici, intolleranti ai latticini, … e naturisti di tutte le razze siete i benvenuti.
Le informazioni sono chiare, il “mandato consumeristico” si sposa con gli obiettivi di marketing. Ed è fatta.
Cosa succederebbe se gli editori mettessero lo stesso tipo di informazioni sui propri fumetti?
Facciamo qualche prova?

Intanto, per me, naturista dell’espressione creativa, inizierei con qualcosa tipo:
- 100% creativo
- non didascalico
- senza dialoghi inutili
- senza disegni fotocopiati

Oddio, la lista sarebbe lunga e mi ha già annoiato.
Ma proviamo ad andare nello specifico.

Ricevo in questi giorni il nuovo libricino di Claudio Calia dal titolo Piccolo Atlante Storico Geografico dei Centri Sociali Italiani (Becco Giallo). La presentazione recita:

Quanti sono? Dove si trovano? Cosa fanno i centri sociali italiani? Oggetto di curiosità giovanile e insieme fonte di studio e polemiche, la galassia dei centri sociali italiani è un fenomeno complesso e in costante divenire, spesso al centro della cronaca nazionale e locale. Questa guida a fumetti offre i cenni storici fondamentali e le coordinate territoriali principali per potersi orientare tra le diverse realtà autogestite, con interviste a militanti e portavoce. Padova, Venezia, Treviso, Roma, Napoli, Jesi, Milano, Bologna e Rimini, per un viaggio in compagnia di un militante diventato papà e con una galleria di immagini curata da Sherwood Foto per conoscere più da vicino una fra le realtà più dinamiche e discusse della società alternativa italiana.

Quali avvertenze consumeristiche potremmo mettere sulla confezione?
- 100% documentato
- 100% ideologico
- senza violenza
- senza risposte certe


Ecc. ecc. Potresti provare anche tu, con il fumetto che tieni in mano in questo momento.
Poi prendi la tua lista, qualunque sia, e la metti in un cestino della tua mente. Così possiamo riflettere insieme su come la miriade di messaggi che ci circondano cercano di condizionare le nostre scelte e la nostra libera circolazione di idee.
Il rapporto tra prodotto e cultura è il paradosso più longevo che ci sia, almeno quanto quello tra uomo e divinità. E forse trattano la stessa materia, in fondo.
Quando ho ricevuto il libro di Calia, che per ora ho letto solo in parte, gli ho scritto per mail: il tuo libro risponde alla domanda “che senso hanno oggi i centri sociali?”
Claudio mi ha risposto: spero, almeno parzialmente, che sia così.
Leggilo anche tu, e ne riparliamo insieme. 

lunedì 17 dicembre 2012

^Sigh^Quote! 16



Un disegnatore di fumetti vede le cose, nei propri pensieri e le disegna. Quelle cose a volte non hanno nome. Non possono averne. Sono un mistero. E quando va bene, sulla carta, diventano un mistero senza nome. 


Gipi, da un articolo su Repubblica del 16-12-12

lunedì 1 ottobre 2012

^Sigh^Life! 06



È più importante l’Artista o la sua Arte?
Se guardiamo da dentro il piccolo mondo e il posto che occupiamo in esso, non c’è dubbio: l’Artista prima di tutto. E nel luogo preferito dai fumettisti e dai loro lettori appassionati, questo è ancora più vero. In questa attualità fatta di leggerezza, superficialità e consumo, si può arrivare al paradosso per cui l’Artista si afferma ancor prima che lo faccia la sua Arte. Il primo arriva dove non arriva la seconda. Perché la creatività è al servizio del potere istituzionale, dell’affermazione della propria identità metacomunicativa. In tanti, troppi casi, l’Arte è un pretesto per l’affermazione dell’Artista.
Per raggiungere questo obiettivo, l’Artista si distrae e impegna il proprio tempo nelle battaglie sbagliate.

Ma l’Arte è una sfida, è ricerca, è duro impegno, è sorpresa, è mettersi costantemente in discussione, reinventando ogni giorno il proprio occhio che osserva, la propria mente che elabora, le proprie emozioni che rivelano. Alla fine, davvero, l’artista non dovrebbe contare più nulla. Dovrebbe rimanere solo la sua opera. Quel che l’Artista ha da dire al di fuori della sua Arte può essere importante socialmente, culturalmente, o per la sua comunità di appartenenza. Ma non modifica di nulla la qualità della sua opera. Ma molti fumettisti se ne dimenticano. Egotismo e bulimia multimediale spengono la creatività e l’emozione del loro impegno. Il potere istituzionale è così ammaliante, vorace. Peccato che sia effimero, illusorio e paralizzante. Paralizzante.
Abbiamo così tanti Artisti paralizzati dalla loro appartenenza istituzionale, nel mondo del fumetto, che neppure ci ricordiamo più perché seguiamo le loro opere. L’idea dell’intrattenimento a tutti i costi si mangia tutto, primo tra tutto il tempo. E allora,  leggere quello che un fumettista scrive nel suo blog rischia di diventare più divertente, creativo, intrattenente della sua opera. E il nostro tempo vola via.