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mercoledì 20 febbraio 2013

Powers, Per sempre

^Sigh^Score! 5/6

Evoluzione filogenetica e culturale
e supereroismo.
Uomo, potere, vendetta, dolore.
Definiti dai nostri incontri
e dai nostri scontri.
Efficientismo occidentale.
Mortalità e transpersonalità.
Una buona idea
rilancia lo schema.

info: powers, per sempre

lunedì 11 febbraio 2013

Powers, Venduti

^Sigh^Score! 3/6

Il potere assoluto
come si configura nella nostra
attualità
è solo un'illusione.
La mortalità è la chiave.
Ora immagina di essere immortale.
Da perdere la testa.
Ma Bendis è troppo gentile per ferire
o colpire mente e cuore.
Gentile e prolisso.
Di Oeming meglio non dire.

info: powers, venduti

mercoledì 19 dicembre 2012

^Sigh^Life! 13


(c) dave sim


In treno, quasi sera. Ritardi. In Lombardia, Trenord è nel caos del nuovo sistema informativo per la gestione dei turni. Sono sereno. Ho un incontro di meditazione che mi aspetta, e un volume di Cerebus tra le mani. Si tratta di Chiesa e Stato vol. 1, che mi sto rileggendo perché mi serve. Mi serve perché lo rileggo.
Mi siedo accanto a una coppia di sconosciuti, loro amici, studenti, membri di Comunione e Liberazione, meno che ventenni. Lui, spettinato e in un bozzo. Lei bionda, bella, lucente, in lotta con una santità/miraggio e una sessualità selvaggia. Uno scambio tra loro? “Il nuovo convegno su Cristo, Dio e tutti gli angeli si terrà presso l’Università Bicocca”. “La Bicocca?! Però, CL stavolta è stata bravissima. In Bicocca è molto difficile”.
E poi studiano. E respirano potere istituzionale e ideologie. Condividono insegnamenti teologici che non riescono a comprendere. Le loro domande lo palesano, e ancor di più le risposte inadeguate. Lei è divisa. Lo siamo tutti? Lui è gentile, posato, sessualmente attratto da lei, di un’attrazione feroce che cerca di mascherare in modo goffo. Io leggo Cerebus.
Io sono a quel punto del libro in cui l’oritteropo, neo papa, chiede tutto l’oro dei suoi poveri seguaci in cambio della salvezza. Un passaggio mi colpisce: i politici della città sono sorpresi, non credevano che i loro poveri cittadini avessero tutto quell’oro nascosto. La Chiesa può dove lo Stato non può.
Il contrasto tra le vicende di Cerebus e l’appartenenza ideologica dei due ragazzi accanto a me ha una bellezza vitale luminosa, e riverbera della luce che fa di Dave Sim lo spregevole genio, figlio di puttana che è. Sorrido. Rido. Guardo i ragazzi. Meno che ventenni, già così protratti verso una sicurezza che la vita non può dare, ma solo mascherare con la finzione.



Sono all’incontro di meditazione, che conduco con regolarità da qualche mese. Il tema principale è il distacco dalle ideologie, dai condizionamenti di cui non siamo consapevoli. Apro Cerebus, alla pagina in cui in piedi sul camino della sua casa, mosso da un vento espressionista, esaspera il suo sermone più toccante e terrificante. Racconto ai presenti del treno, dei due ragazzi. Di quel passaggio, “CL è stata proprio brava”. Sorridiamo. Spaventati. Non normalizzati.
Sento un brivido.
So che un paio di persone presenti all’incontro di meditazione ha prenotato Cerebus in libreria. Non leggono abitualmente fumetti. Non gl’importa del Fumetto. Ma il resto si. Quello che si muove intorno alle nostre esperienze, quello che dà forma agli incontri, agli innamoramenti e alla paura. In libreria, entrate, percepito il cambio di temperatura tra dentro e fuori (immagine cara di una canzone di Panella/Battisti), quelle due persone, due amici, acquistano Cerebus, Chiesa e Stato di Dave Sim e La pace è ogni passo di Thich Nhat Hanh.
È tutto.

lunedì 1 ottobre 2012

^Sigh^Life! 06



È più importante l’Artista o la sua Arte?
Se guardiamo da dentro il piccolo mondo e il posto che occupiamo in esso, non c’è dubbio: l’Artista prima di tutto. E nel luogo preferito dai fumettisti e dai loro lettori appassionati, questo è ancora più vero. In questa attualità fatta di leggerezza, superficialità e consumo, si può arrivare al paradosso per cui l’Artista si afferma ancor prima che lo faccia la sua Arte. Il primo arriva dove non arriva la seconda. Perché la creatività è al servizio del potere istituzionale, dell’affermazione della propria identità metacomunicativa. In tanti, troppi casi, l’Arte è un pretesto per l’affermazione dell’Artista.
Per raggiungere questo obiettivo, l’Artista si distrae e impegna il proprio tempo nelle battaglie sbagliate.

Ma l’Arte è una sfida, è ricerca, è duro impegno, è sorpresa, è mettersi costantemente in discussione, reinventando ogni giorno il proprio occhio che osserva, la propria mente che elabora, le proprie emozioni che rivelano. Alla fine, davvero, l’artista non dovrebbe contare più nulla. Dovrebbe rimanere solo la sua opera. Quel che l’Artista ha da dire al di fuori della sua Arte può essere importante socialmente, culturalmente, o per la sua comunità di appartenenza. Ma non modifica di nulla la qualità della sua opera. Ma molti fumettisti se ne dimenticano. Egotismo e bulimia multimediale spengono la creatività e l’emozione del loro impegno. Il potere istituzionale è così ammaliante, vorace. Peccato che sia effimero, illusorio e paralizzante. Paralizzante.
Abbiamo così tanti Artisti paralizzati dalla loro appartenenza istituzionale, nel mondo del fumetto, che neppure ci ricordiamo più perché seguiamo le loro opere. L’idea dell’intrattenimento a tutti i costi si mangia tutto, primo tra tutto il tempo. E allora,  leggere quello che un fumettista scrive nel suo blog rischia di diventare più divertente, creativo, intrattenente della sua opera. E il nostro tempo vola via.

lunedì 24 settembre 2012

^Sigh^Life! 05

(c) bill watterson

La fede del lettore militante ha costruito idoli e retoriche forti e impenetrabili. E le vittime principali di tale approccio sono gli autori. Disegnatori e sceneggiatori sono le icone dell’impalcatura istituzionale: a seconda delle mode, del punto di vista, dell’ideologia di riferimento, rappresentano il bene o il male assoluto.
Gli autori diventano star, divinità inarrivabili o terribili derelitti, in ogni caso simboli. In quanto tali, sono vezzeggiati ed esaltati, derisi e umiliati al di là dello specifico del loro lavoro. Diversi meccanismi secondari alla loro opera favoriscono tale processo, grazie alle possibilità di amplificazione della rete e di un suo utilizzo puntuale e mirato.
Il risultato principale è che gli autori sono abituati soltanto alla critica militante che, come detto, procede in due modi: o incensa regolarmente o colpisce per distruggere. La logica è quella propria della contrapposizione del potere, ed è sempre pretestuosa. Ne consegue che se la critica è positiva, l’autore se ne compiace acriticamente perché supporta il processo di idealizzazione che lo riguarda. Se la critica è negativa, l’autore demolisce la credibilità delle argomentazioni mettendo (giustamente) in discussione la buona fede del critico militante. Quando quest’ultimo si esprime negativamente in merito a uno specifico lavoro, vuole in realtà attaccare il sistema, l’istituzione nel quale si identifica l’autore.
L’approccio militante, con la sua diffusione, la sua pervasività e la sua utilità per regolare i poteri interni al sistema,  squalifica ogni reale opportunità di sviluppare un ragionamento critico veritiero e costruttivo verso il fumetto e solleva gli autori dal doversi mettere in discussione di fronte a possibili critiche circostanziate e non militanti. La maggior parte degli autori, quindi, o strumentalizza la critica in funzione della conservazione del potere, oppure ne nega qualunque utilità. Da questo punto di vista, effettivamente, la critica non serve a nulla. Perché è solo l’ennesimo ingranaggio di un meccanismo finalizzato esclusivamente alla costruzione e al mantenimento del potere.
Abituati alla critica militante, gli autori e i lettori (militanti) non sanno più distinguere ragionamenti critici non ideologici: o sono invisibili, oppure sono omologati agli altri, e quindi trasformati immediatamente in strumenti pretestuosi e inattendibili.
Nel piccolo mondo del fumetto, la maggior parte degli autori non ha maturato la cultura del confronto con la critica, perché quella intellettualmente onesta, aperta, a contatto con la vita di tutti i giorni è rara e regolarmente soffocata dall’approccio militante. Gli autori sono così al contempo vittime e artefici. E il mondo del fumetto si chiude in un’ombra.