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mercoledì 11 marzo 2015

Dragonero 21 - Gli spettri del lago

^Sigh^Score! 2/6

Come va oggi?
Il tempo regge. La primavera è ormai qui.
C'è un forte sbalzo di temperature. Al mattino freddo.
Al pomeriggio caldo. Forse troppo.
E poi si muore.
Ma hai visto, ieri, le eliminazioni dell'Isola dei Famosi?
Non ho capito...

mercoledì 19 giugno 2013

^Sigh^Life! - Dragonero



Quando ho avuto la conferma che Dragonero sarebbe diventata una serie a fumetti per Bonelli, non ero certo felice. Di tutti i cosiddetti romanzi a fumetti usciti per l'editore, Dragonero è stato l'unico che non ho mai terminato di leggere. Il sonno mi prese più volte, al punto da abbandonarlo su una mensola fino alla sua tumulazione nello scatolone numero chi lo sa. I motivi? La riproposta dei cliché della narrazione fantasy in una veste piatta, didascalica e priva di una mezza idea originale che potesse giustificare questa nuova storia. Una nomenclatura, più che una storia. Un bigino, più che un viaggio.
Ma la narrazione fantasy classica nel seriale Bonelli è una mancanza importante, se pensiamo che l'editore ha da tempo maturato l'ambizione di coprire il più possibile i diversi territori della narrazione avventurosa. Purtroppo spesso dimentica che non l'horror in sé che ha reso celebre Dylan Dog, ma lo sguardo nevrotico e personale del suo ideatore Sclavi. L'esempio che cito è il più clamoroso, ma può valere per ognuno dei personaggi Bonelli di successo, collocato nel proprio tempo, dal primo Tex alla più recente Julia passando per Mister No.
Il primo numero di Dragonero è uscito da poco nelle edicole e ho letto solo le prime venti pagine, finora. E rifletto nuovamente sulla funzione critica che mi sono ritagliato negli ultimi anni. E sul senso di continuare a seguire tappe e riti di questo stanco ed esangue panorama editoriale seriale che trovo sempre più autoreferenziale e autocelebrativo e ripiegato e vittimistico.
Credo che la crisi economica e del mercato, le difficoltà della distribuzione con la connessa chiusura di molte edicole, e la faccia di un mondo dell'intrattenimento così sfigurata obblighi gli autori ad alzare la posta in gioco.
La cosa mi colpisce doppiamente se penso che ritengo i due sceneggiatori alla guida di Dragonero degli ottimi professionisti che hanno dimostrato, nella loro ormai lunga carriera, per modalità completamente differenti, di avere realmente qualcosa da raccontare. Il Vietti di un certo periodo di Nathan Never è stato una delle poche ragioni per cui seguivo la serie. Lilith di Luca Enoch, malgrado le numerose restrizioni cui si è sottoposto per essere all'interno delle regole della casa editrice, rimane una lettura coinvolgente.
Insomma, non mi sfugge il target del progetto, ma mi sfugge il punto, come credo sfugga agli autori. Se il target diventasse l'autore e viceversa?
Dylan Dog, nei suoi anni d'oro, ha generato il suo target, reinventandolo da zero pescando nella sensibilità reale viva e pulsante del suo tempo. E lo stesso fu per Mister No.
Possibile che l'indifferenza dei lettori, impermeabili all'idea che un banale fumetto li possa coinvolgere (se non sconvolgere), renda impossibile, oggi, creare nuovi target?
Sopravvivenza e conservazione sono le uniche parole magiche di oggi?

lunedì 10 settembre 2012

Roba seria

^Sigh^Score! 5/6
Il gioco dei generi mi ha sempre entusiasmato.
Reportage + fantastico: le basi di un nuovo genere?
Finto (comics)giornalismo.
Finta (auto)biografia.
Finto fantasy.
Un piccolo vero fumetto?
Il ragazzo è da incoraggiare.


di seguito le due tavole che compongono la storia.