Gli autori di Powers che chiacchierano tra loro, in un'intervista riportata in appendice al volume di Powers, Anarchia. Eccone alcuni estratti.
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lunedì 5 giugno 2017
mercoledì 8 gennaio 2014
^Sigh^Life! - in fuga, ovvero Saguaro
Sono in fuga dai blog.
Sono in fuga dalle letture necessarie.
Sono in fuga dalla scrittura bulimica.
Il tempo di respirare e giù in picchiata verso un nuovo territorio.
Avventuroso?
Sono accadute delle cose, in Italia, e il fumetto seriale sta cambiando.
Alcune cose sono molto visibili, altre meno.
Tra le ultime, credo sia utile parlare di Saguaro, la serie Bonelli di Bruno Enna.
Nel periodo natalizio, si può dire che abbia letto solo Saguaro, recuperando più di un semestre di arretrati. E l'ho fatto con crescente soddisfazione. Notando, numero dopo numero, le interessanti novità che l'autore ha inserito in un seriale Bonelli.
Ricordiamolo! Saguaro è una serie. Si parla da tempo di una sua possibile chiusura per basse vendite, cosa che non mi stupirebbe (il perché lo capirai leggendo fino in fondo). Ma intanto, con questa ombra sulle spalle, il lavoro di Enna rischia di passare ancora più in sordina e di essere snobbato. Tu la seguiresti una serie che sai già che presto chiuderà?!
Ma quel "presto", cosa vuol dire?
Sicuramente Saguaro supererà le 30 uscite. In più di due anni e mezzo di pubblicazione, è possibile costruire una signora storia. Enna ci sta riuscendo? In buona parte si.
Ma il merito di questo articolo non è tanto, o solo, la qualità delle storie di Saguaro, quanto le originali modalità con le quali l'autore sta sviluppando la serie. Ne faccio di seguito un elenco sintetico.
1. Lo sviluppo della storia senza soluzioni di continuità. Un intreccio che si sviluppa di numero in numero, in un buon equilibrio tra leggibilità autonoma della singola storia e continuity. Nel tentativo di Enna, ci vedo più di un passo in avanti rispetto a quanto fatto in altre serie (e qui, il gioco è facile) ma anche rispetto alle miniserie Bonelli, dove l'impostazione editoriale favoriva questo "taglio", ma dove gli autori hanno mostrato qualche incertezza di troppo;
2. Il costante cambio di scenario in cui si muove Saguaro e, di conseguenza, il genere di riferimento. Il protagonista "è stato" un pellerossa, un detenuto, un fuggiasco, un poliziotto, un vendicatore, ... Enna ha modulato abilmente lo stile narrativo, mantenendo sempre credibili i contesti e dedicando cura e verve nel dipingere i diversi personaggi che hanno preso la scena.
3. La presenza di un "arci-nemico" decisamente fuori schema rispetto ai canoni bonelliani, che ha assunto nel tempo forme e pesi narrativi diversi, sempre interessanti.
4. Lo sviluppo di una narrazione veloce, con un utilizzo moderno e consapevole delle parole a sostegno dei disegni, senza per questo perdere in profondità quando necessario. La sensibilità per il giusto ritmo è uno dei punti forti di Saguaro.
5. La cura per le tematiche sociali, trattate per la prima volta in Bonelli in modo così efficace e "neutrale". Enna è bravo nel presentare le problematiche, nel renderle tessuto della narrazione, senza per questo prendere posizione. La problematica relativa ai nativi americani, per esempio, colora tutta la serie, ma non è mai monodimensionale, in un verso o nell'altro. Ci vedo un approccio molto europeo, una sensibilità che si discosta decisamente da altri tentativi in Bonelli. All'interno dei prodotti dell'editore milanese, credo che la serie che più ha affinità con questo approccio, per quanto con sviluppi del tutto diversi, sia Julia di Berardi, Mantero e Calza.
6. Lo sviluppo psicologico e narrativo del protagonista, che diventa numero dopo numero sempre più enigmatico e sfaccettato. Tanto che non è facile, in effetti, prevederne i comportamenti nel futuro. Questo, senza che la narrazione perda un briciolo del suo realismo.
Purtroppo, Saguaro subisce una serie di difficoltà direttamente imputabili all'editore.
In primis, il parco disegnatori assegnato alla testata ha diversi lati deboli che fatica a coprire per colpa della stringente necessità di rispettare i tempi di realizzazione. Quando le storie si sviluppano con una continuity inesorabile come qui, i tempi devono essere sempre e in ogni caso rispettati. Discutevo tempo fa di questa complessità con Berardi a proposito di Julia. Produrre un centinaio di tavole al mese senza intoppi richiede certo professionalità da parte dei disegnatori, ma anche una notevole velocità per far fronte a possibili intoppi organizzativi. Il campione, in termini di rapporto qualità/velocità/professionalità in Saguaro è senza dubbio Luigi Siniscalchi, che conferma la sua bravura numero dopo numero. Non altrettanto si può dire di altri autori, che pagano o l'inesperienza, o l'eccessiva pressione.
La narrazione ne risente, ma soprattutto ha allontanato una parte di abituali lettori Bonelli poco avvezzi ad approcci grafici fuori da certi canoni.
In secondo luogo, Saguaro è penalizzata dalla mancanza di un costante sostegno promozionale da parte dell'editore. Vero, quando in novembre è girata con insistenza la notizia della prossima chiusura di Saguaro, Marcheselli si è subito attivato per smentire e rinnovare la fiducia dell'editore. Eppure, eppure permane l'abitudine secondo la quale una volta lanciata, una serie deve camminare con le sue gambe. Ma proprio per le difficoltà nell'allargare il bacino di lettori, e soprattutto per il coraggio di Enna nel portare avanti un certo tipo di approccio narrativo, la serie avrebbe richiesto un costante, e rinnovato impegno da parte dell'editore.
Al momento, alla luce anche degli ultimi esempi recenti (Orfani e Dragonero), mi sembra che buona parte della forza promozionale della serie dipenda (troppo) dall'iniziativa individuale degli autori. Ed è, questo, un tema centrale per lo sviluppo futuro della casa editrice.
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martedì 15 ottobre 2013
^Sigh^LSB! - Orfani
Da un po' di tempo non scrivo qui. Sono nel pieno di un trasloco con annesso cambio di vita.
Segnalo solo un articolo che ho scritto per LoSpazioBianco.it a proposito di Orfani, la nuova serie Bonelli di Recchioni e Mammucari. Un articolo lungo, ma che potresti trovare di qualche interesse, perché allarga di molto il campo.
L'articolo intero è qui.
Di seguito un estratto.
In Orfani, Recchioni opera una scelta chiara e netta: la modernità deve essere al primo posto. Lo sceneggiatore sceglie quindi di puntare su dialoghi eccitanti, vivaci, coloriti, semplici e rapidi.
La scansione delle tavole è contrappuntata da pochi baloon, raramente di grandi dimensioni, dove poche frasi secche e incisive, sopra le righe e intenzionalmente d’effetto muovono la vicenda e definiscono le dinamiche tra i personaggi e i caratteri.
Una scelta coerente con l’impostazioneconcept-oriented di cui abbiamo già parlato ma che non sempre lascia soddisfatti.
Se, infatti, appare chiara l’intenzione dell’autore, al lettore spesso arriva un’amara sensazione di posticcio, d’irrealismo spinto all’eccesso. La scuola di riferimento è senza dubbio un certo hypederivante dal fumetto supereroistico statunitense.
Ma quello che sembra semplicemente funzionare nel fumetto statunitense (complice anche la naturale sintesi ed enfasi simbolica della lingua inglese), in Orfani mette spesso a disagio. Il realismo non è la chiave, come detto. Ma la coerenza narrativa (e linguistica) necessita forse un maggiore equilibrio nelle scelte. Il rischio è di sentire i personaggi parlare tutti nello stesso modo, attraverso frasi fatte, “telefonate” e incoerenti con le caratteristiche intrinseche degli stessi.
Un esempio su tutti è quello del modo con cui i ragazzini della prima linea temporale parlano tra loro. Non ci si aspetta certo l’infantilismo. Non si sottovaluta la necessità psicologica di bambini posti in una situazione di grave crisi e pericolo a crescere in fretta. Ma in troppi momenti, i dialoghi di questa parte di storia hanno espresso pensieri che difficilmente possono occupare la mente dei bambini. Irrealismo funzionale alla narrazione o eccessiva semplificazione?
mercoledì 21 agosto 2013
Blast vol.1
Di un uomo si può dire
quanto sia grandeo piccola
la sua opera nel mondo.
Di una vita si può raccontare
quello che nessuno vorrebbe
sentire.
Qualunque viaggio,
purché sia con con la sensibilità
del narratore Larcenet.
info: blast vol.1
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giovedì 25 luglio 2013
^Sigh^Quote! 41
"PERCHÈ LA CONOSCENZA È TORTURA E DEV’ESSERCI CONSAPEVOLEZZA PRIMA DEL CAMBIAMENTO”* […]Per un adolescente introverso, fantasioso e represso che aveva timidamente rifiutato la Bibbia, questo credo cosmico era valido quanto qualsiasi altra cosa. La Lega della Giustizia sembrava infantile se paragonata alla succosa Pop Art della psico-fantascienza di Starlin... un piacere sempre più colpevole, considerando che l'universo DC era diventato stantio e conservatore, congelato in un insieme di gesti ripetuti interpretati da emblemi esausti, stemmi vuoti.
Le antiche lezioni dei trip lisergici, la tonante e inevitabile voce del maledettamente ovvio assurta allo stato di divinità, mi giunsero attraverso queste storie così come attraverso la musica dei Beatles e dei Doors.
Mar-Vell era diventato "cosmicamente consapevole" e questo significava che spesso i suoi albi sfumavano nella splendida rappresentazione grafica di una coscienza stellata e sconfinata. Il suo volto si tuffava in ombre illuminate da stelle e nebulose in movimento, mentre i suoi occhi blu emergevano dallo spazio infinito per scrutarci.
Era anche come ci si sentiva a vivere nella mia testa. Quelle battaglie erano quelle che affrontavo nel mio animo da adolescente. Era il viaggio sciamanico in forma di albo a fumetti Marvel. [...]
La parola cosmico arrivò a identificare queste selvagge scorribande in fantasie spesso illuminate da droghe e presto altre sarebbero giunte a far loro compagnia. Queste nuove e strane storie di supereroi erano create da giovani scrittori e disegnatori, stralunati capelloni che piovevano nell'industria dei fumetti, attratti dall'iconoclastico universo di possibilità della Marvel.
Grant Morrison, da SuperGods, ed. Bao Publishing
* testo tratto da Captain Marvel 29
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^Sigh^Life! - SuperGods
Molta enfasi, ma ben inserita nella sua cornice. In fondo, il percorso di questo libro serve anche a dare valore al lavoro dello stesso Morrison. E sono curioso di leggere di come parlerà del suo stesso lavoro e di quegli anni lì, gli anni '80, in cui lui e l'ondata britannica ha invaso il fumetto popolare statunitense.
Intanto le sue pagine mi riportano alla mente lo straordinario viaggio di Warlock nella visione psichedelica di Jim Starlin. Devo riprenderlo in mano, dove l'avrò messo?
mercoledì 10 luglio 2013
^Sigh^Life! - Dylan Dog, (contro)copertina
Da settembre, per Dylan Dog iniziano a cambiare le cose.
Dalle notizie a disposizione, sappiamo che ci sarà un graduale sviluppo di un approccio nuovo al personaggio, che ha inizio con una parziale revisione delle storie già pensate e realizzate in questi mesi.
In una storia di quasi cento pagine, a pochi, pochissimi mesi dalla stampa, come quella si settembre di Carlo Ambrosini, non è certo possibile apportare sostanziali modifiche (ammesso che ne avesse bisogno).
Giusta quindi la scelta di puntare sulla copertina, che ha tempi di lavorazione molto più brevi e che risponde in modo per certi versi anche più impattanti sul piano della comunicazione.
Le brevi considerazioni di Roberto Recchioni sulla scelta di questa cover, a firma come sempre di Angelo Stano, dimostrano due fatti:
- Che è in atto, per Dylan Dog, una serie di ragionamenti più concreti e, al contempo, più maturi, volti a valorizzare il patrimonio editoriale, economico e... culturale che Dylan Dog rappresenta.
- Che la consapevolezza editoriale in merito alla lavorazione delle copertine in casa Bonelli è, nella maggior parte dei casi, bassa, se non bassissima. Ed è un enorme limite, se pensiamo al potenziale comunicativo (a molti livelli) che le copertine hanno.
Andare avanti.
lunedì 8 luglio 2013
^Sigh^Life! - Sweet Salgari e l'eredità di un uomo
Altre tragedie colpirono successivamente anche la moglie e i figli dello scrittore: nel 1914 Fatima, giovanissima, rimase vittima della tubercolosi, mentre nel 1922 la moglie Ida si spense in manicomio.
Nel 1931 fu di nuovo il suicidio la causa della morte dell'altro figlio, Romero; nel 1936, per le ferite di un tragico incidente in moto, perse poi la vita Nadir, tenente di complemento del Regio Esercito. Un'intervista, conservata nelle teche di Rai Storia del 1957, ritrae l'ultimogenito figlio vivo Omar, che racconta alle telecamere della vita di suo padre. Tuttavia, anche Omar, in seguito, si suicidò, gettandosi dal secondo piano del suo alloggio nel 1963.
da wikipedia, su Emilio Salgari
Non sono mai stato un esperto di Salgari. Non posso dire di avere mai amato davvero i suoi libri. E non ricordavo in alcun modo il triste finale della sua vita.
Conosco certo, per vie dirette e indirette, la sua mitologia e l'enfasi della sua prosa, ma raramente mi sono lasciato trasportare dai suoi romanzi.
Sempre da wikipedia, scopro che Che Guevara lesse 62 dei suoi romanzi. Citato a fine pagina, in una nota sulle diverse influenze dello scrittore, sono colpito da questa strana deriva, così fuori contesto. La mitologia di uno scrittore si realizza anche così. Sono arrivato a leggere Sweet Salgari di Paolo Bacilieri buon ultimo tra gli ultimi e, per di più, senza le conoscenze di base.
Nell'approccio a un nuovo lavoro, sempre meno mi piace documentarmi in anticipo. La ricerca avviene dopo, se mai. Rifletto spesso sul fatto che le opere che amo di più sono quelle che lasciano aperti i nodi, che spingono i lettori a ricercare nuove informazioni, nuovi stimoli. Mi piace quando certi lavori ti rimangono addosso, in un modo o nell'altro.
Paolo Bacilieri è, oggi, il più importante autore di fumetti italiano. Lo dico senza alcun timore. Basta viaggiare per le pagine di Sweet Salgari per capirlo. La semplice intuizione di accostare i paesaggi evocativi ma familiari dell'Italia vissuta da Salgari, alle descrizioni esotiche dei suoi romanzi, rappresenta la cifra stilistica (si dice così) di un autore intelligente e unico. Poi l'aspetto tecnico: la sintesi del tratto, in quell'equilibrio tra realismo quasi fotografico e stilemi tipicamente cartoon; la cura per la composizione visiva e narrativa della pagina nel suo insieme; la scelta delle parole con cui i personaggi si esprimono; la capacità di raccontare una parabola di vita in pochi, rilevanti momenti essenziali. Siamo di fronte alla quintessenza del racconto a fumetti.
La tragedia del suicidio di Salgari, che lega e slega il senso di una carriera, prima ancora che di una vita, è il punto focale da cui tutto il resto viene osservato, per accostamento o contrasto. L'eredità del narratore è più o meno potente dell'eredità di sangue lasciata agli eredi, come suggerisce lo stralcio di biografia familiare che riporto a inizio articolo?
Se l'immaginazione ha permesso allo scrittore veronese di viaggiare e far viaggiare per il mondo, senza mai spostarsi dall'Italia; quella stessa divinità a due teste ha costruito nel tempo della vita grumi di dolore densi come il fango. Quell'odore di muffa e muschio e sottobosco, dell'ombra di uomini che non conoscono il riscatto, di budella sventrate in un modo che solo la perversione dell'immaginazione eroica più nera può generare, sono le sensazioni che Bacilieri offre al lettore. Senza interpretazioni. Con disincanto. Con ironia. Con una sensibilità rara per il fumetto italiano contemporaneo. Nulla è lasciato al caso, ogni segno studiato, ogni movimento dell'occhio sulla pagina è accompagnato da una lucidità che, spesso, personalmente, mi lascia il volto pieno di stupore. Perché è qualcosa che c'è solo nel momento in cui si diventa una cosa sola con quanto si sta realizzando, nell'intenzione, nella manualità, nella rivincita dell'arte sulla vita.
Sweet Salgari è l'apice di una carriera fatta di apici. Perdonami l'eccesso. Ma quando un autore è capace di realizzare una (non)biografia come questa e di giocare con l'inconsistente mondo di Antonio Serra nel racconto Sul pianeta perduto realizzato per la Sergio Bonelli Editore, capisci che non c'è più alcuna distinzione tra fumetto alto e basso, d'autore o popolare, e che l'integrazione culturale (mi piace questa parola) è possibile anche e soprattutto nel mondo del fumetto.
Spiace solo sapere che Bacilieri rappresenta un'eccezione e non la regola. Perché il pianeta perduto dell'editoria fumettistica italiana è tutt'altro che capace di aiutare autori come questi a crescere e trovare la propria voce. Ancora di più, quindi, in questo senso, la dedica di Sweet Salgari a Sergio Bonelli risuona come un riconoscimento dovuto.
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domenica 7 luglio 2013
Sweet Salgari

Nei sogni si rivela la ferita.
Che sia il sonno, o parole su carta.
Non c'è vita che non abbia follia.
All'immaginazione la possibilità
di rendere schiavi
o liberare.
Il ritorno a casa ha sempre la forma
maestosa e immensa
del delta del Gange.
La vita civilizzata e borghese
non può che sognare l'acqua
e il suo movimento.
info: sweet salgari
mercoledì 3 luglio 2013
^Sigh^Life! - Spirou e una boccata d'aria

Estate.
Periodo di forti cambiamenti.
I piedi riposano nei sandali, mentre mi muovo lentamente in auto verso l'ufficio di Milano.
Stamattina mi sono alzato presto, e ho sorseggiato il primo volume dello Spirou di Franquin, che mi è stato gentilmente recapitato dall'amico Andrea Mazzotta. Una vera gioia di azione, pensiero, leggerezza e divertimento.
Un piccolo nettare di buonumore di cui nessuno dovrebbe privarsi.
Presto, un ^Sigh^Look! con una bella anteprima.
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giovedì 27 giugno 2013
^Sigh^Life! - Maurice Sendak interview
Con colpevole ritardo, dovuto alla difficoltà a reperire il volume, sto leggendo solo ora il bellissimo numero 302 del Comics Journal dedicato a Maurice Sendak (e non solo, il volume, enorme, se lo giri ti rivela una sorpresa, ovvero un approfondimento molto corposo su Tardi).
Inutile presentare qui Sendak, perché non potrei essere abbastanza esaustivo e neppure abbastanza lucido, visto quanto amo il suo lavoro.
Segnalo però le due anteprime presenti sul sito del Comics Journal: qui e qui.
Il racconto di come Gary Groth è arrivato all'intervista con Sendak ci dice già molto di questo grande artista. Ma mi piace riportare una breve considerazione sull'infanzia che Sendak fa quando Groth approfondisce i temi relativi al suo bellissimo libro Outside Over There:
But see, children see those things. And when you take away the truth from them, you take away everything from them. And one of the passions I have about children is, we don’t know what they see, we don’t know what they really hear. And occasionally they are polite enough to let us in.
(una mia veloce traduzione)
Ma vedi, i bambini vedono quelle cose. E quando gli porti via la verità, gli porti via tutto. E una delle passioni che ho sui bambini è, non sappiamo cosa vedono, non sappiamo cosa sentono veramente. E qualche volta sono abbastanza gentili da farci entrare.
Maurice Sendak, intervistato da Gary Groth, The Comics Journal 302
Inutile presentare qui Sendak, perché non potrei essere abbastanza esaustivo e neppure abbastanza lucido, visto quanto amo il suo lavoro.
Segnalo però le due anteprime presenti sul sito del Comics Journal: qui e qui.
Il racconto di come Gary Groth è arrivato all'intervista con Sendak ci dice già molto di questo grande artista. Ma mi piace riportare una breve considerazione sull'infanzia che Sendak fa quando Groth approfondisce i temi relativi al suo bellissimo libro Outside Over There:
But see, children see those things. And when you take away the truth from them, you take away everything from them. And one of the passions I have about children is, we don’t know what they see, we don’t know what they really hear. And occasionally they are polite enough to let us in.
(una mia veloce traduzione)
Ma vedi, i bambini vedono quelle cose. E quando gli porti via la verità, gli porti via tutto. E una delle passioni che ho sui bambini è, non sappiamo cosa vedono, non sappiamo cosa sentono veramente. E qualche volta sono abbastanza gentili da farci entrare.
Maurice Sendak, intervistato da Gary Groth, The Comics Journal 302
mercoledì 19 giugno 2013
^Sigh^Quote! 38
understatement:
Le difficilissime condizioni del mercato e della distribuzione non hanno permesso a questo prodotto innovativo e di grande qualità di ricevere il successo che meritava. Siamo però certi che sia stato un esperimento importante di cui resterà segno nella storia a fumetti di questo paese.
Dal comunicato ufficiale Star Comics che annuncia la chiusura della serie.
Lo sai, il problema difficile del mercato e della distribuzione è reale e asfissiante. Ma da autore ed editore mi interrogherei anche sui molti limiti di Davvero come seriale a fumetti.
Le difficilissime condizioni del mercato e della distribuzione non hanno permesso a questo prodotto innovativo e di grande qualità di ricevere il successo che meritava. Siamo però certi che sia stato un esperimento importante di cui resterà segno nella storia a fumetti di questo paese.
Dal comunicato ufficiale Star Comics che annuncia la chiusura della serie.
Lo sai, il problema difficile del mercato e della distribuzione è reale e asfissiante. Ma da autore ed editore mi interrogherei anche sui molti limiti di Davvero come seriale a fumetti.
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domenica 19 maggio 2013
^Sigh^Life! - Interessere
Pratico la meditazione vipassana ormai da una decina di anni.
Uno dei concetti chiave del buddhismo è quello che il maestro vietnamita Thich Nhat Hanh (Thay) chiama interessere, ovvero l'interconnessione tra tutte le cose dell'universo.
In questo breve video, Thay lo spiega con le sue parole.
Cosa c'entra con il fumetto?
Ho trovato una breve storia di Altan, in cui è la Pimpa a spiegare a suo modo lo stesso concetto.
Quanta bellezza!
Uno dei concetti chiave del buddhismo è quello che il maestro vietnamita Thich Nhat Hanh (Thay) chiama interessere, ovvero l'interconnessione tra tutte le cose dell'universo.
In questo breve video, Thay lo spiega con le sue parole.
Cosa c'entra con il fumetto?
Ho trovato una breve storia di Altan, in cui è la Pimpa a spiegare a suo modo lo stesso concetto.
Quanta bellezza!
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giovedì 16 maggio 2013
^Sigh^Life! – La messa in scena
Breve premessa: il fumetto contenuto nel numero 7 de Le
Storie della Sergio Bonelli Editore, La Pattuglia, di Accatino e Casertano è fortemente debitore (in alcune parti sembra ricalcare) un film coreano dal titolo R-Point (puoi vedere un trailer). Ci sono diversi spezzoni in rete. Se volete, cercateli. Che si tratti o meno della versione a fumetti del film (mi diverte questo punto: la (non)versione a fumetti di un film misconosciuto), la questione riporta al centro due riflessioni che mi stanno a cuore.
Come detto in altro post, a presentazione del numero, il
curatore Gianmaria Contro cita una serie piuttosto lunga di riferimenti cinematografici
che avrebbero ispirato il fumetto, senza ahimé citare R-Point. Un’omissione di colpa, una dimenticanza
ingiustificabile? Una leggerezza? È possibile che neppure Contro ne fosse a conoscenza? Eppure, come dice lo stesso Accatino in un suo intervento in rete, la sua sceneggiatura riporta tutte le fonti di riferimento. Forse, come suggerisco in quel post, la prossima volta sarà meglio citare riferimenti fumettistici piuttosto che cinematografici, per evitare qualunque fraintendimento. Tanto sappiamo che in Bonelli nessuno o quasi cita altri fumetti, perché per lo più gli autori non li leggono.
Ma la questione che trovo più interessante riguarda
l’aspetto creativo. Questa vicenda è l’esemplificazione estrema di un certo
tipo di approccio al racconto seriale: nessuna vera idea da raccontare, ma una
grande attenzione alla forma. Insomma, il racconto seriale come pro-forma (inteso in senso letterale)
dove non conta cosa racconto ma il vestito che gli metto. Da qui, quella
sensazione che spesso abbiamo di inutilità delle storie che leggiamo. Quel
senso di vuoto deriva dal vuoto di idee degli autori. Un insieme di riproposte di idee e scene che supera ormai ogni qualunque proposito post-moderno. Anche perché, come in questo caso, il citazionismo non è sorretto da una visione creativa originale, forte e personale. Qui davvero forma e
contenuto diventano la stessa cosa: un contenuto che manca completamente di
originalità e personalità si riflette in una forma che è curata ma semplicemente
inutile, inconsistente. Il mestiere diviene lo scheletro che sorregge il nulla.
Abbiamo bisogno di autori diversi, che abbiano non solo qualche
straccio di idea originale, ma che abbiano anche voglia di mettersi
personalmente in gioco nella creazione delle loro storie. Che ci offrano il
loro punto di vista sul mondo e sulla vita e che abbiano voglia di sporcarsi un po' le mani. Che escano dalle logiche del compitino professionale da portare a casa mese dopo mese. A maggior ragione se si tratta di autori relativamente giovani e in crescita.
È possibile farlo in ambito avventuroso e seriale?
È possibile farlo in ambito avventuroso e seriale?
La domanda è talmente sciocca che mi vergogno di averla
fatta.
La risposta la lascio a voi.
mercoledì 10 aprile 2013
^Sigh^Look! Banda Putiferio, Fui feto
Se cinema e fumetto sono gli eterni innamorati (con continui inseguimenti e scambi di ruolo), fumetto e musica vivono un rapporto ben più complicato e lontano, con improvvisi avvicinamenti, che raramente offrono momenti convincenti. Il fumetto vive il silenzio su carta, e rappresentarvi la musica (e il mondo sonoro) è affare non facile, una vera sfida per gli autori. Al contempo, la musica vive spesso di assenza di immagini, di chiusura di occhi (esperienza che la youtube invasion non riuscirà mai a sopraffare, o almeno spero).
Raramente, fumetto e musica nascono come progetti comuni. E quando questo avviene, si ha spesso l'impressione che, comunque sia, uno sia prevalente sull'altro, quasi uno fosse il fratello minore dell'altro. I due casi di cui vi parlo (oggi e tra qualche giorno) non fanno eccezioni.
Nel giro di un paio di anni, sono usciti due progetti simili per idee e (in parte) per autori coinvolti. Il primo è il disco/libro a fumetti della Banda Putiferio Il paradiso delle trottole (ed. Tunué, qui un'intervista di presentazione del lavoro su LoSpazioBianco.it). Ne aveva parlato Harry qui. In quell'articolo, Harry citava la storia Fui feto, interpretazione a fumetti di Akab su un monologo di Antonio Rezza. Fui feto resta ancora oggi, a mio avviso, uno degli episodi più significativi del disco/libro, e forse inaspettatamente. Certamente è il più agghiacciante e stimolante. Una vera sovversione di ogni istinto di vita. Dove emerge, nella lettura di Akab, un'interpretazione, un'idea che va oltre la riproposta didascalica.
Il disco della Banda Putiferio, dopo un anno di ascolti ripetuti, mi sorprende in positivo per due ragioni: la forza della narrazione arriva nel tempo, e questo è un grande pregio in un panorama musicale sempre più usa e getta; alcuni dei brani contenuti sono diventati la passione dei miei due figli Gabo e Cecio (di 7 e 3 anni).
Purtroppo, devo dirlo, il lavoro della Banda Putiferio risente enormemente dei piccoli mezzi di produzione, sul piano degli arrangiamenti (non sempre ben calibrati) e soprattutto sul piano della "confezione acustica" del prodotto finito, con un mixaggio incerto e, spesso, mal disegnato.
Per la forza del fato (Fui fato!) Akab è anche il ponte che collega questo lavoro a un altro di uguale impostazione (disco più libro a fumetti), quel Canzoniere Illustrato di Daniele Sepe che è stato tra i primi lavori di cui avrei dovuto parlare su ^S^Christmas e che arriva solo ora (o meglio, tra qualche giorno).
Iniziamo oggi con la Banda Putiferio, e Fui Feto di Akab.
Con la presentazione del Canzoniere Illustrato di Daniele Sepe su youtube, ci diamo invece appuntamento a tra pochi giorni per la seconda parte di questa breve riflessione su musica e fumetto.
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giovedì 4 aprile 2013
domenica 24 marzo 2013
^Sigh^Life! - Gabo disegna i cattivi di Spidey
Ieri pomeriggio, mio figlio Gabo ha disegnato su un foglio i simboli che rappresentano i principali cattivi di Spider-Man.
Da sinistra a destra e dall'alto in basso:
Dr. Octopus, Testa di Martello, Goblin, L'Uomo Sabbia, Elektro, Venom, Rhino, Carnage.
Da sinistra a destra e dall'alto in basso:
Dr. Octopus, Testa di Martello, Goblin, L'Uomo Sabbia, Elektro, Venom, Rhino, Carnage.
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giovedì 21 marzo 2013
^Sigh^Quote! 29
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lunedì 4 febbraio 2013
^Sigh^Look! - Zigo Stella
Incontro Maurizio Rosenzweig in un bar a Milano, in zona Sant'Agostino.
Non ci vediamo da qualche tempo. Mi dice, mi spiace che ti
sei perso l’uscita di Zigo Stella.
Mi giustifico goffamente, dicendo alcune goffe verità. La
vita si muove a cerchi concentrici.
C’è un debito che ci lega. Una cosa che avrebbe dovuto fare
per me e che non ha mai fatto. Lo rassicuro. Sento che lo convinco. Siamo più o meno pari.
E parliamo di quello che davvero ci interessa. La vita. A
volte, i fumetti.
Maurizio è forte e delicato. Astratto e concreto. Queste
contraddizioni sono quel che osservo della sua vita, nei nostri incontri, e
quello che emerge dai suoi lavori. Non so molto di più di questo, se non la
luce audace e timorosa dei suoi occhi.
Amo le contraddizioni. La vita è una moltitudine di noiose
solitudini senza di esse.
Zigo Stella è il lavoro monumentale che Maurizio ha
pubblicato più di due anni fa per Edizioni BD.
È una storia sofisticata e ricca, sia dal punto di vista
visivo che concettuale. Un’esplorazione delle possibilità espressive della
meta-narrazione, e un condensato di buona parte di quello che l’autore sa del
fumetto e delle sue passioni. Potremmo dire sesso, fumetto e rock'n'roll,
senza cadute di stile, con ironia, sensibilità (ci trovi dentro, tra le pagine,
una dolcissima riflessione sull’amore), pura inventiva. Creatività al servizio
di una mente sveglia e in continua ricerca.
Maurizio osserva, analizza, esplora, rielabora, inventa. Un
approccio chiaramente teorico si risolve in azione, nella pratica del disegno,
nella concretezza del tratto. Astrazione e mestiere. Un esempio, il più
eclatante: la narrazione di Zigo Stella avviene secondo tutti i possibili
movimenti principali che un libro consente: da sinistra a destra (lettura
occidentale), dall’alto al basso, da destra a sinistra (lettura orientale, come
in un manga), e dal basso all’alto (non è vero, è ancora dall'alto al basso, con il libro in verticale, ma in verso speculare rispetto a prima), per tornare all’origine. Un secondo
esempio: ogni segno, parola e logo presente nel libro è stato realizzato a mano da Maurizio. Che sceglie spesso di mantenere le tavole sporche, lasciando i segni a matita sotto la china, ricordandoci costantemente il lavoro che l’autore ha fatto per arrivare al
risultato finale. Come si può capire, sono tutte scelte meta-narrative: mentre
raccontano, ci ricordano che siamo di fronte a un lavoro espressivo, e ci
portano a riflette sulla sua forma, sui suoi obiettivi, sul suo linguaggio.
Questa cura, insieme a molte altre invenzioni che si inseriscono come flash, arricchisce una
storia semplice ma non lineare.
C’è perfino troppo, forse, in queste pagine. E c’è molta bellezza, energia ed estro. Caratteristiche che non sempre aiutano il
lettore a seguire la storia, che rischia a volte di perdersi nell'osservazione dei particolari, o di muoversi con la mente in mille direzioni, a ripescare riferimenti
da letture passate (ne cito solo due, Blatta dell’amico Alberto Ponticelli; i
rattodonti del Bone di Jeff Smith). Al punto che a volte ti soffermi a
chiederti qual è il motivo di quella scelta, per la funzione che
ricopre nella storia. E al di là degli specifici collegamenti che di volta in
volta emergono, quello che sempre sostiene il viaggio (perché di viaggio si
tratta) è l’energia vitale della creatività e la pura libertà espressiva.
Maurizio gioca con la sua matita e la sua china, con i suoi strumenti del
mestiere. Devi solo fidarti, stare al gioco e divertirti.
In questa ricca anteprima, Maurizio e io abbiamo concordato
sulla difficoltà di trovare una sequenza che fosse davvero rappresentativa di
Zigo Stella. Troppi i cambi di stile, le invenzioni, le derive narrative.
Troppo mimetizzato il protagonista, per emergere in una sezione specifica.
Abbiamo quindi scelto di presentare una lunga sequenza centrale, che offre
numerosi spunti, e una più breve sequenza finale, che porta alla conclusione
del racconto, e che mette in piena luce la vocazione pienamente
meta-fumettistica di Zigo Stella.
Generoso. Ecco, Maurizio è un autore
generoso, in tutto quello che fa.
Il fumetto è vivo!
mercoledì 30 gennaio 2013
Zigo Stella
Se sali a bordo e ci credi
questo è un viaggio appassionante.
La libera creatività del segno
diventa manifestazione.
La metafisica incontra il supereroismo.
E l'amore e il rock e lo spazio e...
Un'immersione meta-narrativa non nuova.
Certo.
Ma con il fuoco delle idee
e la voglia di sperimentare.
Di giocare.
Quanti adulti ancora lo fanno?
info: zigo stella
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