Qualche mese fa ho presentato con l'autore alcuni libri di Pasquale Squaz Todisco presso Nuvole in Cantina a Milano. Di Squaz vi ricordo la lunga intervista che abbiamo realizzato tempo fa, che ripercorre tutta la sua carriera.
Di seguito alcune foto della serata.
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sabato 1 luglio 2017
lunedì 23 maggio 2016
La mia voce fuori dal coro - Intervista a Pasquale Squaz Todisco
Con grande piacere, pubblico qui la versione integrale dell'intervista a Pasquale "Squaz" Todisco.
Si tratta di un'intervista a cui ho lavorato a lungo, grazie anche alla grande disponibilità dell'autore, che mi ha dedicato due mattinate intere di domande e risposte, e mi ha dato molto materiale per documentare i suoi lavori.
Non solo. Al termine dell'intervista, che puoi leggere qui sotto o scaricare sul tuo pc, trovi anche l'inizio di una storia inedita e mai completata di Squaz.
Credo che abbiamo bisogno di autori come Pasquale, che hanno voglia di studiare, ricercare e sperimentare forme e linguaggi, in una sorta di continua lotta per trovare una voce originale e potente nel panorama fumettistico italiano.
Spero che sia un piacere per voi leggerla quanto è stato per me e Squaz realizzarla.
Infine, ringrazio enormemente Ettore Gabrielli de LoSpazioBianco.it che pubblica uno stralcio dell'intervista, relativa agli ultimi lavori di Squaz. LoSpazioBianco.it continua a fare un ottimo lavoro, e vorrei solo potervi contribuire più spesso.
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sabato 27 febbraio 2016
^Sigh^Life! - Nuovi orrori per Dylan Dog e la nuova vittima sacrificale del seriale
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| marco galli |
Il mese di febbraio ha visto due uscite importanti per Dylan Dog. Si tratta dell'esordio sulla serie regolare dello sceneggiatore Fabrizio Accatino (con i disegni di Luca Casalanguida), sul numero 353 dal titolo Il Generale Inquisitore; e del sedicesimo numero di Dylan Dog Color Fest, con altri tre esordi per certi versi clamorosi ma ormai da tempo annunciati: Ausonia, Aka B e Marco Galli. Partiamo dal secondo.
Il Color Fest è una formula editoriale che fino a oggi ha visto la presentazione di storie brevi, con la "novità" del colore, che hanno cercato di presentare l'Indagatore dell'Incubo con modalità inedite, o per lo meno insolite. Ricordo una storia di Vanna Vinci dove Dylan viene trasformato nella vittima di uno dei tipici personaggi metafisici dell'autrice sarda. Ricordo un numero realizzato tutto al femminile. Ricordo poco altro. La formula del Dylan Dog Color Fest, finora, ha lasciato più cadaveri che vivi. Perché? Perché scrivere storie brevi è maledettamente difficile, e il più delle volte questo arduo compito è stato affrontato dai numerosi autori che ci hanno provato con una certa superficialità, risolvendo in "piccola forma" quanto siamo abituati a leggere sul mensile.
Il numero 16 supera in parte questo difetto strutturale e concettuale. Della storia editoriale di Ausonia, Galli e Aka B non vorrei dire nulla in questa sede, se non che seguo da anni i loro lavori.
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| marco galli |
Di Galli ho recentemente letto il suo Nella camera del cuore si nasconde un elefante e ho potuto intervistarlo in occasione dell'ultima BilBOlBul (la trovi su LoSpazioBianco.it). Il suo racconto su Dylan è senza dubbio il più interessante. Mi piace la sintesi del tratto, la chiarezza nell'intenzione, l'amarezza e l'inquietudine riflessa generate dal finale. La sua scelta nell'affrontare l'esercizio del racconto breve, nella ricorsività suggerita dal finale, è quella di inserirsi come un flash all'interno di uno sviluppo narrativo più ampio.
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| aka B |
La storia di Aka B ha il maleficio tipico della sua sensibilità ipocondriaca e malsana, dove ogni cosa procede come in un imbuto. Sai che stai precipitando nel buco, non ti piace, ma è inevitabile.
Il giorno prima della pubblicazione avevo avuto la fortuna di leggere in anteprima un suo lavoro in coppia con Pasquale Squaz Todisco, al momento sfortunatamente inedito, La soffitta. La sua realizzazione è interessante e rivela l'approccio intuitivo di Aka B. Squaz aveva una serie di tavole già realizzate ma senza una storia. Le ha date in mano a Aka B, il quale ha creato dal nulla la storia lavorando in giustapposizione con le tavole di Squaz. Funziona, perché il segno di quest'ultimo è ricco di simboli e suggestioni, che rimandano con chiarezza a tematiche specifiche, che per estrema sintesi potremmo definire underground. Se leggi la storia di Aka B senza guardare i disegni, ammesso che ipotizzare questo esercizio a posteriori abbia senso, puoi rintracciare tutti i tratti che caratterizzano il suo stile, la sua visione del mondo e dell'arte.
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| squaz e aka B, da La Soffitta, storia inedita |
In Dylan Dog questa matrice si ripropone, e la sensazione malsana arriva, forse in superficie, ma senza colpire davvero il lettore. Aka B sembra fermarsi esattamente là dove ti aspetti. Non ha originalità o guizzi particolari, per chi lo conosce. Il suo approccio intuitivo non approfondisce. Pigrizia? Semplificazione? Mestiere? Non so. Quel che è certo è che per un lettore appassionato di Dylan Dog e poco altro, il suo sguardo e il suo segno saranno apparsi tremendamente alieni, e questa in sé potrebbe rappresentare già una sfida vinta.
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| ausonia |
Il punto di non ritorno è però posto dalla prima storia, quella realizzata da Ausonia. Il suo tratto colto, gelido, elaborato immobilizza la storia in una sequenza statica che non sembra offrire alcuno sguardo sulla realtà. L'autore sceglie di omettere qualunque collegamento con l'orrore quotidiano, se non uno: la serialità delle produzioni a fumetti.
Ausonia segue e sviluppa in un contesto seriale alcune idee già affrontate nel suo precedente lungo lavoro Interni e si permette una feroce riflessione sulla produzione del fumetto Bonelli all'interno del recinto Bonelli stesso. Ecco il paradosso, voluto dall'autore e accolto dal curatore della testata (Roberto Recchioni): Ausonia mette in scena il sacrificio umano (di tempo, forze, energie creative, intelligenza, talento, ecc.) richiesto dalla casa editrice per la realizzazione mensile di Dylan Dog, senza risparmiare una rappresentazione maligna dello stesso e compianto patron Sergio Bonelli.
Non so dire se la riflessione funziona e arriva nel suo intento. Non so dire in effetti quale sia il reale intento. Come per Interni, l'eccesso di intellettualismo di Ausonia congela eccessivamente la storia. Il lettore non si emoziona. Figuriamoci un lettore senza i codici di accesso a questa riflessione meta-fumettistica. Certo è che appare interessante vedere una tale rappresentazione del lavoro seriale all'interno di un fumetto realizzato dalla Bonelli. La sfida più grande, in effetti, sembra essere propria la possibilità di pubblicare tale lavoro in questo modo, con il consenso della casa editrice. Una vittoria? Un cavallo di Troia?
La visione proposta da Ausonia sembra trovare immediata conferma nel seriale, con l'esordio di Accatino. Quest'ultimo è sceneggiatore intelligente, che ha iniziato in Bonelli, se non erro, sulla serie de Le Storie, con un horror ben scritto ma fin troppo derivativo (La pattuglia), e poi, ancora per Le Storie, con un piccolo gioiello in coppia con Paolo Bacilieri. Era una storia western esemplare (Il prezzo dell'onore) che in compagnia di poche altre vale tutto il progetto de Le Storie.
Ebbene, il suo Dylan Dog n. 353 cade ferito nell'assorbimento edulcorante e normalizzante della legge seriale, e si dimostra spento, prevedibile e privo di qualunque pathos. Le debolezze, ahimè tipiche appunto del mensile, sono: la mancanza di sintesi; l'anti-climax per il quale i cattivi di turno vanno loro stessi dal protagonista, vanificando (su un piano narrativo) tutta la sua indagine; il finale che spiega (certo, senza la solita verbosità, ma nulla davvero cambia) quanto ogni lettore aveva già capito e archiviato, con tanto di sorriso annoiato, dopo la risoluzione dell'evento drammatico che coinvolge Dylan.
Ecco, secondo il principio sostenuto da Ausonia nella sua storia breve, anche Accatino è vittima sacrificale del meccanismo seriale, che tutto consuma e distrugge, in nome di una veste rassicurante, prevedibile e sempre uguale a se stessa.
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sabato 6 giugno 2015
^Sigh^Life! - Tutte le Ossessioni di Victor alle Officine Libra
Ho conosciuto Davide Calì, ho incontrato nuovamente Squaz e insieme abbiamo chiacchierato di ossessioni sessuali e non, di forma e racconto, di fantasmi, creatività ed educazione.
Di seguito alcune foto della serata.
Di seguito alcune foto della serata.
lunedì 15 aprile 2013
^Sigh^Look! - Canzoniere illustrato
Daniele Sepe ha dato vita a un Canzoniere Illustrato. L’idea
di base è illustrare con una storia a fumetti temi e musica di ogni canzone del
disco, che è più o meno lo stesso lavoro realizzato dal gruppo di autori che ha
collaborato con la Banda Putiferio per Il Paradiso delle Trottole.
L’obiettivo generale è dare forma a
un disco. Varrebbe la pena ragionare sui motivi di questa scelta, in questa
epoca post-moderna digitale. Accostare un libro alla musica può essere un modo
interessante per orientare all’acquisto, piuttosto che al recupero illegale
delle musiche in internet. È all’ordine del giorno: edizioni limitate,
extra-lusso, materiali in diversi formati, il ritorno al vinile… sono tutti
tentativi per offrire qualcosa che il semplice recupero delle musiche da
internet non permette. Un lavoro di nicchia. Normalmente il tentativo di
gonfiare qualcosa, senza che ne esista un reale (espressivo) bisogno.
In generale, con un libro a fumetti, il discorso dovrebbe essere diverso. Si tratta di un lavoro culturale espressivo, denso e impegnativo che incrocia i linguaggi e i supporti (audio-visivi), che ragiona sulle diverse forme e sull’attualità dei materiali. Che coinvolge molti artisti, soprattutto nella formula utilizzata nel Canzoniere illustrato e ne Il paradiso delle trottole, ovvero quella della storia breve accostata ad ogni canzone.
Le strade percorse sono due. La più comune è un’interpretazione grafica e visiva della canzone. Vengono messi in scena personaggi ed eventi propri della narrazione musicale, che acquisisce una nuova dimensione esperienziale. In questo territorio, il rischio (alto) è il didascalismo. Pensiamoci, una buona canzone ha davvero bisogno di una messa in scena visiva, in forma di fumetto? No. L’esperimento artistico funziona se e solo se l’autore di fumetti trova un’idea grafico-visiva nuova, qualcosa che offra un punto di vista inedito sulla canzone, che diventi controcanto, nuova voce. Insomma, un’esperienza corale. È l’esempio del lavoro di Squaz che puoi leggere qui sotto, sulla canzone Bammenella 'e copp''e Quartier, dove l’intuito visivo dell’autore, con quel suo colto rimando alla cultura popolare, offre davvero qualcosa in più al brano.
In generale, con un libro a fumetti, il discorso dovrebbe essere diverso. Si tratta di un lavoro culturale espressivo, denso e impegnativo che incrocia i linguaggi e i supporti (audio-visivi), che ragiona sulle diverse forme e sull’attualità dei materiali. Che coinvolge molti artisti, soprattutto nella formula utilizzata nel Canzoniere illustrato e ne Il paradiso delle trottole, ovvero quella della storia breve accostata ad ogni canzone.
Le strade percorse sono due. La più comune è un’interpretazione grafica e visiva della canzone. Vengono messi in scena personaggi ed eventi propri della narrazione musicale, che acquisisce una nuova dimensione esperienziale. In questo territorio, il rischio (alto) è il didascalismo. Pensiamoci, una buona canzone ha davvero bisogno di una messa in scena visiva, in forma di fumetto? No. L’esperimento artistico funziona se e solo se l’autore di fumetti trova un’idea grafico-visiva nuova, qualcosa che offra un punto di vista inedito sulla canzone, che diventi controcanto, nuova voce. Insomma, un’esperienza corale. È l’esempio del lavoro di Squaz che puoi leggere qui sotto, sulla canzone Bammenella 'e copp''e Quartier, dove l’intuito visivo dell’autore, con quel suo colto rimando alla cultura popolare, offre davvero qualcosa in più al brano.
La seconda strada consiste nell'inventare una nuova storia che si accosta alla narrazione musicale. Un lavoro
simbolico, dove il collegamento tra i due temi (quello fumettistico e quello
sonoro) non per forza è esplicito, e comunque richiede (e stimola) l’immaginazione
dell’ascoltatore. In Canzoniere Illustrato, Akab raccoglie questo tipo di sfida
e lo fa in un modo che emoziona e stupisce, per molte ragioni. Il brano scelto
è già di per sé interessante, perché si tratta di un’interpretazione strumentale
(con uno straordinario Francesco Citera alla fisarmonica) di Era de Maggio, celebre
canzone popolare napoletana tratta da una poesia di Salvatore Di Giacomo e musicata da Mario Pasquale Costa. Una canzone sull’amore, la vita, il ricordo, la
nostalgia, la speranza. Ecco il testo.
Era de maggio e te cadéano 'nzino,
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria...e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe...
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce...
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce...
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse, io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose...
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá...
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse...
Fresca era ll'aria...e tutto lu ciardino
addurava de rose a ciento passe...
Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
na canzone cantávamo a doje voce...
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
fresca era ll'aria e la canzona doce...
E diceva: "Core, core!
core mio, luntano vaje,
tu mme lasse, io conto ll'ore...
chisà quanno turnarraje!"
Rispunnev'io: "Turnarraggio
quanno tornano li rrose...
si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá...
Si stu sciore torna a maggio,
pure a maggio io stóngo ccá."
E só' turnato e mo, comm'a na vota,
cantammo 'nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma 'ammore vero no, nun vota vico...
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana...
cantammo 'nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s'avota,
ma 'ammore vero no, nun vota vico...
De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
e ferita d'ammore nun se sana...
Nun se sana: ca sanata,
si se fosse, gioja mia,
'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: "Core, core!
core mio, turnato io só...
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó!
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó"
si se fosse, gioja mia,
'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
a guardarte io nun starría !
E te dico: "Core, core!
core mio, turnato io só...
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó!
Torna maggio e torna 'ammore:
fa' de me chello che vuó"
Per chi non conosce Daniele Sepe, a questo punto è
necessaria una breve parentesi musicale.
Sepe è sassofonista e arrangiatore e compositore e saltimbanco e… uomo di
strada, uomo colto, uomo di sinistra, uomo anarchico. È un ricercatore. Prende
vecchie musiche delle tradizioni popolari del mondo e le rinnova con sonorità
jazzistiche e fushion. Inventa spettacoli su Toto costruendo una fitta rete di
citazioni musicali più o meno colte in un fluire sonoro sorprendente e
dinamico. Scrive musiche che giocano con i paradossi della nostra attualità.
Sepe è un autore impegnato, che usa l’assurdo e il parossismo sonoro come
metafora di una vita senza senso, ma sempre gioiosa e ricca di opportunità. Arriva
anche a stravolgere ninna nanne tradizionali ripercorrendo le strade elettriche del Miles
Davis di Bitches Brew. Canzoniere illustrato è un disco più prevedibile di altri, per gli standard di
Sepe, ma sempre interessante e bellissimo. Era de Maggio, per il musicista partenopeo, si inserisce perfettamente nella
ricerca che ho appena cercato di sintetizzare: niente parole (per un testo conosciutissimo),
solo l’essenza, il cuore della melodia in una nostalgia abissale (che è quella
propria della canzone e quella del ricordo degli ascoltatori).
A questo punto, si sovrappone il controcanto del breve racconto di Akab. E qui avviene un cortocircuito. Amore e politica (i veri temi della vita di Sepe) si incontrano e scontrano, dando vita a un punto di vista inedito sul mese di maggio (da mese della gioia amorosa al mese delle contestazioni politiche) e sull’amore e sulla vita. Come una scossa, come una sveglia, brutale ma necessaria. Quel bacio, al centro della storia, al centro della rissa, al cuore della canzone d’amore, è un momento indimenticabile. Un monumento?
Posso dire senza dubbio alcuno che il lavoro di Squaz e quello di Akab valgono da soli l’acquisto del canzoniere. Il resto si sviluppa senza grandi scosse, e accompagna con leggerezza la bellissima musica di Daniele Sepe che, a proposito di ponti, ha collaborato proprio nel disco della Banda Putiferio Il paradiso delle trottole insieme a Bebo Storti nel brano Il campanile di Curon.
Il fumetto è vivo!
A questo punto, si sovrappone il controcanto del breve racconto di Akab. E qui avviene un cortocircuito. Amore e politica (i veri temi della vita di Sepe) si incontrano e scontrano, dando vita a un punto di vista inedito sul mese di maggio (da mese della gioia amorosa al mese delle contestazioni politiche) e sull’amore e sulla vita. Come una scossa, come una sveglia, brutale ma necessaria. Quel bacio, al centro della storia, al centro della rissa, al cuore della canzone d’amore, è un momento indimenticabile. Un monumento?
Posso dire senza dubbio alcuno che il lavoro di Squaz e quello di Akab valgono da soli l’acquisto del canzoniere. Il resto si sviluppa senza grandi scosse, e accompagna con leggerezza la bellissima musica di Daniele Sepe che, a proposito di ponti, ha collaborato proprio nel disco della Banda Putiferio Il paradiso delle trottole insieme a Bebo Storti nel brano Il campanile di Curon.
Il fumetto è vivo!
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sabato 1 dicembre 2012
^Sigh^Quote! 10
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