Il graphic novel è il gemello maschile della graphic novel.
Differiscono per genere e per etichetta. C’è una sorta di gerarchia temporale
per cui la seconda è antecedente al primo e, per questo, dal primo è superato.
Se hai difficoltà a capirci qualcosa, puoi semplicemente decidere di usare il suono che preferisci. Io sono affezionato alla graphic novel, perché sono un gentiluomo. Ma lascia che sia la musica a guidarti.
Se hai difficoltà a capirci qualcosa, puoi semplicemente decidere di usare il suono che preferisci. Io sono affezionato alla graphic novel, perché sono un gentiluomo. Ma lascia che sia la musica a guidarti.
Ricordo che, anni fa, una delle interviste più divertenti
che ho fatto è stata quella a Massimo Giacon (qui).
Insieme al mio amico Alberto Casiraghi mi recai nello studio
milanese di Giacon, in zona Leoncavallo/Loreto, e chiacchierammo intorno
al fumetto e tutto il resto. Eclettico, Giacon. Fuori schema. Artista. Idee
chiare ma evanescenti, o forti e seduttive. L’artistite come una malattia, o un’identificazione potente, o un
rituale di vita. Ho sempre amato il suo gusto visivo.
Amo gli artisti, in generale, con il distacco partecipe che sempre mi accompagna quando sento un certo tipo di energia, di convinzione. Inutile aggiungere, ma lo aggiungo, che non è possibile valutare un uomo dall'incontro di un’intervista. Non i suoi dubbi reali, le sue ambizioni, le sue amputazioni, i suoi successi. E che il luogo dell’intervista è proprio il più adatto per dare spazio alla propria artistite.
Nel suo approccio controcorrente, corrosivo, Giacon ha più
volte espresso perplessità per la (non)forma delle graphic novel. L’ha anzi
messa in discussione con i suoi stessi lavori. Che da quella (non)forma
sembrano sempre volersi distaccare con forza. Mi tornano in mente questi
pensieri perché trovo su twitter il link alla sua strepitosa, sintetica e
pungente critica in forma di fumetto (il fumetto è il mezzo principe della
meta-comunicazione) alla graphic novel. Eccola qui.
E non è un caso che il libro a cui sta lavorando per Rizzoli
Lizard venga definito proprio su twitter come inclassificabile. Le etichette contano. Per un iconoclasta come Giacon, inclassificabile
è il top. Anche questo è marketing.
Eppure, eppure provo un certo fastidio alla critica forzata alla (non)forma
delle graphic novel.
Per almeno tre ragioni che sintetizzo così:
Per almeno tre ragioni che sintetizzo così:
- Non esiste qualcosa come LA graphic novel. Tale concetto
mi sembra la reificazione di un pregiudizio. Anche considerandola all'interno
di un movimento artistico, come teorizzò alcuni anni fa Eddie Campbell, trovo
pressoché impossibile radicalizzare il concetto fino a un format specifico, o
ridurre quelle che comunemente sono considerati degli ottimi esempi di graphic
novel a uno schema predefinito (un elenco sarebbe utile, per allargare la discussione, ma non ho il
tempo per farlo ora).
- Storicamente, il concetto di graphic novel, soprattutto
negli USA dove è nato, ha fatto più bene che male all'evoluzione culturale e
artistica del fumetto. Ha aperto nuovi orizzonti e possibilità, sia artistiche
che editoriali che economiche.
- Anche la pura adesione a un canone come quello che Giacon
prende in giro nella sua tavola non esclude la possibilità di realizzare un capolavoro.
Tutto dipende dalla capacità dell’autore di raccontare. Tanto quanto aderire ad
altri canoni (quello avventuroso, per esempio) non impedisce ad altri autori di
realizzare ottimi fumetti. E non può diventare, forse, anche l’anti (non)forma
verso cui Giacon sembra volersi muovere essa stessa una gabbia? L’inclassificabile
stesso, in forma fumetto, potrebbe essere schematizzato in una tavola, individuando
alcuni punti cardini della sua impalcatura. Ma anche questo è un pregiudizio.
In conclusione, potrebbe essere più utile tornare al buon
senso di giudicare un’opera al di là della presunta etichetta che le viene
data. Tornare alla forza espressiva e comunicativa del lavoro, all'indagine
delle motivazioni dell’autore e all'ascolto delle emozioni e dei pensieri che
esso muove dentro ai lettori.
