mercoledì 30 dicembre 2015

^Sigh^Life! - Peggio di così, si muore

Avevo parlato il mese scorso di uno dei peggiori esordi Bonelli degli ultimi anni, date le premesse e le aspettative create dall'autore.
Oggi torniamo a Morgan Lost di Claudio Chiaverotti, con il suo numero tre. E sarò molto breve.
Iniziamo da questa immagine.



L'unica cosa vitale di questa immagine, e di tutto quello che precede l'ultima pagina di questo albo, è la tovaglia su cui il fumetto è posato, con briciole annesse.
Mr. Sandman è un manuale di (non)sceneggiatura per profani. Ho provato a "posizionarlo", leggendo alcune parti di questo fumetto a una persona non esperta. Non c'è appello.
Siamo di fronte a un sentimentalismo che neppure un adolescente in calore. Alla necessità esasperata di esplicitare qualunque cosa nei dialoghi. A costruire la sceneggiatura in modo che tutto sia inverosimile e forzato. A cercare una sofisticazione derivativa priva di qualunque originalità, arroccata intorno a un'idea di fumetto che non avrebbe dovuto sopravvivere alla selezione della specie.
Quel che resta, sono davvero solo le briciole sul tavolo.

"Addio amore mio.. sarebbe.. è stato bellissimo. Anche se per così poco..."
(ovvero per una breve relazione sono morte tre persone, altrettante hanno rischiato la vita, compreso i protagonisti, e tutto senza che se ne arrivasse a una...)

domenica 20 dicembre 2015

Dylan Dog 351 - In fondo al male

^Sigh^Score! 4/6

Quando una cosa viene semplice
come la si complica?
Prendere il ritmo, prendere piede.
Forse il male deve ancora venire.
Il movimento intorno a quel volto
che mai si compone nel suo mezzo
ricorda l'offesa di essere dove non vuoi.
Il tuo posto. Anche questo. Fallo tuo!


info: dylan dog 351

martedì 24 novembre 2015

^Sigh^Life! - Come (non)funziona una nuova serie, ovvero smentire le premesse



Il mese scorso la Sergio Bonelli Editore ha iniziato la pubblicazione di una nuova serie, Morgan Lost, ideata e sceneggiata da Claudio Chiaverotti. Non mi dilungo sulle strategie della casa editrice, sulle alterne vicende delle nuove serie, sul tentativo di recuperare fette di mercato, o l'attenzione di nuovi lettori.
Trovo invece interessante condividere una riflessione su quello che non è Morgan Lost e vorrebbe essere, almeno da quanto si è potuto vedere nei primi due numeri, che rappresentano insieme una storia auto-conclusiva.

In Morgan Lost ci sono due elementi di forte discontinuità rispetto alla "tradizione" Bonelli che emergono a prima vista: la colorazione e le copertine.
La prima è realizzata in scala di grigio e rosso, per tentare di inscenare un contesto visivo cupo e violento (il rosso come simbolo del sangue, della violenza, ecc.). L'idea viene immediatamente banalizzata e impoverita dalla didascalica spiegazione che ne dà Chiaverotti nel primo numero. Per problemi fisici, il protagonista ha un problema di daltonismo che gli permette di vedere solo il rosso. Voilà, il meccanismo visivo è sputtanato. Intanto perché questa spiegazione suggerisce una lettura "in soggettiva" della realtà che l'autore non si impegna minimamente a rispettare, in secondo luogo perché ... una spiegazione per questo tipo di scelta non era necessaria. Soprattutto non a parole, all'interno di un dialogo come un altro, messo lì apposta per rassicurare i lettori.



Le copertine sono interessanti, potenti, di chiara derivazione statunitense, con una forte strizzata d'occhio a un periodo, quello dei primi anni Duemila, in cui la perizia grafica di alcuni autori aveva allargato il concetto di copertina "concettuale". Lo sviluppo grafico delle prime tre cover, quindi, raggiunge l'obiettivo di marcare una netta differenza rispetto a quanto fatto finora in casa Bonelli, con una rappresentazione non piatta e banale dell'eroe bonelliano. Prospetta anche una maturità dei contenuti, sia in termini di tematiche, che in termini di linguaggio, che purtroppo la narrazione elude clamorosamente.

Non è difficile impostare bene le premesse di una nuova serie. Neppure avviare una nuova storia suscitando curiosità o mistero. E questo Chiaverotti sembra saperlo. Le prime cinquanta tavole di Morgan Lost 1 sono all'altezza delle aspettative introdotte da copertina, colorazione, cura dei disegni, comunicati stampa e introduzione dell'autore. Il lettore attento, tuttavia, gira pagina una dopo l'altra temendo lo scivolone dentro ogni vignetta. Si legge lo sforzo di Chiaverotti di cercare una sofisticazione formale che si muova in equilibrio tra forza di rottura e mansuetudine tradizionalista. Inutile quindi dire che gli scivoloni arrivano. Il didascalismo già citato in merito alla colorazione è diffuso, e segno della mancanza di fiducia nei lettori, da un lato, e nei propri mezzi narrativi dall'altro. Sia il linguaggio utilizzato nei baloon che le scelte visive nei disegni denotano una totale mancanza di coraggio e una pigra ricerca di soluzioni nell'impostare lo story-telling. Chiaverotti si inserisce in una tradizione narrativa violenta, diretta, eccessiva, usando le pantofole di stoffa, o i guanti di velluto, o qualunque altra metafora del caso. Più semplicistica la metafora, più siamo vicini alle scelte narrative di Chiaverotti. Che si coronano in una conclusione del secondo numero dove tutto viene gettato alle ortiche.



Come dicevo, non è difficile iniziare bene, ma è molto complesso tirare le fila e non mandare tutto all'aria. Perché è come concludi la storia, come ne gestisci i momenti di passaggio cruciali, i cosiddetti turning point, che emerge la tua capacità tecnica e la tua cifra stilistica. Ebbene, Morgan Lost 2, a partire dalle prime tavole, è un susseguirsi di soluzioni banali, convenzionali, goffe e didascaliche, condotte attraverso dialoghi fuori registro e lunghe spiegazioni anti-climax come non ne leggevo dai tempi dei peggiori Dylan Dog del famigerato periodo Gualdoni. 
Di fronte a tutto questo, anche lo scenario più interessante e le premesse più avvincenti franano miserabilmente. E né lo scenario né le premesse di Morgan Lost erano così potenti. Quindi, in conclusione, avviene semplicemente un triste precipizio logorroico e noioso fino alla necessaria parola "fine".  Peccato, perché pur con tanti dubbi e un po' di sfiducia, all'inizio ci avevamo sperato.

^Sigh^LIfe! - Intervista agli autori di Anubi per Bilbolbul 2015



In occasione del festival di Bilbolbul appena concluso, ho intervistato Marco Taddei e Simone Angelini, gli autori di Anubi (Grrrz). Una parte dell'intervista la trovate qui.
L'integrale andrà su Lospaziobianco.it insieme ad altri approfondimenti.
Di seguito uno stralcio.

Uno dei temi centrali del volume è la dipendenza, da sostanze, affettiva, … ma anche qualcosa di più sottile. Una sorta di dipendenza dalla mediocrità, dal povero conformismo dell’anticonformismo e dello sfacelo. Quanto di questi spunti vengono dalla vostra esperienza personale, diretta o indiretta?Marco: Penso che basti dire che viviamo in un mondo mediocre che offre poco ma che al contempo ti stimola in continuazione ad essere il primo della classe. In un mondo così, chi si gode il proprio fallimento fa un atto sincero di autocoscienza. Un Dio che ha perso tutto, anzi un Dio perdente, forse demente, è l’immagine estrema ed iconica di questo fallimento totale e senza salvezza.Simone: E’ la vita di tutti i giorni fatta di dipendenze, di mediocrità, di cose senza senso.Vorrei essere plancton.

mercoledì 18 novembre 2015

Adam Wild 13 e 14

^Sigh^Score! 4/6

L'ossessione per gli animali.
Tratti psicopatologici o principi
che hanno guidato le azioni del mondo?
Dentro agli zoo della politica
si muovono dense nuvole di giochi
che tornano ad emozionare gli osservatori.
Le cose appaiono in efficace squilibrio.
Peccato che la confezione sia inguardabile.


info: adam wild di gianfranco manfredi

martedì 17 novembre 2015

^Sigh^Life! - Intervista a Tiziano Angri per BilBOlBul



Per BILBOLBUL, il festival del fumetto che si terrà a Bologna il prossimo week-end, ho intervistato Tiziano Angri per parlare del suo primo libro con Coconino Press, L'unica voce, che è anche la sua prima storia lunga.
Ecco uno stralcio dell'intervista, che puoi trovare per intero qui.

In senso più lato, L’unica voce si occupa della solitudine, del rapporto con le sfide del diventare adulti e trovare un’identità all’interno della nostra società. In quale chiave hai scelto di occupartene?
La chiave principale sta nel disequilibrio che anima la mente e i corpi dei due protagonisti.
La malattia li isola costringendoli ad una vita ai margini e i loro corpi finiscono per subire ogni genere di vessazione, quasi che quel dolore faccia parte di quel rito di passaggio verso il mondo adulto (sebbene entrambi i personaggi hanno varcato anagraficamente da tempo quella soglia).

Orfani: Nuovo Mondo 2 - Madri guerriere

^Sigh^Score! 2/6

Niente.
Di nuovo in viaggio a salvarsi la pelle.
Niente.
Di nuovo lei che va a caccia degli altri.
Niente.
Di nuovo gente che ammazza gente.
E gente che sopravvive.
Niente.

info: Orfani - Nuovo Mondo 2