domenica 30 settembre 2012

Dampyr 150, La scelta di Lisa

^Sigh^Score! 4/6

La morte si racconta sempre bene.
L'abbandono, la separazione. La malinconia. 
Il (non)personaggio sempre sullo sfondo.
Il movimento intorno ha il passo regolare
e chiaro della tragedia. A fumetti.
La fine è l'inizio.

info: dampyr 150

lunedì 24 settembre 2012

La webcam girl con il cancro

^Sigh^Score! 4/6

AkaB ti spiega la chat erotica. L'isolamento.
E la pornografia come punto di non ritorno.
Dopo Ballard, dopo Cronemberg.
Piccolo, il gioco di AkaB.
Nemmeno perfetto, con quei disegni che osano
poco. E poco raccontano.
Ma l'idea, e il luogo che occupa nella mente...
"Voglio sborrare in faccia alla morte".

info: la webcam girl con il cancro

Are you my mother? (1)

^Sigh^Score! 5/6
Potresti odiarlo, questo lavoro. E invece...
Il suo inizio, la sua riflessione sul racconto di sé.
La vita nell'arte, l'arte nella vita.
La morte e la sessualità.
Essere parte o nascondersi.
Un esercizio umano bellissimo. Lucente.
Doloroso. E continua...

info: alison bechdel

^Sigh^Life! 05

(c) bill watterson

La fede del lettore militante ha costruito idoli e retoriche forti e impenetrabili. E le vittime principali di tale approccio sono gli autori. Disegnatori e sceneggiatori sono le icone dell’impalcatura istituzionale: a seconda delle mode, del punto di vista, dell’ideologia di riferimento, rappresentano il bene o il male assoluto.
Gli autori diventano star, divinità inarrivabili o terribili derelitti, in ogni caso simboli. In quanto tali, sono vezzeggiati ed esaltati, derisi e umiliati al di là dello specifico del loro lavoro. Diversi meccanismi secondari alla loro opera favoriscono tale processo, grazie alle possibilità di amplificazione della rete e di un suo utilizzo puntuale e mirato.
Il risultato principale è che gli autori sono abituati soltanto alla critica militante che, come detto, procede in due modi: o incensa regolarmente o colpisce per distruggere. La logica è quella propria della contrapposizione del potere, ed è sempre pretestuosa. Ne consegue che se la critica è positiva, l’autore se ne compiace acriticamente perché supporta il processo di idealizzazione che lo riguarda. Se la critica è negativa, l’autore demolisce la credibilità delle argomentazioni mettendo (giustamente) in discussione la buona fede del critico militante. Quando quest’ultimo si esprime negativamente in merito a uno specifico lavoro, vuole in realtà attaccare il sistema, l’istituzione nel quale si identifica l’autore.
L’approccio militante, con la sua diffusione, la sua pervasività e la sua utilità per regolare i poteri interni al sistema,  squalifica ogni reale opportunità di sviluppare un ragionamento critico veritiero e costruttivo verso il fumetto e solleva gli autori dal doversi mettere in discussione di fronte a possibili critiche circostanziate e non militanti. La maggior parte degli autori, quindi, o strumentalizza la critica in funzione della conservazione del potere, oppure ne nega qualunque utilità. Da questo punto di vista, effettivamente, la critica non serve a nulla. Perché è solo l’ennesimo ingranaggio di un meccanismo finalizzato esclusivamente alla costruzione e al mantenimento del potere.
Abituati alla critica militante, gli autori e i lettori (militanti) non sanno più distinguere ragionamenti critici non ideologici: o sono invisibili, oppure sono omologati agli altri, e quindi trasformati immediatamente in strumenti pretestuosi e inattendibili.
Nel piccolo mondo del fumetto, la maggior parte degli autori non ha maturato la cultura del confronto con la critica, perché quella intellettualmente onesta, aperta, a contatto con la vita di tutti i giorni è rara e regolarmente soffocata dall’approccio militante. Gli autori sono così al contempo vittime e artefici. E il mondo del fumetto si chiude in un’ombra.

mercoledì 19 settembre 2012

^Sigh^Quote! 02

Ti piacciono le sparatorie, l’horror, la fantascienza? Benissimo. Punta al top che c’è in giro, nel mondo-punto e cerca di superarlo. Non guardare cosa c’è dentro alle mura di Lucca, ma bensì guarda a quello che c’è all’esterno. Spara alto, non rimanere a trastullarti tra un articolo di Fumetto D’autore ed un post di pinco pallo di sta minchia. Solo con questa spinta il movimento del fumetto in Italia può tornare a crescere, a muoversi levando le ragnatele dagli angoli. E la cosa vale anche per gli editori.
Il fumetto-mondo è ormai stantio, puzza di cantina, è sudato da far schifo e non ha la minima voglia di farsi una doccia. E’ questo che più mi fa incazzare. Io ci avrei anche creduto ma non ha voglia di muoversi. Va avanti per inerzia. Prima o poi la forza generata dalla spinta iniziale si esaurirà. E’ inevitabile. Se ne accorgono tutti tranne lui. Si esaurirà e, una volta fermo, verrà preso dal panico perché ormai tutti gli altri sono già troppo lontani, irraggiungibili.

Paolo Castaldi

Etenesh

^Sigh^Score! 5/6

Ieri sera ho ucciso vespe, ragni e scorpioni.
Ho posto fine a un'invasione sopportata a lungo.
Qui, nella comodità dell'isolamento.
Nell'illusione dell'appartenenza.
E vivere il karma tremendo del privilegio.
L'emigrazione come una processione funebre.
La morte in ogni luogo, anche nella speranza.
IL racconto delle nostre colpe mute.

info: etenesh
         paolo castaldi

lunedì 17 settembre 2012

^Sigh^Life! 04

da watchmen - alan moore e dave gibbons

Il lettore di fumetto militante è un uomo di fede. Ha ideologie, rituali e divinità da rispettare e adorare. Il suo pantheon è fatto di personaggi a fumetti, di autori di fumetti , di editori di fumetti.
Nel cerchio magico della religione istituzionalizzata chiamata Fumetto, la critica si sviluppa soprattutto come modalità per sostenere una specifica ideologia, fatta di dogmi inattaccabili, e di icone che non devono essere messe in discussione, pena l’eresia. I credi sono di diversa natura, tra loro spesso inconciliabili: il Bonelli, l’Autore, l’Arte, l’Intrattenimento, l’Avventura, l’Autobiografia, il Manga, i Supereroi, il Minimalismo, ...
Il critico militante, che appartiene a una di queste istituzioni, si rivolge a un suo pubblico di riferimento, composto da altre persone appartenenti al proprio gruppo, ovvero da persone che non ne fanno parte ma potrebbero entrarvi. È il tipico meccanismo del proselitismo.
Ogni critico militante ha in sé il fuoco della missione, per cui se non leggi fumetti (o certi fumetti) dovrai convincerti a farlo, oppure non hai piena dignità come essere umano. Non sei completo.
Su un piano tecnico, il critico scriverà articoli di forma diversa ma con l’obiettivo comune di sostenere delle idee precise che prescindono dallo specifico oggetto della critica, di ribadire la forza di un certo tipo di lavoro (o istituzione) o al contrario, la debolezza di altri. Chi legge partecipa di questa missione, e cerca nell’articolo solamente il rinforzo delle proprie convinzioni. Chi non legge fumetti in modo militante non lo capirà, si sentirà parte esclusa dell’argomento e, forse, ancora più lontano da quel mondo.
I tecnicismi di certe recensioni, che entrano più nel merito delle caratteristiche interne di quel fumetto, di quell’autore, di quella serie, servono a rafforzare il potere istituzionale, a valorizzare il più possibile conoscenze inutili a qualunque altro potenziale lettore che non condivida la fede. In questi scritti, non ci troverai nessun riferimento alla vita vera, a quello che si muove intorno a te, alla cultura, alla società di cui fai parte.