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lunedì 16 ottobre 2017

^Sigh^Life! - Leggere i fumetti e le piccole illuminazioni quotidiane




Sono giorni, mesi!, strani. Mi ritrovo all’alba di una nuova nascita personale, con due gemelle che a giorni, forse ore, potrebbero arrivare al mondo. Pronte a rivoluzionare di nuovo completamente i miei equilibri che a volte, distrattamente, mi illudo essere stabili.
Mentre torno a interrogarmi ancora e ancora sul senso dell’incarnazione e, in definitiva, della nostra vita sulla Terra, oscillando com’è ovvio tra uno sfrenato ottimismo e un rabbuiante pessimismo, mi tornano in mente Spider-man e il Puma. Non è un caso se proprio nell’ultima settimana ho iniziato a rileggere cicli di storie immortali dell’Uomo Ragno. Quando ero un ragazzino, non ricordo con precisione l’età, ma è quel ragazzino eterno e mitologico che non siamo mai stati ma sempre ricordiamo, nostalgicamente; insomma, un giorno assolato, seduto da solo nel soggiorno della casa in cui sono cresciuto tenevo in mano un numero del quindicinale dell’Uomo Ragno della Star Comics e, mentre leggevo un’insignificante storia con ospite Puma, firmata se non erro da Ron Frenz e Tom De Falco, ricevo quella che oggi chiamerei una sorta di epifania. Un momento estatico, quando la luce penetra in tutto il tuo corpo e ti senti completamente gioioso e in armonia con l’Universo. Quel momento, arrivato come una carezza inaspettata, è rimasta inevitabilmente collegata a quella stupida storia di Spider-man e di Puma.


Ci sono momenti in cui mi interrogo sulla mia passione per i fumetti, razionalmente inspiegabile, e ritorno a quel pomeriggio assolato e a quella storia di supereroi. Sappiamo che la nostra mente, la nostra memoria e la nostra identità funzionano per processi simbolici esemplificativi, pietre miliari che tracciano la nostra strada e ci cambiano. Potresti pensare che sia un vero peccato che una di queste pietre miliari sia rappresentata da una storia così sciocca. Ma posso consolarmi pensando che non sia stata l’unica. E molte altri momenti di piacere e gioia hanno riguardato la lettura di fumetti. Come quella volta al mare in cui ho scoperto Frank Miller e il suo Daredevil con la storia della morte di Elektra. Sapevi che Elekra era morta? Poi risorta, poi morta, poi risorta… Una cosa complicata! O quella volta in cui ho iniziato a leggere per la prima volta un Bonelli, per puro caso, di ritorno da una vacanza in Sardegna. Quando tutti erano attratti dall’horror e da Dylan Dog, mi innamorai di Nick Raider, più in sintonia con la mia passione per il giallo di quegli anni di ragazzino. O ancor prima, quando bambino venni sommerso dalla polvere e dai colori sgargianti di vecchi Topolino, regalatimi da un generosissimo cugino ben più grande di me. Potrei proseguire senza fermarmi mai, fino a questi giorni. La rilettura di Watchmen con la mia compagna, nella noia e nell’abbandono della gestazione o quella de Il Bambino Dentro di J.M. DeMatteis e Sal Buscema su Spectacular Spider-man, che anni fa coccolò la mia passione per la psicologia, per finire con la partecipazione alla sinfonia grafica di Mattotti nel suo ultimo lavoro in coppia con Kramsky, di cui per altro ho parlato seriamente su LoSpazioBianco.it.
Chi ama i fumetti, si ritrova invaso da immagini nella propria quotidianità e nella marea ondivaga dei ricordi. Non sorprende quindi che un autore di fumetti, capace di trasformare quella fervente malattia in professione, si cimenti nel raccogliere le proprie pietre miliari, i propri momenti indimenticabili. Magari con spirito compilatorio e divulgativo, ma senza la pretesa di essere esaustivo o sistematico.


È proprio questo che ha fatto l’amico Claudio Calia con il suo Leggere i fumetti.
L’aneddoto che lo riguarda è che sono mesi che devo scrivere di questo suo ultimo lavoro. Volevo farlo seriamente, come prevede l’etichetta, ma per ragioni che non mi erano chiare, non riuscivo a farlo. Non ne avevo voglia. Oggi so che il motivo è che non riesco a approcciarmi a Leggere i fumetti in modo critico. Perché, fondamentalmente, non ne ho voglia. Non mi interessa ragionare, discutere, analizzare i motivi per i quali Claudio ha fatto questo libretto, ha fatto le scelte che ha fatto, ha disegnato come ha disegnato, ha pubblicato come ha pubblicato, ecc. Il libro di Claudio mi interessa su un piano emozionale (e forse anche sentimentale, come puoi capire). Perché leggerlo mi ha permesso di immedesimarmi con le sue “illuminazioni fumettologiche”. Certo, Claudio ha anche un chiaro scopo divulgativo orientato in particolare a chi non legge abitualmente fumetti e, da questo punto di vista, potremmo chiederci se un libro di questo tipo riesca o meno nell’intento. Ma non lo faccio. Non mi interessa.
Mi appassiona camminare letteralmente con Claudio nelle pagine di quei personaggi e di quelle celebri storie, fianco a fianco, come fa con Quinn di Città di Vetro a pagina 103, per empatizzare con i suoi ricordi e con quel mitologico ragazzino sempiterno. Perché per lui ci sono stati i giorni di Krazy § Ignatz, di Gasoline Alley, degli X-Men, del Cavaliere Oscuro, di Devilman, degli Inumani, di Zanardi, di Cerebus, di Maus, di Sandman, di Jimmy Corrigan, di…

Sono le pietre miliari di qualunque appassionato, tutte simili ma diverse. Quelle passioni che illuminano stranamente la vita, insieme a cose ben più importanti e serie, come i traslochi, le lauree, le nascite, i matrimoni, … ma in fondo, quando accadono quei momenti, tutto è avvolto dalla stessa luce e non è più possibile o necessario fare analisi razionali e stime di valore. Basta l’esserci, la testimonianza e la condivisione. Che senso ha il nostro cammino, se lo facciamo da soli?



domenica 2 aprile 2017

^Sigh^Life! - The Boys di Garth Ennis e Darick Robertson



Darick Robertson è stato il disegnatore e coautore di due delle serie di fumetti statunitensi che ho amato di più: Transmetropolitan scritta da Warren Ellis e The Boys scritta da Garth Ennis.
Il suo stile non è di quelli che lasciano a bocca aperta, non è spettacolare nel modo in cui è spesso inteso nei comics, ma è solido, espressivo, diretto, elegante e scomposto allo stesso tempo. Culturalmente ricco, in molti sensi derivativo ma, alla fine, perfettamente riconoscibile e personale. Senza il suo talento, credo che né Transmetropolitan né The Boys sarebbero state le stesse.

The Boys è un viaggio all'interno dell'immaginario dei supereroi visto attraverso uno specchio capovolto. Lo sceneggiatore britannico Ennis non inventa nulla di nuovo, sul piano del concept della serie, ma le sue sceneggiature e la conduzione complessiva della trama sono straordinarie, ovvero fuori dal comune. L'idea di fondo è che i supereroi sono dei falsi eroi, costruiti a tavolino dalle multinazionali e i fumetti che ne parlano sono la migliore propaganda per creare intorno a loro leggende che non esistono. In definitiva, ai supereroi non interessa altro che il successo, i soldi, le donne, lo sballo e il potere. Ma non sono altro che perdenti corrotti e senza spina dorsale. O no?
I Ragazzi del titolo, invece, sono un gruppo di persone che lavora per la Cia (accidentalmente o necessariamente, direi) e che hanno il compito di contenere le azioni dei supereroi ed evitare che la loro potenza stravolga gli equilibri di potere. Ma anche qui, le cose non stanno esattamente così.

Ci sono alcune cose di Ennis (autore tra l'altro del bellissimo The Preacher, non scordiamolo) che adoro terribilmente. Quando esagera con il sesso, lo fa in modo talmente divertito da non risultare mai fastidioso. Quando apre delle pieghe sentimentali per raccontarci i personaggi a cui tiene davvero, lo fa in modo credibile, sottile e intelligente. Ci si emoziona davvero con i suoi racconti di guerra, di amore e di morte.


Ma quel che più convince, di The Boys, è che Ennis e Robertson hanno ri-narrato la storia politica dell'ultimo secolo, incluso l'attacco alle Torri Gemelle di New York, esaltando in modo verosimile l'approccio della contro-cultura, che trova tra i suoi alfieri per esempio l'imprescindibile Noam Chomsky. Quella contro-cultura che oggi troppo spesso viene ridotta e semplificata in "complottismo", in modo da farne scherno e ridicolizzarla per toglierne validità. Ebbene, leggere la ricostruzione storica di Ennis alla luce della creazione dei supereroi ci permette di vedere in controluce la vera, segreta storia della più grande potenza mondiale, i suoi inganni e le sue tendenze. Anche qui, possiamo dire, nulla di davvero nuovo. Ma è la modalità con la quale questi racconti vengono trattati che convince totalmente. Perché in un centinaio di pagine, nel quarto volume della serie, Ennis e Robertson ripercorrono non solo l'ultimo secolo di storia, ma anche l'ultimo secolo di fumetto supereroistico americano.



Due chicche narrative, per concludere.
Uno: hai presente quelle maledizioni estive che sono i mega crossover tra tutti i personaggi di una casa editrice? Ebbene, se nei fumetti (che in The Boys, ti ricordo, sono il mezzo di propaganda principale per costruire le leggende intorno ai supereroi) tutti i supertizi spariscono dalla Terra per occuparsi di qualche terribile globale minaccia, nella realtà tutti loro si ritrovano in un resort isolato a fare sesso e drogarsi senza alcun limite. Nome di questo evento annuale? Herogasm!
Due: c'è un momento clou durante la tragedia dell'11 Settembre 2001, in cui il supergruppo più importante, The Seven, cerca di far atterrare uno degli aerei dirottati. Il corrispettivo di Superman vola accanto all'aereo, sta per entrare, un bimbo lo guarda sorridendo dal finestrino dell'aereo, sa che non è più in pericolo, è salvo, il suo eroe è arrivato. "Superman" apre lo sportello e il bambino vola via nel cielo risucchiato dalla forza dell'aria. "Superman" è talmente impreparato e sotto shock da non riuscire a muovere un muscolo. Ciao ciao bambino...




E questo è tutto, più o meno. The Boys è una lettura inevitabile e appiccicosa. Non puoi farne a meno.

info: in italiano, The Boys è pubblicato da Panini Comics
        in lingua originale, è stato raccolto in volumi per Dynamite Press

giovedì 30 marzo 2017

^Sigh^Life! - Intervista a Marco Galli



Mi occupo di aspetti artistici in ambito riabilitativo e terapeutico da quindici anni. Ci sono aspetti dell'essere umano che ho compreso solo in relazione alla malattia, alle difficoltà e ai limiti.
Quando ho saputo del percorso personale di Marco Galli, ho chiesto la sua disponibilità a intervistarlo. Si parla, certo, di malattia e sofferenza, ma soprattutto di quel che ci fa muovere il culo dalla sedia e metterci in cammino per essere persone migliori. L'arte, qualunque forma artistica, è il miglior compagno di viaggio che mi viene in mente.
Ecco uno stralcio:

Come è cambiato il tuo rapporto con la scrittura, che è poi sempre subordinato al nostro rapporto con la vita più in generale?Questo è interessante, perché è cambiato molto. Un po’ per maturità e un po’ per contingenza. Prima il mio approccio al libro era molto diretto: partivo con disegni e testi, spesso senza nemmeno storyboard, fino a libro finito. Poi riscrivevo, sui testi abbozzati, anche fino a cinque volte, prima di arrivare al lavoro finale. Spesso il senso della storia cambiava parecchio dalla prima stesura all’ultima, sembra impossibile, uno dice: i disegni sono quelli, la successione delle vignette tracciata, i balloons hanno quella misura e quel numero… E invece, la forza delle parole è magica anche nel fumetto, cambiate poche parole e cambia tutto il senso. Se potessi suggerire un esercizio ai giovani fumettisti, sarebbe quello di prendere un fumetto già esistente, leggerlo e riscriverlo cercando di dare un senso diverso alla storia. Si impara molto. La scrittura, quando c’è in un fumetto, è importante e da curare come tutto il resto; spesso si vedono grandi magie cromatiche e dei poveri balloons che navigano anemici dentro le pagine.

Puoi leggere tutta l'intervista qui, sul sito de LoSpazioBianco.it

sabato 27 febbraio 2016

^Sigh^Life! - Nuovi orrori per Dylan Dog e la nuova vittima sacrificale del seriale

marco galli

Il mese di febbraio ha visto due uscite importanti per Dylan Dog. Si tratta dell'esordio sulla serie regolare dello sceneggiatore Fabrizio Accatino (con i disegni di Luca Casalanguida), sul numero 353 dal titolo Il Generale Inquisitore; e del sedicesimo numero di Dylan Dog Color Fest, con altri tre esordi per certi versi clamorosi ma ormai da tempo annunciati: Ausonia, Aka B e Marco Galli. Partiamo dal secondo.

Il Color Fest è una formula editoriale che fino a oggi ha visto la presentazione di storie brevi, con la "novità" del colore, che hanno cercato di presentare l'Indagatore dell'Incubo con modalità inedite, o per lo meno insolite. Ricordo una storia di Vanna Vinci dove Dylan viene trasformato nella vittima di uno dei tipici personaggi metafisici dell'autrice sarda. Ricordo un numero realizzato tutto al femminile. Ricordo poco altro. La formula del Dylan Dog Color Fest, finora, ha lasciato più cadaveri che vivi. Perché? Perché scrivere storie brevi è maledettamente difficile, e il più delle volte questo arduo compito è stato affrontato dai numerosi autori che ci hanno provato con una certa superficialità, risolvendo in "piccola forma" quanto siamo abituati a leggere sul mensile. 
Il numero 16 supera in parte questo difetto strutturale e concettuale. Della storia editoriale di Ausonia, Galli e Aka B non vorrei dire nulla in questa sede, se non che seguo da anni i loro lavori.

marco galli

Di Galli ho recentemente letto il suo Nella camera del cuore si nasconde un elefante e ho potuto intervistarlo in occasione dell'ultima BilBOlBul (la trovi su LoSpazioBianco.it). Il suo racconto su Dylan è senza dubbio il più interessante. Mi piace la sintesi del tratto, la chiarezza nell'intenzione, l'amarezza e l'inquietudine riflessa generate dal finale. La sua scelta nell'affrontare l'esercizio del racconto breve, nella ricorsività suggerita dal finale, è quella di inserirsi come un flash all'interno di uno sviluppo narrativo più ampio.


aka B

La storia di Aka B ha il maleficio tipico della sua sensibilità ipocondriaca e malsana, dove ogni cosa procede come in un imbuto. Sai che stai precipitando nel buco, non ti piace, ma è inevitabile.
Il giorno prima della pubblicazione avevo avuto la fortuna di leggere in anteprima un suo lavoro in coppia con Pasquale Squaz Todisco, al momento sfortunatamente inedito, La soffitta. La sua realizzazione è interessante e rivela l'approccio intuitivo di Aka B. Squaz aveva una serie di tavole già realizzate ma senza una storia. Le ha date in mano a Aka B, il quale ha creato dal nulla la storia lavorando in giustapposizione con le tavole di Squaz. Funziona, perché il segno di quest'ultimo è ricco di simboli e suggestioni, che rimandano con chiarezza a tematiche specifiche, che per estrema sintesi potremmo definire underground. Se leggi la storia di Aka B senza guardare i disegni, ammesso che ipotizzare questo esercizio a posteriori abbia senso, puoi rintracciare tutti i tratti che caratterizzano il suo stile, la sua visione del mondo e dell'arte.

squaz e aka B, da La Soffitta, storia inedita

In Dylan Dog questa matrice si ripropone, e la sensazione malsana arriva, forse in superficie, ma senza colpire davvero il lettore. Aka B sembra fermarsi esattamente là dove ti aspetti. Non ha originalità o guizzi particolari, per chi lo conosce. Il suo approccio intuitivo non approfondisce.  Pigrizia? Semplificazione? Mestiere? Non so. Quel che è certo è che per un lettore appassionato di Dylan Dog e poco altro, il suo sguardo e il suo segno saranno apparsi tremendamente alieni, e questa in sé potrebbe rappresentare già una sfida vinta.


ausonia

Il punto di non ritorno è però posto dalla prima storia, quella realizzata da Ausonia. Il suo tratto colto, gelido, elaborato immobilizza la storia in una sequenza statica che non sembra offrire alcuno sguardo sulla realtà. L'autore sceglie di omettere qualunque collegamento con l'orrore quotidiano, se non uno: la serialità delle produzioni a fumetti. 
Ausonia segue e sviluppa in un contesto seriale alcune idee già affrontate nel suo precedente lungo lavoro Interni e si permette una feroce riflessione sulla produzione del fumetto Bonelli all'interno del recinto Bonelli stesso. Ecco il paradosso, voluto dall'autore e accolto dal curatore della testata (Roberto Recchioni): Ausonia mette in scena il sacrificio umano (di tempo, forze, energie creative, intelligenza, talento, ecc.) richiesto dalla casa editrice per la realizzazione mensile di Dylan Dog, senza risparmiare una rappresentazione maligna dello stesso e compianto patron Sergio Bonelli. 
Non so dire se la riflessione funziona e arriva nel suo intento. Non so dire in effetti quale sia il reale intento. Come per Interni, l'eccesso di intellettualismo di Ausonia congela eccessivamente la storia. Il lettore non si emoziona. Figuriamoci un lettore senza i codici di accesso a questa riflessione meta-fumettistica. Certo è che appare interessante vedere una tale rappresentazione del lavoro seriale all'interno di un fumetto realizzato dalla Bonelli. La sfida più grande, in effetti, sembra essere propria la possibilità di pubblicare tale lavoro in questo modo, con il consenso della casa editrice. Una vittoria? Un cavallo di Troia?




La visione proposta da Ausonia sembra trovare immediata conferma nel seriale, con l'esordio di Accatino. Quest'ultimo è sceneggiatore intelligente, che ha iniziato in Bonelli, se non erro, sulla serie de Le Storie, con un horror ben scritto ma fin troppo derivativo (La pattuglia), e poi, ancora per Le Storie, con un piccolo gioiello in coppia con Paolo Bacilieri. Era una storia western esemplare (Il prezzo dell'onore) che in compagnia di poche altre vale tutto il progetto de Le Storie.
Ebbene, il suo Dylan Dog n. 353 cade ferito nell'assorbimento edulcorante e normalizzante della legge seriale, e si dimostra spento, prevedibile e privo di qualunque pathos. Le debolezze, ahimè tipiche appunto del mensile, sono: la mancanza di sintesi; l'anti-climax per il quale i cattivi di turno vanno loro stessi dal protagonista, vanificando (su un piano narrativo) tutta la sua indagine; il finale che spiega (certo, senza la solita verbosità, ma nulla davvero cambia) quanto ogni lettore aveva già capito e archiviato, con tanto di sorriso annoiato, dopo la risoluzione dell'evento drammatico che coinvolge Dylan.
Ecco, secondo il principio sostenuto da Ausonia nella sua storia breve, anche Accatino è vittima sacrificale del meccanismo seriale, che tutto consuma e distrugge, in nome di una veste rassicurante, prevedibile e sempre uguale a se stessa. 

lunedì 2 novembre 2015

^Sigh^Life! - Il fumetto che non c'è

Un video recente di Edoardo Bennato, dove, ahimè, non avendo nulla da dire, ricicla l'Isola che non c'è. La povertà di idee si rivela anche nell'uso del fumetto, questo sconosciuto. Abbi pazienza e arriva verso la fine e ... spiegami a cosa serve? Cos'è il fumetto?!



^Sigh^Life! - La mostra di Richard McGuire a Lucca Comics and Games

Tornando a parlare di Richard McGuire.
Perché il suo Here (Qui, ed. Rizzoli Lizard) è un'opera emozionante e importante.
Perché il suo lavoro nasce dopo più di un anno di riflessioni accurate su come realizzarlo, riprendendo una sua idea sperimentata bene 25 anni prima.
Perché non ricordo una riflessione più attuale ed efficace sulla dimensione del tempo.
Perché la sua espressività artistica invita all'esperienza totale dell'opera d'arte.

Nella mostra di Lucca Comics and Games emerge ancora più forte l'eclettismo della sua ricerca, sia nella concezione che nell'uso dei materiali.
Di seguito alcune foto della mostra. Purtroppo i miei mezzi a disposizione non mi hanno permesso di fare foto particolarmente riuscite. Ma sono sicuro che McGuire mi perdonerà le luci, le sfocature e i miei riflessi nei vetri delle opere.
Interpolazioni...

(nota lo schema finale con una sorta di mappa del tempo di Here)







domenica 1 novembre 2015

sabato 31 ottobre 2015

^Sigh^Life! - Alcune cose belle da Lucca Comics and Games 2015



Lucca Comics and Games conclude oggi il suo terzo giorno, ma la mia visita è terminata ieri.
Come ormai da alcuni anni, scappo negli ultimi due giorni di fiera, per evitare la bolgia infernale del sabato e della domenica.

La cosa migliore che posso fare, a caldo, è elencare qui di seguito i primi libri che mi sono rimasti tra le mani dopo la fiera e che mi sembrano interessanti o imprescindibili (non per forza novità appena uscite, che i libri hanno più vita di quattro giorni di fiera):

Punto di Fuga di Lucia Biagi (un libro che merita più visibilità)












Anubi di Taddei e Angelini (aspettavo da tempo il duo a una prova lunga)













Churubusco di Andrea Ferraris (con cui ho scambiato una piacevole chiacchierata)












Blast n.4 di Manu Larcenet (che conclude finalmente il capolavoro dell'artista francese, qui la scheda del n. 3)











Jehan Pistolet di Uderzo e Goscinny (dalla coppia di Asterix, prima di Asterix)












Beowulf di Rubin e Garcia (una prova artistica potente)











Incendi estivi di Sagramola (una prova su storia lunga che aspettavo da tempo)



...



Ecco, poi ci sono ancora tante altre cose che ho al momento ancora nel baule dell'auto, ma di cui spero di riuscire a parlare a breve.
Due grandi soddisfazioni: aver recuperato l'integrale di Budda e di La Fenice di Osamu Tezuka, che per ragioni personali non avevo più a disposizione; l'integrale di Kriminal di Bunker e Magnus nell'ultima, splendida edizione Mondadori, grazie alla generosità di Ettore Gabrielli, capo de LoSpazioBianco.it






giovedì 5 marzo 2015

^Sigh^Life! - La stanza delle meraviglie


Solo ieri, grazie all'ottima libreria per ragazzi La Cicala di Merate (LC), dove ho la fortuna di realizzare alcuni laboratori creativi, scopro l'esistenza del secondo libro di Brian Selznick La stanza delle meraviglie. Non so dire se sarà all'altezza di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, anche ottimo film di Scorsese. Sfogliando, noto che le scelte stilistiche sono le stesse, e non so dire se sia un bene o un male. Possibile ripetere la fortunata costruzione di Hugo Cabret, con quello splendido equilibrio di tecniche e linguaggi diversi? Lo saprò a breve, non appena io, Gabo e Cecio avremo tempo di nasconderci dentro quelle pagine.



Intanto non riesco a terminare una lettura che aspettavo e mi sta freddando, ovvero quel Golem di LRNZ di cui ho letto bene e ... non mi arriva. Mi fredda. Ma proseguo.

Intanto leggo di corsa Una brutta storia di Spugna, per la presentazione che faremo alle Officine Libra di Monza questo sabato, dalle 19. Mi diverto e cerco le chiavi.



Intanto sono sommerso di tavole di Asterix, che mai come ora occupano parte della mia quotidianità.

Intanto Watchmen ripercorre le pareti orizzontali della mia casa, a caccia di letture. Che fortuna non avere ancora mai letto queste pagine!

Intanto Cerebus invade gli spazi liberi della mia coscienza spirituale, insieme alle perversioni medianiche di Radio Maria.

Intanto lascio che ad emozionarmi davvero sia Ubik di Philip K. Dick e un piccolo requiem di Franz Schubert che non avevo ancora ascoltato davvero.

E la primavera, che è già qui al nord di un'Italia sempre più spezzata a metà, mi provoca giramenti di testa e leggerezza e gioia e stupide romanticherie esistenziali.


martedì 26 agosto 2014

^Sigh^Life! - Lettura sequenziale e Tarocchi (conclusione)



Prima parte qui.
Seconda parte qui. 
Terza parte qui.
E ora, la conclusione!

Lo spazio bianco
Nel fumetto, sappiamo quanto sia importante il processo di interpretazione e costruzione immaginativa del lettore quando il suo sguardo si muove tra una vignetta e l’altra.
Per chi legge e si occupa di fumetti, il processo è noto, per quanto piuttosto misterioso. Per chi per la prima volta si approccia al fumetto, tale processo appare oscuro e sorprendente. Per alcuni, si configura come un vero e proprio ostacolo, tanto da portarli ad abbandonare la lettura. Per molti, nasce un meccanismo mentale complesso ma generalmente immediato (ovvero non mediato da un pensiero consapevole) che porta alla scoperta di un nuovo universo immaginativo.
Il passaggio più interessante e complesso, riguarda il cosiddetto spazio bianco tra una vignetta e l’altra. La sequenza delle vignette, per sua natura frammentata e congelata in istanti dello spazio-tempo, prende vita attraverso la capacità ideativa della mente che letteralmente crea movimento, pensiero, sviluppo dove non ci sono. I simboli si condensano in un nuovo universo significativo, filtrato attraverso le esperienze e le emozioni del lettore. Il fumetto ha quindi in questo meccanismo il suo più interessante paradosso, che appassiona milioni di lettori: una generale ampia accessibilità, mediata da un processo di interpretazione e lettura complesso, che permette molteplici piani di accesso e richiede la partecipazione attiva del fruitore.
La lettura dei Tarocchi si muove in una direzione simile, spesso sovrapposta.

Leggere i tarocchi per comprendere i fumetti
Un esempio di lettura. Si presentano in sequenza tre Arcani Maggiori: X La Ruota di Fortuna, III L’Imperatrice, XXI Il Mondo.



Ogni lettura è generalmente guidata da una domanda che pone il consultante, che può riguardare aspetti critici nel suo presente, o un tema irrisolto e ricorrente rispetto al proprio percorso esistenziale e psicologico.
Nell’esempio, volutamente semplice, immaginiamo che il consultante debba cambiare lavoro, e voglia capire quali sfide esso possa portare, quali risorse debba mettere in campo e se, in generale, potrebbe trattarsi di un cambiamento positivo o difficile.
La lettura delle carte, da sinistra a destra, potrebbe essere la seguente:
il cambio di lavoro rappresenta la chiusura di un ciclo, di una fase importante della tua vita (La Ruota di Fortuna). Richiederà molta energia, creatività e freschezza mentale e fisica (L’Imperatrice) per riuscire a raggiungere un grande livello di soddisfazione, una piena realizzazione (Il Mondo). Ci sono alcune insidie. Non riuscire ad abbandonare l'attaccamento al vecchio lavoro, e non convogliare adeguatamente l'entusiasmo e l'energia. Ma il cambiamento dovrebbe essere positivo.
Questo tipo di interpretazione, si muove sulla base dei simboli, in un processo sequenziale, rispetto a una domanda. I simboli si arricchiscono poi di proiezioni e senso, grazie al dialogo con il consultante, con quello che lui costruisce a partire dai simboli stessi. È questo il processo ricorsivo di cui accennavo in precedenza, dove i simboli offrono intuizioni al consultante e a sua volta quest’ultimo dà forma ai simboli.
Ne nasce una storia, che si intreccia con la vita.

Posto che l’obiettivo della lettura dei Tarocchi o di un fumetto è completamente diverso, il meccanismo di interpretazione ha tuttavia diversi parallelismi. Sempre di interpretazione sequenziale di simboli si tratta, attraverso un processo ricorsivo.
Il lettore osserva i disegni e legge le parole delle vignette, che hanno un loro contenuto per così dire oggettivo. Ad essi, il lettore dà senso e costruisce la sua storia mentale durante l’interpretazione dei simboli, sviluppano la sua narrazione che è, per natura propria del fumetto, unica e diversa da quella di ogni altro lettore, con gradi di variabilità che cambiano a seconda del tipo di fumetto. Stili più iconici, sintetici e artistici possono offrire maggiori spazi all’immaginazione del lettore. Come ci mostra felicemente l'inquietante Jim Woodring.


Stili più realistici, didascalici o dettagliati possono ridurre questi spazi. Ma mi rendo conto, qui, che sto rischiando di banalizzare troppo.
Quel che resta interessante, a mio avviso, è che lo studio dei Tarocchi ci può offrire interessanti intuizioni su come funziona anche la lettura dei fumetti, da un lato. E dall’altro, che la capacità di interpretazione dei Tarocchi sviluppata negli anni da Alejandro Jodorowsky si collega strettamente con la sua esperienza in ambito fumettistico, per quanto lui non espliciti mai questo legame.
Aggiungo che è probabile che anche la mia curiosità per i Tarocchi nasca dalla mia lunga frequentazione dei fumetti. 

In conclusione, una piccola informazione che corona queste mie riflessioni.
Un monaco italiano della tradizione di Thich Nhat Hanh, residente a Plume Village in Francia, utilizza a scopo oracolare una selezione di strisce di Calvin & Hobbes di Bill Watterson.
Una volta ho provato anche io. Ho fatto una domanda, e ho pescato a casa una striscia dall’opera omnia di Calvin & Hobbes.



La mia domanda aveva a che fare con la mia autostima, e il mio bisogno di essere amato per quello che sono (o che faccio?!). La risposta della striscia è più o meno questa (per come la interpreto io): non puoi comportarti bene in attesa di avere una qualche ricompensa. Perderesti autenticità. Il tuo comportamento dovrebbe essere saggio in sé stesso. Pulito.
Ma ognuno, per il processo che ho spiegato sopra, potrebbe interpretarlo a proprio modo, a seconda della propria domanda. O non leggerci dentro niente, ma questa è un’altra storia ancora.


Qui il mio esperimento oracolare con Calvin & Hobbes in modo un po’ più esaustivo (con traduzione).